SERVICES

Grimaldi: «Soldi pubblici a Tirrenia? Meglio darli a chi utilizza il trasporto via mare»

Taormina - «Il 18 luglio, quando scadrà la convenzione tra lo Stato e Tirrenia» avverte Manuel Grimaldi, amministratore delegato della compagnia «incidentalmente è anche il mio compleanno... speriamo sia di buon auspicio».

Taormina - Le navi dell’ultima maxi-commessa del gruppo Grimaldi - 12 traghetti ro-ro ibridi - toccheranno Genova, dopo il mese di giugno, quando sarà consegnata la prima unità. Così Guido Grimaldi, responsabile Short Sea della compagnia: «Alcune delle nuove navi che entreranno in servizio - spiega Grimaldi - toccheranno le rotte su Palermo e Catania» che dal Continente hanno origine nel capoluogo ligure. Traghetti ibridi, già dotati di torri di lavaggio per i fumi (i Grimaldi sono scettici sull’alimentazione a gas) e batterie per spegnere i motori in porto, questi traghetti promettono di tagliare del 67% le emissioni di CO2 sulla Genova-Catania e del 76% sulla Genova-Palermo. Mancando ormai pochi mesi all’entrata in vigore della normativa Imo 2020 - che nel settore è paragonata a una rivoluzione tecnologica di portata simile al passaggio dalla vela al vapore - il tema dei carburanti ha tenuto banco anche all’Euromed di Taromina, la convention organizzata annualmente dal più grande armatore ro-ro mondiale per incontrare clienti, agenti e dipendenti. Ma a livello italiano, il 2020 avrà un’altra data importante: «Il 18 luglio, quando scadrà la convenzione tra lo Stato e Tirrenia» avverte Manuel Grimaldi, amministratore delegato della compagnia «incidentalmente è anche il mio compleanno... speriamo sia di buon auspicio». Nei fatti, il governo sta preparando il nuovo modello di convenzione, che tuttavia non ha ancora preso forma: «Proprio per questo - dice Guido Grimaldi, ora con il cappello di presidente dell’Alis, l’associazione verticale che mette insieme tutta la catena logistica - noi sosteniamo come prossimo sistema per la continuità territoriale il modello spagnolo».

Che Grimaldi lo dica da numero uno dell’Alis ha un senso, perché nei fatti gli associati coprono il 60% del traffico merci da e per la Sardegna, e l’85% del traffico con la Sicilia, e viaggiano sulle navi della sua compagnia. Mentre oggi la convenzione prevede il pagamento a Tirrenia di 73 milioni di euro l’anno per coprire una serie di rotte che non sono redditizie durante tutto l’arco dei 12 mesi, i Grimaldi sostengono che dal 2020 il rimborso dovrebbe andare «nelle tasche dei cittadini»: in pratica, individuate le rotte da sovvenzionare, qualunque compagnia che operi su di esse dovrà applicare sconti sul biglietto per viaggiatori e merci, presentando poi ogni lasso di tempo una domanda di rimborso al governo. «Un modello che sappiamo piacere all’Unione europea - commenta Mauro Coletta, direttore generale del ministero dei Trasporti - ma con un limite: non può essere quantificato dallo Stato in anticipo».

Grimaldi i suoi calcoli li ha fatti: «Il costo - dice l’ad del gruppo - sarebbe di circa 30 milioni, meno dei 70 oggi versati dallo Stato al mio concorrente (Onorato, che controlla Tirrenia, ndr) per coprire le tratte sulla Sardegna: soldi che potrebbero essere usati in altri modi. Penso a sanità, sicurezza, scuole, reddito di cittadinanza... insomma tutto quello di cui lo Stato ha bisogno oggi». Più probabilmente, il Mit pare orientato a indire una gara, anche se ad esempio Coletta si è dimostrato possibilista sul taglio delle linee sovvenzionate - definite nel 1988 - e su molte delle quali oggi le compagnie di navigazione addirittura si fanno concorrenza. «Ci sono alcune linee che di inverno in effetti rischiano di non avere mercato - ragiona Grimaldi - e sono la Genova-Porto Torres, la Civitavecchia-Olbia e la Cagliari-Napoli. Ma ce ne sono altre che funzionano bene sempre, come la Napoli-Palermo, l’Isola d’Elba che da sola costa 20 milioni e la gente fa le code, o la Ravenna-Catania, dove il mio concorrente prende 10 milioni l’anno e viaggia su due navi che gli ho noleggiato io, e che ho pagato 120 milioni».

A proposito di Onorato, Grimaldi non commenta l’attuale vertenza della compagnia con i fondi che hanno presentato istanza di fallimento, anche se «il Padre Nostro dice a un certo punto “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”». Imo 2020 e il tema della concorrenza alla fine si incrociano: per i Grimaldi, che unici nel Mediterraneo hanno investito 300 milioni in catalizzatori per poter continuare a usare il vecchio carburante, il fuel adeguato alla nuova normativa costerà già da novembre 500 dollari a tonnellata, contro i 250 di quello attualmente in circolazione. «Siamo sicuri - si chiede Guido Grimaldi - che tutte le compagnie potranno sostenere questo onere?». Il gruppo Grimaldi ha chiuso il 2018 con utile di 212 milioni di euro (-0,2%) a fronte di 2,9 miliardi (+6%) di fatturato, 130 navi in flotta e 16 mila dipendenti. —

Leggi anche: Il futuro di Moby legato alla guerra dichiarata dai fondi

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››