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Gran Bretagna e Usa insieme nella sfida della “guerra delle petroliere” con l’Iran

Londra - Accantonata l’idea di un pattugliamento congiunto autonomo coi Paesi dell’Ue, il governo di Sua Maestà ha annunciato oggi di essere pronto a unirsi alla «missione di sicurezza marittima» a guida Usa.

Londra - La Gran Bretagna di Boris Johnson si riallinea agli Usa di Donald Trump nella sfida della cosiddetta “guerra delle petroliere” con l’Iran. Accantonata l’idea di un pattugliamento congiunto autonomo coi Paesi dell’Ue, il governo di Sua Maestà ha annunciato oggi di essere pronto a unirsi alla «missione di sicurezza marittima» a guida Usa per scortare i mercantili in transito dallo strategico stretto di Hormuz, a dispetto degli ammonimenti che continuano a piovere da Teheran.

Il segnale di novità arriva da Dominic Raab, l’arci brexiteer a cui Johnson ha affidato la guida del Foreign Office, senza per ora dettagli sul numero di unità della Royal Navy che Londra - dopo aver già anticipato l’intenzione di sostituire la fregata Monrose, attualmente dislocata nel Golfo, col cacciatorpediniere Duncan - si propone d’inviare. «Questo dispiegamento rafforzerà la sicurezza e garantirà la tutela dei trasporti via mare», si è limitato a dire Raab. «Il nostro obiettivo è promuovere il più largo sostegno internazionale (all’operazione) al fine di far rispettare la libertà di navigazione nella regione», ha aggiunto. Nessuno riferimento, invece, all’ipotesi alternativa di una missione europea, evocata dal suo predecessore, Jeremy Hunt, ministro degli Esteri nell’ultimo governo Tory di Theresa May, meno tre settimane fa. La svolta si manifesta all’indomani dell’ennesimo episodio dell’escalation di Hormuz: il fermo di un’altra petroliera, stavolta irachena secondo fonti ufficiose, messo a segno dai Pasdaran iraniani sulla base di un’accusa di «contrabbando» di greggio verso Paesi arabi del Golfo. Il terzo sequestro in pochi mesi, dopo quello di un cargo degli Emirati e poi della britannica Stena Impero, tuttora trattenuti dalle autorità della Repubblica Islamica con i rispettivi equipaggi, intervallati il 4 luglio sul fronte opposto dal blocco da parte dei Royal Marines al largo di Gibilterra dell’iraniana Grace-1, sospettata di voler violare le sanzioni petrolifere contro la Siria, e la detenzione del personale di bordo. Una serie di azioni e reazioni segnate da avvertimenti e recriminazioni incrociate. Giusto ieri Teheran ha ribadito che la presenza di navi da guerra occidentali a ridosso delle sue coste è destinata a produrre nuove tensioni, non a garantire sicurezza.

«L’Iran non tollererà più violazioni nelle acque del Golfo Persico», ha insistito oggi il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, denunciando «gli atti di pirateria» della Gran Bretagna a Gibilterra e liquidando le sanzioni imposte contro di lui personalmente da Washington come un suggello del «fallimento del dialogo e della politica» innescato nelle sue parole dalla strategia del «terrorismo economico» americano. Sanzioni condannate intanto da Mosca per bocca del viceministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov. Secondo il quale prendere di mira Zarif, in veste di capo della diplomazia di Teheran, rappresenta un gesto di prepotenza: «Una misura di pressione senza precedenti che non dovrebbe avere spazio nelle odierne relazioni internazionali».

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