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Autostrade e la tentazione della revoca: i rischi dell’operazione / FOCUS

Roma - Per Pd e M5s la visione sulla vicenda Autostrade è dunque concorde: Autostrada per l’Italia è stata inadempiente e il Governo agirà di conseguenza per la «difesa dell’interesse pubblico».

Roma - Quando la ministra Paola De Micheli dice che l’affare Autostrade «non è una questione politica, ma di difesa dell’interesse pubblico» e il ministro Stefano Patuanelli aggiunge «non hanno fatto quello che dovevano», fissano i cardini sui i quali si muove - in accelerazione - la vicenda della revoca della concessione ad Aspi dopo il crollo del Ponte Morandi (43 morti) «arrivata - sostiene Conte - in dirittura d’arrivo». Per Pd e M5s la visione sulla vicenda Autostrade è dunque concorde: Autostrada per l’Italia è stata inadempiente e il Governo agirà di conseguenza per la «difesa dell’interesse pubblico». Le accuse della procura di Genova unito al il collasso della struttura autostradale attorno alla città di Giuseppe Mazzini, (isolata per ore tanto che si è temuto di dover attivare un ponte aereo), hanno segnato una svolta nella vicenda.

Nei prossimi giorni verrà completata la valutazione ministeriale e la prossima settimana dovrebbe essere presa una decisione. Con l’uscita della capigruppo Atlantia (che controlla Aspi) dal consorzio per il salvataggio di Alitalia, sono state opportunamente separate la vicenda stradale, dalla vicenda aerea - commistione che sembrava aprire spazio a uno scambio in un’ottica di compensazione amichevole ma che di fatto non ha condotto a nulla - della separazione dei due affari si ne è avvantaggiata la linearità e l’accelerazione dei dossier. Quale sia la strada percorribile, nel caso il Governo ritenga di riprendersi le Concessioni, è oggetto di studi dal giorno della tragedia del Morandi. Quanto emerge dalla procura di Genova spinge non tanto per una revoca o risoluzione della concessione (con un indennizzo tra i 20 e 25 miliardi come previsto dalla convenzione di concessione), ma, come sempre previsto dalla convenzione, per la dichiarazione della «decadenza» o «caducazione» del concessionario che scatta in caso di “grave inadempienza”. La «decadenza» che dovrebbe essere dichiarata con un decreto del ministro delle Infrastrutture di concerto con quello dell’Economia. Altra ipotesi possibile è il mantenimento delle concessioni in cambio di una «compensazione» da parte di Autostrade (ad esempio riduzione o cancellazione delle tariffe autostradali sul tratto genovese per alcuni anni, ma questa soluzione non sembra sostenibile per Aspi). Al momento la società che fa capo ai Benetton sembra propensa piuttosto a proseguire per vie legali, con la richiesta di risarcimenti miliardari, accollando eventuali responsabilità a quei dirigenti finiti nelle maglie delle intercettazioni.

In caso di decadenza della concessione, la soluzione più probabile e immediata è il passaggio della gestione dei 2.854,6 chilometri di autostrade, o del solo tratto della A10, ad Anas. La società controllata al 100% da Ferrovie dello Stato,a sua volta controllata al 100% del Ministero dell’Economia, e gestisce già 1.300 chilometri di strade statali oltre, fra l’altro, l’autostrada del Mezzogiorno. Con il passaggio ad Anas passerebbero anche i dipendenti di Autostrade. Probabile poi la creazione di una newco, nel caso si voglia rimettere a gara la concessione. Alla luce della continua evocazione dell’Iri, si più pensare alla creazione di un’Agenzia per le Politiche Industriali sotto la quale ricondurre industrie e imprese strategiche come Autostrade, Alitalia e Ilva, tutte - guarda caso - ex controllate dell’Iri.

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