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La crisi mette il freno alle ferrovie americane

Il crollo dei carichi di automobili – dovuto a ragioni produttive – sta già avendo effetti nefasti sul sistema ferroviario Usa che ha registrato una caduta del 5,5% nel terzo trimestre del 2019.

Il rallentamento della produzione industriale e il generale indebolimento dell’economia degli Stati Uniti, non avranno certamente un effetto benefico sullo stato di salute delle infrastrutture ferroviarie americane. Le prospettive, purtroppo, sono negative e non si intravede luce in fondo al tunnel. Il crollo dei carichi di automobili – dovuto a ragioni produttive – sta già avendo effetti nefasti sul sistema ferroviario Usa che ha registrato una caduta del 5,5% nel terzo trimestre del 2019, secondo quanto sostengono i report settimanali della Association of American Railroads. I trasporti ferroviari, in generale, hanno subìto una drastica riduzione, e non solo nel settore automotive.

La contrazione riguarda le auto ma anche il carbone, i prodotti alimentari, chimici e in generale tutti i beni di consumo. Solo il petrolio, in questo momento, mantiene livelli accettabili. La “crisi ferroviaria” riflette una crisi produttiva ancora più ampia, conseguenza inevitabile della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. Gli spedizionieri sono sempre più cauti a causa dell’incertezza della situazione attuale. «L’unica cosa che è chiara in questo momento è che non si intravede una via di uscita e che è impossibile riempire i treni – spiega Ben Hartford, analista presso la Robert W. Baird & Co. – C’è un assoluto bisogno di avere chiarezza sul futuro commerciale del paese».

La crisi ferroviaria, di per sé, non rappresenta necessariamente il segnale di una crisi più ampia ma ciò che preoccupa gli analisti è il repentino cambiamento di tendenza che si è verificato da un anno a questa parte. Un anno fa, infatti, il settore era in crescita: si registrava un aumento del trasporto su rotaia per diverse tipologie di beni, tra queste proprio le auto, il carbone, i prodotti chimici che avevano fatto registrare un aumento del 3,6% nel 2018. In questo momento, invece, non esistono “tasche di crescita”, come spiega Lee Klaskow, analista di Bloomberg Intelligence, che ha approfondito il tema della recessione ferroviaria in un recente report: “In pratica non c’è nessuno che può darci una pacca sulla spalla dichiarando di rappresentare la chiave della crescita nel breve-medio periodo – spiega Klaskow – Non dobbiamo concentrarci solo sulla crisi del trasporto su rotaia. L’economia Usa ha continuato ad espandersi quando i carichi di automobili diminuivano del 2,1% nel 2015 e del 4,5% nel 2016. Gli investitori sono in parte “isolati” da questo crollo poiché le grandi linee ferroviarie sono perlopiù gestite pubblicamente e hanno adottato un’efficiente strategia sviluppata da Hunter Harrison, il guru del settore, morto nel 2017 dopo aver ristrutturato il Csx Corp». La guerra commerciale tra Usa e Cina è la prima responsabile. «Ciò che deve preoccupare maggiormente è tutto ciò che sta dietro la recessione ferroviaria e, quindi, il crollo della produzione in un paese come gli Stati Uniti e le prime evidenti conseguenze di cosa questo comporta» sostengono gli analisti.
La contrazione della produzione – che non è si è registrata solo negli Usa ma anche in Cina e in Germania, sempre in seguito alla “trade war” tra Washington e Pechino - non ha provocato danni solo al trasporto ferroviario ma anche, ad esempio, a quello su strada. La riduzione della movimentazione di merci rispetto allo stesso periodo del 2018 è chiaramente evidente ed è la cartina al tornasole dell’andamento economico del paese. L’incertezza domina il settore e, allo stato attuale, non sono visibili, e neppure prevedibili, segnali di ripresa.

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