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Tav, in Piemonte esulta il fronte del sì / FOCUS

Torino - Per Mino Giachino, animatore del comitato Sì-Tav, «è una grande vittoria» che adesso va capitalizzata «riprendendo i lavori e dialogando con le popolazioni della Valle».

Torino - Dal consiglio regionale del Piemonte la pentastellata Francesca Frediani scaglia verso i colleghi del Parlamento l’hashtag «vi prego tutti a casa» come una sassata. Nicoletta Dosio, storica “pasionaria” No Tav, proclama che «i Cinque Stelle hanno perso completamente la Valle di Susa», e la pagina Notav.info sfida Salvini: se prova ad allargare i lavori della Torino-Lione «toccherà con mano cosa significa cantierizzare un territorio ostile».

Dopo la bocciatura della mozione M5S in Senato sulla Torino-Lione c’è un Piemonte del “Sì” che canta vittoria. «Con oggi - dice il governatore Alberto Cirio - cala definitivamente il sipario su un dibattito di cui avremmo fatto volentieri a meno. Ciò che conta, soprattutto, è che adesso la Tav è un’opera irreversibile». Ma ci sono anche i No Tav sul sentiero di guerra. Il primo atto della mobilitazione (salvo sorprese) sarà venerdì prossimo a Chiomonte, dove Cirio ha convocato una giunta per parlare della Torino-Lione. «Ci saremo - spiega la Dosio - per marcare con precisione che i nostri territori non si possono occupare».

I No Tav della Valsusa avevano smesso di illudersi da un pezzo: l’ultima mossa dei senatori pentastellati, peraltro, era considerata - nel più benevolo dei giudizi - semplicemente inutile. Ma con oggi la frattura con i pentastellati si trasforma da profonda a completa. Ed è un post al vetriolo di Beppe Grillo a mettere fine a qualsiasi tentativo di ricomposizione: è un attacco frontale ad Alberto Perino, settantatreenne leader carismatico degli oppositori della Torino-Lione, reo di avere parlato di «tradimento». Nel messaggio, indirizzato al “Perinone”, Grillo alterna l’analisi politica («Non avere la forza numerica per bloccare l’inutile piramide non significa essersi schierati dalla parte di chi la sostiene») allo scoramento personale: «In Val di Susa ho rimediato un candelotto in faccia e 4 mesi di condanna, ma il peggio è essere stato al fianco di uno che oggi (solo per il fatto che questo è un paese democratico) mi dà del traditore. Questa è una delusione. I suoi sforzi per insultare me ed il movimento, con tarda pacatezza, esprimono la dinamicità di un fermacarte, incapace di farsi delle nuove domande, mentre l’avversario ha già cambiato pelle moltissime volte».
Mal di pancia in casa Cinque Stelle anche a Torino, dove gli occhi sono puntati sulla maggioranza che continua a sostenere Chiara Appendino. Tra i consiglieri comunali più oltranzisti spicca Viviana Ferrero: «Oggi non è giornata. Quando governi decidi e se fai accordi, e sei in maggioranza, li fai nel tuo interesse. Vado a camminare per smaltire la rabbia e pensare a cosa fare».

In Regione, Francesca Frediani manifesta con chiarezza le sue opinioni sull’esecutivo gialloverde: «Abbiamo dimostrato di saper fare cose ottime per il Paese, ma la Lega ci ha trascinato nel suo baratro di ignoranza e fascismo». Il fronte del Sì, intanto, esulta. Confindustria Piemonte parla di «scelta di buon senso. Molto tempo è stato perso in diatribe inutili ma abbiamo l’occasione per recuperare». Per Mino Giachino, animatore del comitato Sì-Tav, «è una grande vittoria» che adesso va capitalizzata «riprendendo i lavori e dialogando con le popolazioni della Valle». Poi ci sono le “madamin”, le signore torinesi che lo scorso anno organizzarono la grande manifestazione in piazza Castello portando il caso Tav sulla ribalta nazionale: «La mobilitazione di tanti cittadini è servita a dare la spinta decisiva. Ora si proceda senza i tentennamenti del passato per una infrastruttura così indispensabile per il rilancio di Torino, del Piemonte e di tutta l’Italia».

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