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Ponte Morandi, i periti: «Acciaio deteriorato anche del 100%»

Genova -La replica di Autostrade: «Le percentuali di corrosione riportate nella tabella della perizia depositata oggi confermano in realtà che la capacità portante degli stralli era ampiamente garantita».

Genova - I trefoli di acciaio dentro i tiranti della pila 9 del ponte Morandi, quella crollata il 14 agosto 2018 a Genova, avevano un grado elevato di corrosione. È quanto scrivono i tre periti del gip nella relazione del primo incidente probatorio. Il 68% dei trefoli del gruppo primario, situato all’interno del tirante, e l’85% dei trefoli situati più all’esterno, avevano una riduzione di sezione tra il 50% e il 100%.

«Difetti esecutivi» rispetto al progetto originario e degrado e corrosione di diverse parti dovuti alla «mancanza di interventi di manutenzione significativi». Lo scrivono i tre periti del gip Angela Nutini nella risposta al secondo quesito del primo incidente probatorio per il crollo del ponte Morandi. I periti hanno esaminato le condizioni di conservazione e manutenzione dei manufatti non crollati e delle parti precipitate.

I periti rilevano come nelle parti esaminate «non si evidenziano interventi atti a interrompere i fenomeni di degrado». «Gli unici ritenuti efficaci risalgono a 25 anni fa» si legge. A peggiorare lo stato della struttura ci sarebbero anche difetti di esecuzione. Alcune guaine, scrivono gli ingegneri, non sono iniettate del tutto o lo sono parzialmente e i trefoli possono essere estratti manualmente per questo motivo. Dove sono emersi difetti di esecuzione, «i cavi secondari sono spesso liberi di scorrere: alcuni trefoli non sono stati trovati dentro le guaine. In generale i cavi secondari nelle guaine presentano fenomeni di ossidazione e, in alcuni casi, con riduzione di sezione, i quali hanno effetti diretti sulla sicurezza strutturale» dice la relazione. Gli esperti hanno valutato anche parti non crollate trovando reti metalliche elettrosaldate per contenere il distacco di calcestruzzo dalle stampelle e selle Gerber il cui «stato di conservazione è caratterizzato da un livello generalizzato esteso e grave di degrado».

La replica di Autostrade
«Le percentuali di corrosione riportate nella tabella della perizia depositata oggi confermano in realtà che la capacità portante degli stralli era ampiamente garantita, come hanno dimostrato anche i risultati delle analisi compiute dal laboratorio EMPA di Zurigo e dall’Università di Pisa. Quindi, l’eventuale presenza di una percentuale ridottissima di trefoli corrosi fino al 100% non può in alcun modo aver avuto effetti sulla tenuta complessiva del Ponte. Infine, i periti di ASPI fanno notare come tutte le ipotesi sul crollo del Ponte o le presunte “prove regine”, emerse nel corso degli ultimi mesi, non abbiano trovato finora nessuna corrispondenza oggettiva nelle analisi e nelle evidenze disponibili, finendo via via per essere smentite dai dati oggettivi. Da ultima anche questa relazione dei periti del Gip, nonostante evidenzi difetti costruttivi e condizioni di degrado compatibili con l’età dell’opera, viene letta in queste ore enfatizzando solo alcuni aspetti di degrado che non possono avere alcun nesso causale con il crollo del Ponte».

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