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Molto rumore per nulla?/ ANALISI


Il limite risarcitorio di cui all’art. 22 della Convezione di Montreal nella applicazione della giurisprudenza della Corte di Giustizia e della Corte di Cassazione.
A cura di Asla - l’Associazione degli Studi Legali Associati

Roma - È noto che la Convenzione per l’unificazione di alcune regole relative al trasporto aereo internazionale, firmata a Montreal il 28 maggio 1999, preveda all’art. 22 co. 2 un limite alla responsabilità del vettore in caso di distruzione, perdita, deterioramento o ritardo fissato nella somma di 1.131 Diritti Speciali di Prelievo. Tale limite è superabile, in ragione di quanto previsto nella seconda perifrasi del medesimo comma 2 dell’articolo, solo qualora il passeggero abbia, al momento della consegna del bagaglio al vettore, effettuato una dichiarazione speciale di interesse alla riconsegna.

La normativa, sebbene sembri non necessitare di interpretazioni atteso il suo chiaro tenore letterale, è, invece, stata oggetto sia di sentenze interpretative rese dalla Corte di Giustizia che di due recenti sentenze rese dalla Corte di Cassazione: la normativa, dunque, è giunta ad interessate anche le più alte corti e non solo le cattedre di giudici non togati.

Ciò, quasi inaspettatamente, atteso che la chiarezza della normativa di diritto uniforme, in uno con quella che dovrebbe essere la pacifica applicazione del diritto interno, avrebbe dovuto scoraggiare l’interessamento di dette alte corti.

Ma così non è stato e vediamo il perché.

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In particolare, dalla disamina delle statuizioni dei giudici nazionali, soprattutto non togati, emerge che il quesito che chi è stato chiamato ad applicare la normativa di diritto uniforme si è posto ineriva alla:
a. automaticità (recte, oggettività o meno del limite risarcitorio;
b. r isarcibilità o meno del danno non patrimoniale da computarsi entro il limite stesso.

In merito alla possibilità di riconoscere indistintamente ed oggettivamente al passeggero un importo pari al limite di 1.131 DPS, all’esito di numerosi interventi della giurisprudenza, si è finalmente giunti ad escludere tale eventualità. Con la sentenza n. 14667/2015, la Corte di Cassazione precisa che la normativa di diritto uniforme lascia “alle regole di ciascun ordinamento degli Stati aderenti la fissazione del contenuto proprio della obbligazione risarcitoria”; da ciò, nei casi in cui non sia in discussione l’applicazione del diritto nazionale, in riferimento al danno patrimoniale, si deve far riferimento all’art. 1218 e ss.

Pertanto, in assenza di prova e allegazione di danno patrimoniale, nessun risarcimento può essere riconosciuto. Inoltre, il danno, per essere risarcibile, deve essere non solo conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento, ma essere anche prevedibile: già tale considerazione, esclude ogni automatica applicazione, in ogni caso di ritardata ovvero mancata consegna del bagaglio, del limite risarcitorio.

Anche in riferimento al danno non patrimoniale, si deve ritenere che, per il riconoscimento del relativo risarcimento, le condizioni previste dall’ordinamento nazionale debbano necessariamente sussistere.

La Corte di Giustizia, chiamata a rispondere sulla questione pregiudiziale se il limite di responsabilità di cui all’art. 22, n. 2, della convenzione di Montreal comprenda tanto il danno materiale quanto il danno morale derivante dalla perdita dei bagagli, ha, nella causa C-63/09 (Walz c. Clickair SA), ritenuto che “il termine danno contenuto all’art. 22, n. 2, della convenzione per l’unificazione di alcune norme relative al trasporto aereo internazionale conclusa a Montreal il 28 maggio 1999, che fissa la limitazione della responsabilità del vettore aereo per il danno derivante in particolare dalla perdita di bagagli, deve essere interpretato nel senso che include tanto il danno materiale quanto il danno morale”.

Nell’argomentare della onnicomprensività della nozione di danno, la Corte di Cassazione, con la citata sentenza n. 14667/2015, ha ritenuto, con riferimento al danno morale, di dover far riferimento alla disciplina dettata dall’art. 2059 cod. civ., alla luce del “diritto vivente” consolidatosi a partire dalle sentenze delle Sezioni Unite civili del novembre 2008 (cfr. Cass., sez. un., 11 novembre 2008, n. 26972), ossia secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata di detta norma che consente la risarcibilità del danno non patrimoniale nei soli casi “previsti dalla legge”, e cioè “nelle ipotesi di fatto illecito astrattamente configurabile come reato, di fattispecie in cui la legge espressamente consente il ristoro del danno non patrimoniale anche al di fuori di una ipotesi di reato e, infine, di fatto illecito gravemente lesivo di diritti inviolabili della persona, come tali oggetto di tutela costituzionale. Con l’ulteriore precisazione che in quest’ultima ipotesi (come in quella di espressa previsione legislativa), il danno non patrimoniale sarà risarcibile anche se derivante da inadempimento contrattuale (siccome, per l’appunto, ricondotto dall’attuale “diritto vivente” alla norma dell’art. 2059 c.c., e non nell’orbita della disciplina, contrattuale, di cui agli artt. 1174, 1218,1223, 1225 e 1227 c.c.).

Le conclusioni cui era giunta la Suprema Corte nell’anno 2015, sono state dalla stessa ribadite nella recente sentenza n. 4995/2019.
Con tale arresto, la Suprema Corte ha evidenziato che il sistema di limitazione della responsabilità, di cui alla normativa di diritto uniforme rappresenta un equilibrato contemperamento degli interessi delle compagnie aeree e dei diritti dei passeggeri, che non vulnera alcun parametro costituzionali: da un lato, vi è la predisposizione di un meccanismo che consenta di tutelare le compagnie aeree dai rischi che conseguirebbero dalla possibilità per i passeggeri di richiedere illimitati risarcimenti dei danni non patrimoniali conseguenti dallo smarrimento dei bagagli; dall’altro, quest’ultimi hanno la possibilità di tutelarsi da eventuali danni derivanti dallo smarrimento dei propri bagagli rilasciando l’apposita dichiarazione di interesse alla consegna, prevista all’art. 22 della Convenzione di Montreal, ovvero dimostrando la sussistenza delle condizioni di inapplicabilità della citata limitazione di responsabilità di cui all’art. 22, comma 5.
In aggiunta, con tale recente pronunciamento, la Suprema Corte ha ribadito che limitazione della responsabilità risarcitoria dello stesso vettore, fissata dalla Convenzione, art. 22, n. 2 opera in riferimento al danno di qualsiasi natura patito dal passeggero medesimo e, dunque, non solo nella sua componente meramente patrimoniale, ma anche in quella non patrimoniale, da risarcire, ove trovi applicazione il diritto interno, ai sensi dell’art. 2059 c.c., quale conseguenza seria della lesione grave di diritti inviolabili della persona, costituzionalmente tutelati.

Il fatto, però, che la nozione di danno risarcibile, da normativa di diritto uniforme includa anche il danno non patrimoniale non deve essere utilizzata a fini giuridicamente aberranti.

Posto infatti che il danno morale è risarcibile solo se deriva da fatto costituente reato, se ha ricevuto una idonea tipizzazione (come ad esempio nel caso di danno da vacanza rovinata), ovvero se deriva da fatto che lede i diritti costituzionalmente garantiti, nella maggior parte dei casi di ritardata consegna e smarrimento del bagaglio detto danno non sussiste e, pertanto, non è risarcibile.
È infatti escluso che tale preteso danno derivi da fatto costituente reato.

È parimenti escluso che tale danno derivi da fatto tipizzato, ovvero il cui interesse risarcibile è già predeterminato a livello normativo; a tal riguardo, infatti, la Convenzione di Montreal non prevede alcun danno non patrimoniale. Sul punto, la Cassazione (già nel 2015 con la sentenza n. 14667, ripresa letteralmente nella decisione della stessa Corte n. 4995/2019) ha affermato che: “come detto, la Convenzione di Montreal del 1999, ratificata e resa esecutiva con la L. n. 12 del 2014, non stabilisce essa stessa di risarcire il danno non patrimoniale, ma - utilizzando una nozione generica di danno - circoscrive il suo ammontare in un limite assoluto (salvo dichiarazione speciale di interesse) entro il quale è da includere ogni tipologia o manifestazione dello stesso, la cui scomposizione, in ragione del tipo di pregiudizio (materiale o “morale”), potrà aver luogo, o meno, in base alle regole poste dai singoli ordinamenti degli Stati aderenti. Non ravvisandosi, dunque, una previsione normativa espressa di risarcibilità del danno non patrimoniale come tale, gli stessi interessi della persona la cui lesione, conseguente all’inadempimento contrattuale del vettore aereo internazionale (per ritardata consegna del bagaglio), è suscettibile di riparazione, anch’essi non altrimenti positivamente tipizzati ex ante , dovranno essere individuati dal giudice tra i diritti inviolabili della persona, come tali oggetto di tutela costituzionale”.

Infine, nessun diritto inviolabile della persona viene, nella maggioranza di tali casi, leso: pertanto, va esclusa anche la terza ipotesi da cui poter inferire un risarcimento del danno non patrimoniale.
Infatti, lo “stress” ed i “disagi psicologici” conseguenti alla indisponibilità degli oggetti personali non rappresentano certo delle circostanze di per sé sufficienti ad integrare una lesione dei diritti inviolabili della persona costituzionalmente garantiti, così come richiesto dalle Sezioni Unite della Cassazione nelle note sentenze c.d. di “San Martino” rese nell’anno 2008 (dalla numero 26972 a quella contraddistinta con il numero 26975, tutte pubblicate l’11 novembre 2008), laddove i Giudici di legittimità hanno affermato il principio per il quale palesemente non meritevoli della tutela risarcitoria, invocata a titolo di danno esistenziale, sono i pregiudizi consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed ogni altro tipo di insoddisfazione concernente gli aspetti più disparati della vita quotidiana che ciascuno conduce nel contesto sociale”.

Verrebbe dunque da dire… molto rumore per nulla: a volte basterebbe una codicistica applicazione del diritto nazionale per giungere ad una corretta interpretazione e applicazione anche del diritto uniforme.

*Studio Rp Legal

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