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«Ora più leggero, impossibile lavorare con Toninelli»

Roma - «Sono amareggiato, profondamente amareggiato», «i giudici sono andati giù pesante, hanno decretato una condanna superiore alle richieste dei pubblici ministeri e perfino l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Lo dice l’ora ex vice ministro dei Trasporti Edoardo Rixi

Roma - «Sono amareggiato, profondamente amareggiato», «i giudici sono andati giù pesanti, hanno decretato una condanna superiore alle richieste dei pubblici ministeri e perfino l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Che dire? Sono senza parole. Vengo trattato come un criminale e questo senza aver commesso alcun reato». Lo dice l’ora ex vice ministro dei Trasporti Edoardo Rixi, in un colloquio con il Messaggero, avvenuto nelle ore in cui sono intercorse le telefonate con il leader leghista Matteo Salvini da cui è maturata la decisione di dimettersi. Rixi spiega di sentirsi «più leggero. Lascio quasi volentieri - afferma -. Continuare a lavorare accanto al ministro Toninelli era praticamente impossibile. Ha tolto le deleghe al sottosegretario Siri in due ore senza neppure una telefonata e senza che Armando avesse ricevuto neppure un avviso di garanzia. Queste cose hanno pesantemente incrinato il rapporto di fiducia: non si può provare a risalire la china infangando gli alleati, sacrificando rapporti umani e progetti costruiti insieme. Eppoi - continua -, da qualche tempo il ministro grillino ha proceduto a nomine, come il presidente dello Stretto, in settori che riguardavano le mie deleghe senza neppure consultarmi. E ha finito per occupare militarmente tutti i posti all’ interno del dicastero, spesso senza alcuna attenzione al merito. E questo non è giusto, né corretto. Che devo dire di più? - aggiunge - Ah, sì. L’ 11 e il 12 giugno è in programma la conferenza nazionale sui porti. E cosa fa il ministro? Neppure ha fatto formalizzare gli inviti».

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