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Autostrade: «Con noi morti ridotte del 70%»

Genova - La nota ufficiale è stringatissima. Il documento, invece, è un tomo da 400 pagine, con oltre 3.000 allegati tecnici. L’ultima mossa della partita a scacchi tra Autostrade e il ministero delle Infrastrutture e trasporti è stata fatta ieri dalla società

Genova - La nota ufficiale è stringatissima. Il documento, invece, è un tomo da 400 pagine, con oltre 3.000 allegati tecnici. L’ultima mossa della partita a scacchi tra Autostrade e il ministero delle Infrastrutture e trasporti è stata fatta ieri dalla società. Che per allontanare la minaccia della revoca della concessione, evocata dal governo all’indomani del crollo del Ponte Morandi di Genova, ribatte punto su punto alle contestazioni sulla manutenzione del viadotto, citando una spesa di manutenzione da 9 milioni di euro negli ultimi quattro anni su quel tratto.

Ma la concessionaria enumera anche gli investimenti realizzati su tutta la rete che hanno ridotto la mortalità del 70% in 19 anni. E poi tira in ballo i report di altri enti sulla stabilità del viadotto e contesta, nel metodo, la strategia del ministero: non può esserci, sostengono i legali di Autostrade, la contestazione di un «grave inadempimento» da parte del concessionario senza che questo sia accertato dalle indagini della magistratura. E proprio per questo stesso motivo Autostrade di fatto non risponde (pur dichiarandosi pronta a collaborare a qualsiasi accertamento) a un’altra delle richieste del Mit, quella di indicare un’ipotesi sulle cause del crollo della struttura collassata il 14 agosto.

Il testo della nota diffusa ieri recita: «Autostrade per l’Italia nel termine assegnatogli dal Ministero delle Infrastrutture, ha fornito riscontro alle richieste di chiarimenti formulate dal Concedente (...) ribadendo nel documento la correttezza del proprio operato e reiterando le riserve ed eccezioni già rappresentate in merito al procedimento avviato». La comunicazione di Autostrade arriva nell’ultimo giorno disponibile dopo i 120 giorni concessi dal ministero per rispondere, dovuta a «l’oggettiva complessità tecnica degli accertamenti», come dichiarato dal ministro Toninelli in un question time alla Camera.

Tocca riannodare il filo, per non perderlo in una vicenda che si snoda fuori dai tribunali ma vede scontrarsi i giuristi delle due parti: da subito il governo (soprattutto dal lato M5S) ha spinto per la revoca della concessione ad Aspi, dopo il crollo del ponte. La lettera con l’avvio della «procedura di caducazione per gravi inadempienze» era partita già ad agosto, con una prima risposta di Aspi a settembre. Ma la procedura è assai complessa e l’esecutivo è stato costretto a frenare, per non correre il rischio di trovarsi a pagare miliardi di euro di penali per la decadenza di una concessione in teoria “blindata” sino al 2034. Così il ministero aveva chiesto ulteriori integrazioni sulle cause del crollo del viadotto, a dicembre, chiedendo «approfondimenti ulteriori in ordine all’idoneità e adeguatezza dei sistemi di monitoraggio adottati, alle condizioni delle opere d’arte in concessione, anche in ragione della normativa tecnica applicabile». Erano stati concessi 120 giorni, poi ancora prorogati, sino alla risposta di ieri.

Ora il governo deve valutare la documentazione fornita da Autostrade, in due mesi di tempo, per decidere se andare avanti con la procedura di decadenza della concessione. In tal caso, se tra le parti rimanessero motivi di forte dissenso, sarebbero i ministeri dell’Economia e dei Trasporti a dover firmare un decreto di revoca, che sarebbe sottoposto alla Corte dei conti. E prepararsi allo scontro finale in tribunale

Quella della concessione, per Autostrade, è la madre di tutte le battaglie. Per questo la memoria inviata al ministero è decisamente corposa ma non va a indagare sulle cause del disastro, rimandando alla magistratura. Nei documenti, però, si tirano in ballo vari report sul viadotto condotti da soggetti terzi, ultimo dei quali uno del Politecnico di Milano, del dicembre 2017, che non avrebbe evidenziato il pericolo imminente del crollo. Non solo. Aspi contrattacca e mette sul tavolo 10 miliardi: tirando in ballo gli investimenti sull’intera rete citando 2,5 miliardi spesi in manutenzioni dal 2008 al 2016, una cifra maggiore - secondo il concessionario - di quanto obbligato dalla concessione. E si prospetta un investimento nei prossimi anni sulle opere infrastrutturali da 7,7 miliardi in cui la parte del leone la farebbe proprio la Gronda di Genova, progettata ben prima del crollo, per raddoppiare le vie di attraversamento della città.

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