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La Liguria non aiuta i camion a gas naturale

Genova - Su 100 particelle di ossidi di azoto liberate dai tubi di scappamento, più del 45% arriva dai mezzi pesanti. La stima è dell’Agenzia regionale per l’ambiente o Arpal e riguarda Genova, città dove i mezzi pesanti da e verso il porto sono 5.000 al giorno

Genova - Su 100 particelle di ossidi di azoto liberate dai tubi di scappamento, più del 45% arriva dai mezzi pesanti. La stima è dell’Agenzia regionale per l’ambiente o Arpal e riguarda Genova, città dove i mezzi pesanti da e verso il porto sono 5 mila al giorno. La Liguria avrebbe molti motivi per promuovere i cosiddetti camion puliti, alimentati con il Gas naturale liquefatto, il Gnl. Potrebbe seguire l’esempio di Piemonte e Lombardia e non fargli pagare la tassa automobilistica: «Il bollo invece c’è. Sono 750 euro l’anno per veicolo. Non l’abbiamo ancora versato, perché speriamo che le cose cambino». Massimiliano Ravera è il responsabile della flotta della Paratori, una cooperativa genovese di trasporti con 210 camion, di cui 45 Iveco a Gnl appena comprati.

I camion a Gnl costano di più. «Circa 124 mila euro, contro gli 86 mila di un diesel. Però ogni 10 mila chilometri il Gnl ti fa risparmiare 1.000 euro. E poi ci sarebbero gli incentivi». Lo Stato dà un contributo di 20 mila euro per ogni camion a Gnl. «Sulla carta: nei fatti ci darà 17.600 euro a camion».

Le Regioni, alcune, non chiedono il bollo. «Non capiamo perché la Liguria si ostini a chiederlo. È così che promuove i mezzi ecologici?». Fonti della Regione Liguria, assessorato al Bilancio, dicono che l’ipotesi di cancellare il bollo «è allo studio» ma poiché «la domanda da parte degli autotrasportatori è poca» e «la Liguria non ha distributori di Gnl», l’ipotesi «non è una priorità». Piemonte e Lombardia ragionano in modo opposto: eliminano il bollo per diffondere i camion puliti e attrarre i distributori.

I nuovi camion della Paratori per fare il pieno dovranno andare a Tortona, Brembate o Beinasco. «A Genova manca un autoparco con distributore Gnl. Se ci fosse un progetto, noi saremmo i primi a finanziarlo», dice Ravenna.

Del finanziamento, forse, non ci sarebbe neppure bisogno. Ci sono già settanta milioni previsti da un accordo di programma del 2005 e stanziati dallo Stato per consentire all’Autorità portuale, anche, di costruire il grande autoparco con distributore, officine e altri servizi. Sul progetto dell’autoparco genovese, negli ultimi anni, si sono cimentati in tanti: il consorzio di imprese Cornigliano Logistica, Unioncamere, l’associazione di categoria Cna-Fita. Tutti chiedono un’area di diverse decine di migliaia di metri quadri. «I grandi porti del mondo ce l’hanno», ricorda Roberto Gennai della Cna.

Anche l’area ci sarebbe già. Sono 60 mila metri quadri un tempo occupati dall’acciaieria Ilva. Li gestisce la Società per Cornigliano, controllata dalla Regione. Ma l’area è stata affittata all’imprenditore Aldo Spinelli, che ne ha fatto un deposito di container vuoti. Secondo Alice Salvatore del Movimento Cinque Stelle, che sull’argomento ha presentato più di un’interrogazione in consiglio regionale e un’istanza al prefetto, quel contratto è scaduto. Lo dice anche la Società per Cornigliano, che da pochi giorni ha mosso un’azione civile contro l’azienda di Spinelli, perché liberi l’area. Ma Spinelli non vuole andarsene, dice che il contratto scadrà nel 2024 perché, non essendoci state decisioni contrarie, si è rinnovato da sé l’anno scorso e per altri sei anni.

Il futuro di quell’area è incerto anche perché la stessa Società per Cornigliano ha da poco pubblicato un bando di gara per darla in affitto altri due anni. Un’azienda rivale di Spinelli, Derrick, ha impugnato la gara che, a suo dire, è stata scritta su misura per l’attuale inquilino. La sentenza del tribunale dovrebbe arrivare a giorni.

Se darà ragione a Derrick la Società per Cornigliano riscriverà il bando. «Sarà il futuro aggiudicatario a decidere cosa fare dell’area. Se solo un deposito di container, o un autoparco, o entrambi», dice il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Emilio Signorini.

Per l’autoparco, Signorini ha altri piani. «Costruiremo una zona per i mezzi pesanti all’ingresso del porto, sulla riva destra del torrente Polcevera. Tra quel varco e altre aree di sosta recupereremo almeno 23 mila metri quadri». A Busalla hanno appena costruito un parcheggio per 50 camion, di 8 mila metri quadrati. L’autoparco del porto avrebbe dovuto contenere almeno 350 camion, sette volte tanto, più i servizi. Riusciranno a entrare in 23 mila metri?

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