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Ponte Genova, i tasselli che ancora mancano / COMMENTO

Genova - A un mese esatto dal crollo del Ponte Morandi, era lecito attendersi decisioni che sbloccassero una situazione sempre più ingarbugliata e opaca. Invece, lo schema di Decreto approvato ieri è poco più di un guscio vuoto

Genova - A un mese esatto dal crollo del Ponte Morandi, era lecito attendersi decisioni che sbloccassero una situazione sempre più ingarbugliata e opaca. Invece, lo schema di Decreto approvato ieri è poco più di un guscio vuoto, che si nasconde pudicamente dietro la formula “salvo intese”: tradotto in italiano corrente, significa che i ministri non si sono messi d’accordo sugli aspetti principali, il commissario e la ricostruzione. Per salvare la faccia, hanno rimandato la definizione delle controversie a un momento successivo. Quando? Impossibile dirlo, perché le comprensibili difficoltà tecniche si intrecciano alle sempre più evidenti differenze politiche tra i partiti della maggioranza: «Tornerò a Genova - ha twittato Giuseppe Conte - ma non a mani a vuote. Porterò con me il #DecretoEmergenze che contiene misure per famiglie e imprese colpite e una soluzione per ricostruire presto il ponte». Ma di queste ultime non c’è traccia: le mani del premier non contengono l’arrosto di un provvedimento efficace da subito ma il fumo delle promesse. Mancano i tasselli fondamentali. Primo: il nome del Commissario che dovrà sovrintendere al ripristino della viabilità genovese e i suoi poteri. Secondo: un orientamento chiaro in relazione al futuro della concessione di Autostrade e alla responsabilità del progetto e dell’esecuzione dei lavori. Terzo: l’impegno esplicito che, sulla Gronda, non ci saranno né scherzi né ritardi. Quello che invece sembra esserci sono misure che, sulla carta, appaiono importanti ma certamente non risolutive. Da un lato, vengono previste agevolazioni fiscali a sostegno della portualità e delle imprese genovesi. Al netto del fatto che ne va verificata la compatibilità con la disciplina europea degli aiuti di Stato, si tratta di un conforto utile, ma non di una risposta di lungo termine.

Dall’altro lato, il governo sembra aver riorganizzato le competenze del ministero dei Trasporti in materia di vigilanza sulla sicurezza delle infrastrutture, e imposto più stringenti obblighi per gli operatori delle reti di trasporto.

Dare una casa agli sfollati, risolvere i problemi contingenti, offrire sollievo all’industria genovese, rafforzare i controlli sono tutte priorità, beninteso: sono un primo indispensabile passo di un cammino sfortunatamente ancora molto lungo. È bene che oggi Genova mandi al presidente del Consiglio un messaggio forte e chiaro: non possiamo permetterci ulteriori perdite di tempo. Il presupposto della decretazione è l’urgenza, e l’urgenza coincide con la ricostruzione. Pertanto, il Commissario va nominato subito, e l’incredibile entropia che il Governo stesso ha creato sulla concessione va superata con pragmatismo. Forse era meglio aspettare una settimana in più e arrivare in Liguria con del lavoro concreto per gli ingegneri, non delle domande per gli avvocati. L’acciaio e il cemento armato servono più delle parole e prima delle carte bollate.

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