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Coletta (Mit): «Siamo passati da 1.400 ispezioni nel 2011 a 850 ispezioni nel 2015»

Roma - La Direzione generale per la vigilanza sulle concessione autostradali del Ministero delle infrastrutture e trasporti, che ha come compiti la vigilanza e il controllo sulle concessioni, compresa la vigilanza sull’esecuzione sull’esecuzione dei lavori, si è trovata in passato ad avere alcune criticità nell’attuazione delle ispezioni.

Roma - La Direzione generale per la vigilanza sulle concessione autostradali del Ministero delle infrastrutture e trasporti, che ha come compiti la vigilanza e il controllo sulle concessioni, compresa la vigilanza sull’esecuzione sull’esecuzione dei lavori, si è trovata in passato ad avere alcune criticità nell’attuazione delle ispezioni. È quanto risulta dalla parole espresse dall’allora responsabile Mauro Coletta, in audizione alla commissione Ambiente della Camera il 7 settembre 2016, secondo quanto riporta un resoconto stenografico di Montecitorio.

«Noi dobbiamo dire un po’ a malincuore e semplicisticamente, che i collaboratori che si recano in missione per svolgere i sopralluoghi devono anticipare le spese. È importante farlo presente, presidente: mi scusi se parlo di queste piccole questioni, ma il rimborso arriva dopo quattro-cinque mesi. Il dipendente che non può anticipare le somme occorrenti per l’albergo e per i pasti è costretto a rientrare in sede. Ciò crea grossi problemi. Basti pensare che siamo passati da 1.400 ispezioni all’anno nel 2011 a 850 ispezioni nel 2015. Ne risente, quindi, l’attenzione da parte di tutto l’apparato. All’interno di un assetto ministeriale c’è molta più burocrazia rispetto all’attività che conduciamo», spiegava Coletta, che dal settembre 2017 è passato alla Direzione per la vigilanza sulle autorità portuali.

Il dirigente evidenzia in particolare il cambiamento avvenuto con la legge 111 del 2011 che ha trasferito al Ministero quest’attività che veniva prima svolta dall’Anas: «dalla prima normativa del 2011 all’avvenuto passaggio si sono susseguiti vari cambiamenti e questo ha inciso in maniera importante». «All’interno della direzione, dopo il passaggio cui ho fatto cenno, siamo circa 160 persone. A regime, dovremmo essere 250, quindi scontiamo una penalizzazione dovuta al blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione», spiega ancora Coletta. C’è poi l’aspetto della tutela legale: «Ci dobbiamo difendere da soli - spiega il dirigente - Noi, per tutte le questioni personali e penali (l’attività che svolgiamo può comportare anche incidenti o altro), dobbiamo inevitabilmente avere un’assicurazione per una tutela di carattere legale, che abbiamo completamente perso rispetto a quella che ci spettava quando eravamo in Anas. Soffriamo molto di questa cosa, anche perché diventa pesante. Si tratta di questioni molto importanti e all’esterno ci sono fior di avvocati».

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