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Rossi (Confindustria): «Un errore ripensare le grandi opere» / INTERVISTA

Genova - Il nuovo esecutivo è al centro del convegno annuale di oggi e domani (“Ora. Sfida all’insostenibile”), organizzato dai Giovani di Confindustria a Rapallo.

Genova - L’apertura di credito c’è, non fosse altro che per «affinità generazionali: l’età media si è abbassata e c’è stato rinnovamento della classe dirigente». Però i giovani imprenditori piantano anche paletti profondi: «senza pregiudizi» spiega il numero uno Alessio Rossi, 38 anni, alla guida dell’associazione dall’anno scorso. Sulla flat tax per le imprese il giudizio è netto: «A noi sarebbe servita molto di più una semplificazione del sistema fiscale. Non si possono mettere a rischio i conti del Paese». E il nuovo esecutivo è al centro del convegno annuale di oggi e domani (“Ora. Sfida all’insostenibile”), organizzato dai Giovani di Confindustria a Rapallo.

Come stanno le imprese?

«Sono ottimista di natura. Ci sono indicatori positivi, c’è ripresa: lo dicono i numeri».

Anche per costruzioni ed edilizia, il settore di cui si occupa la sua azienda?

«Anche per noi ci sono segnali incoraggianti: certo, bisogna andare a conquistarselo il mercato, anche all’estero. Se rimani nell’orticello, rischi di sparire».

Partiamo dal governo. Cosa vi aspettate?

«Ci può essere affinità, non fosse altro che per l’età: ci sono molti volti nuovi e tanti giovani, soprattutto alla Camera. Per un giudizio positivo però aspettiamo che vengano presi i primi provvedimenti. In questo momento di avviamento dell’esecutivo c’è un po’ di confusione, almeno leggendo le notizie. Però è il momento di start up del governo, è fisiologico. Noi siamo disponibili a fornire il nostro contributo».

A proposito: flat tax alle imprese. È un bene?

«Le tasse si abbassano solo se non mettono a rischio i conti del Paese. Altrimenti diciamo “no, grazie”. Per le imprese, poi, già esiste: il problema è la miriade di tasse dirette e indirette che complicano il nostro sistema fiscale. Onestamente a noi imprenditori sarebbe servita molto di più una semplificazione del sistema fiscale del nostro Paese: questo è il vero gap competitivo dell’Italia. L’abbassamento di un punto percentuale della pressione non è determinante per le imprese. Soprattutto se il conto da pagare è il rischio di far saltare il bilancio dello Stato».

Sulle grandi opere sembra esserci confusione nel governo...

«Sì, c’è. Noi abbiamo invece una certezza: Tav, Terzo valico, Tap e aeroporti sono irrinunciabili. Le opere servono anche per connettere le zone meno sviluppate, come il Sud, ai mercati. Senza infrastrutture, non c’è futuro. Per questo chiediamo al governo che vengano completati i cantieri e chiederemo, anche durante il convengo, un’accelerazione su questo fronte: purtroppo ci troviamo sempre a chiedere le stesse cose».

Sembra che su un eventuale aumento dell’Iva il governo stia facendo marcia indietro.

«E meno male…Avranno capito che non si deve fare. Il danno, con l’aumento dell’Iva, lo fai ai consumatori, perché per noi è sostanzialmente una “partita di giro”. Ma se si riducono i consumi, inevitabilmente il conto arriva anche alle imprese e al tessuto industriale del Paese. Si verificherebbe subito un aumento dei costi del 3%, sarebbe un colpo per tutti».

C’è sul tavolo del governo anche il futuro industriale del Paese, a cominciare dall’acciaio e da Ilva.

«Anche su questo punto abbiamo le idee chiare: c’è un grande gruppo mondiale (ArcelorMittal, ndr) che vuole investire e dare slancio alla siderurgia in Italia. Non è possibile che venga bersagliato tutti i giorni dalle polemiche. Ci sono porte che se si chiudono, diventa poi difficile riaprirle. Per Taranto, per la Liguria, per l’indotto in Lombardia e Piemonte, l’Ilva è fondamentale. Lo è per il Paese e per i lavoratori del gruppo».

Il sistema di rappresentanza di Confindustria è in crisi? L’ultima uscita di Luxottica è un segnale di allarme?

«No, per nulla. È fisiologico che nel momento in cui l’associazione si sta trasformando, si verifichino defezioni. Ma non guardiamo solo a chi esce: molti, magari con nomi meno importanti, sono entrati. E se qualcosa è mancato, stiamo lavorando per dare il meglio. La presidenza di Boccia è molto presente sul territorio e anche noi seguiamo quel modello. Non siamo in crisi, stiamo cambiando pelle».

A Rapallo che messaggio volete lanciare?

«Vogliamo lanciare un appello al nuovo governo: i giovani industriali ci sono, avviamo un dialogo, ascoltateci. Lavoriamo insieme. Non abbiamo pregiudizi politici, non giudichiamo le persone dal curriculum ma dai provvedimenti, vogliamo dare un futuro al Paese».

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