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«Terzo Valico, la mia battaglia contro burocrazia e tangenti» / INTERVISTA

Genova - Rettighieri: fiducioso sui fondi per gli ultimi lotti, apertura nel 2022.

Genova - Marco Rettighieri tiene sempre aperta la porta del suo ufficio. «Non ho segreti, non ho scheletri nell’armadio». Per la verità non c’è neppure l’armadio. L’amministratore straordinario di Cociv, il consorzio di imprese che sta costruendo il Terzo Valico, ha un ufficio spartano nella sede di Campi. Due tavoli chiari, pareti spoglie. Sulla scrivania tiene un libro, “Tempo di ricordare”, che raccoglie i ricordi di Giuseppe Manzitti, il padre della ferrovia veloce Genova-Milano, pensata nel 1988. Accanto al computer c’è il budget per il 2018. In mezzo, trent’anni di indecisioni, cattiva politica, scandali e tangenti.

«Contro la corruzione non serve il genio della lampada. Se ognuno si prendesse le responsabilità che gli competono e facesse bene il proprio lavoro, l’Italia non sarebbe ridotta così». Invece il 26 ottobre 2016 il vertice di Cociv è stato travolto da una retata nell’inchiesta per corruzione e malaffare e il prefetto di Roma ha spedito a Genova questo ex pilota militare che cita Che Guevara, è appassionato di storia medioevale e ha la Bibbia sul comodino. Romano, 59 anni, è sposato e ha due figli, una femmina ingegnere come lui e un maschio studente di Scienze motorie, l’atleta di casa.

Rettighieri è uscito indenne da incarichi altrettanto complessi su fronti pericolosi o funestati dalle tangenti: i cantieri di Chiomonte sulla Torino-Lione, l’Expo di Milano al fianco di Raffaele Cantone e l’Atac di Roma, esperienza che troncò quando un assessore della giunta Raggi si intromise nella gestione. I presidenti della Liguria e del Piemonte tifano per il rinnovo del suo mandato, che scade il 15 gennaio, ma lui non dà nulla per scontato. Di Genova ama la storia e la farinata, ma non ha messo radici e ha lasciato la famiglia a Roma.

È fiducioso sul finanziamento del quinto e del sesto lotto per ultimare l’opera?

«Sì, sono fiducioso. Stiamo già recuperando i ritardi e confermo la data di attivazione della linea: entro il 2022 passerà il primo treno».

A che punto siete?

«Si sta lavorando a pieno regime sul tratto ligure, dove sono già stati scavati 2.700 metri di gallerie, sia con il metodo tradizionale sia con la fresa, la cosiddetta talpa».

Quante persone lavorano al Terzo Valico?

«Qui a Campi un centinaio di dipendenti diretti. Le maestranze sui cantieri sono ora circa 1.500 e aumenteranno fino a 2.500. Per guidare le frese, macchine lunghe 150 metri che costano dai 30 ai 40 milioni di euro, abbiamo bisogno di ingegneri e tecnici superspecializzati, che a volte sono stranieri. Gli altri sono quasi tutti italianissimi. Liguri, piemontesi...».

Reclutati anche sul posto?

«Sì, molti, anche se non è facile trovare gente disposta a lavorare sei ore al giorno in galleria. Se le figure che cerchiamo non si trovano nelle liste dei Centri per l’impiego, dobbiamo prenderle altrove. Di solito sono abruzzesi, calabresi, qualche sardo».

Come fa a evitare il rischio di tangenti o di malaffare negli appalti?

«Primo: si parte dal progetto, che dev’essere il più chiaro e rispondente possibile. Se è fumoso già comincio a fidarmi poco. Secondo: nelle gare il 70% del punteggio viene dato sulla parte tecnica di ogni offerta e solo il 30 su quella economica. Non ha più senso offrire il 46% di ribasso come ho visto fare in passato, perché quello è il segno che l’impresa vuole solo l’anticipo e lascerà i lavori a metà. Qui ci sono state ditte che hanno offerto il 20% di ribasso e non hanno vinto. Ora siamo su un massimo del 10-12%. Terzo: rinchiudo la commissione di gara in una stanza».

Letteralmente?

«Certo. Una volta consegnate le buste, faccio estrarre da un notaio tre professionisti qualificati che hanno superato tutti i controlli anti-mafia e giudiziari (loro e i parenti di primo grado). Questa commissione resterà chiusa in un hotel di Genova, in una stanza isolata dal mondo, con telecamere a raggi infrarossi per controllare la porta anche di notte, senza cellulari e senza computer collegabili con l’esterno. Se tutto questo non basta, c’è sempre la responsabilità personale del singolo».

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