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Ansaldo Sts, scontro Hitachi-Elliott su Bivona / IL RETROSCENA

Genova - Il consigliere di minoranza ha prodotto 28 tra esposti e lettere: «Non tollererò intimidazioni». L’assemblea degli azionisti del 19 voterà l’azione di responsabilità contro l’amministratore.

Genova - Il caso Bivona infiamma lo scontro tra azionisti in Ansaldo Sts, gioiello del segnalamento ferroviario che sembra aver perso l’equilibrio di governance. Hitachi da una parte, azionista di maggioranza con il 50,7%, contro i fondi Elliott dall’altra, socio di minoranza con oltre il 30%. Sarà un’assemblea turbolenta quella in programma il 19 gennaio a Genova: è chiamata a esprimersi sull’azione di responsabilità proposta dai giapponesi nei confronti di Giuseppe Bivona, l’instancabile consigliere eletto dalle minoranze su proposta di Elliott. In soli 7 mesi di permanenza nel cda il battagliero Bivona ha prodotto e inviato 28 tra lettere ed esposti. Destinatari gli organismi di controllo, dal collegio sindacale alla Consob, ma anche le procure, l’ex amministratore delegato di Sts Stefano Siragusa, i signori Nakanishi e Higashihara, massimi vertici di Hitachi. Dalla documentazione, pubblicata anche sul sito della società, emerge che il collegio sindacale è intervenuto in diverse circostanze ritenendo non pretestuose alcune delle questioni sollevate da Bivona, sollecitando chiarimenti ma anche censurando alcuni comportamenti dei consiglieri scelti da Hitachi, tra cui il presidente Alistair Dormer e l’a.d. Andrew Barr.

Nelle sue molteplici iniziative Bivona ha eccepito sulle nomine fatte dal socio di maggioranza con i soli voti (6 su 9) dei consiglieri di appartenenza, dalla decisione di scegliere Barr come a.d. al fatto di non coinvolgere i consiglieri di minoranza nei comitati interni di controllo. Bivona ha contestato i requisiti di indipendenza del consigliere Alberto de Benedictis, la nomina del consulente legale di Hitachi quale segretario del consiglio, nonché diversi passaggi procedurali dei consigli, chiedendo a più riprese l’intervento degli organi di controllo. Secondo l’ingegnere, Hitachi ha «colonizzato» la governance di Sts «nell’interesse esclusivo proprio» con potenziale danno per i soci di minoranza e per la società stessa. Secondo Hitachi, per contro, il comportamento del consigliere di minoranza costituisce una «grave violazione dei doveri di amministratore per eccesso di potere e conflitto di interessi con la società»: da qui la richiesta all’assemblea di votare l’azione di responsabilità. Bivona si difenderà e ha già annunciato di aver dato mandato ai legali di valutare «ogni più iniziativa atta a tutelare» la propria onorabilità.

«Non è un attacco alla mia persona, ma ai soci di minoranza che rappresento. - ha spiegato l’ingegnere - Non sarò disposto a tollerare alcuna forma di intimidazione. In quanto amministratore designato dalle minoranze ho una precisa responsabilità da assolvere e la assolverò». «La richiesta di Hitachi di promuovere un’azione di responsabilità contro Bivona e di rimuoverlo dal cda è un deliberato tentativo di mettere a tacere una voce attiva e indipendente in un consiglio fortemente controllato dall’azionista di maggioranza. - attaccano i fondi Elliott in difesa del consigliere - La documentazione pubblicata mette in luce una lunga lista di irregolarità, cattive pratiche di governance e una generale mancanza da parte degli amministratori nominati da Hitachi nell’assolvimento dei propri doveri». Il fondo Amber (3%) esprime «preoccupazione» per la decisione dei giapponesi che, ponendo ai voti l’azione di responsabilità, crea «un precedente pericoloso per la corporate governance in Italia». «Non vorremmo che la richiesta fosse solo il mezzo tecnico per estromettere un consigliere indipendente che, laddove le accuse rivoltegli fossero pretestuose e infondate, avrebbe solo fatto il proprio dovere di tutela degli interessi degli azionisti di minoranza e della società», ha detto il rappresentante di Amber Capital, Arturo Albano, ricordando che, nel caso la delibera fosse approvata, scatterebbe la revoca di Bivona «a prescindere dall’accertamento di fondatezza delle accuse».

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