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Emergenza autostrade, i porti liguri temono la fuga della merce verso il Nord Europa / VIDEO

Genova - «Questa volta il costo per lo scalo sarà tre volte più alto di quello provocato dal crollo del Morandi». Al presidente dei porti di Genova e Savona tocca fare i conti.

Genova - «Questa volta il costo per lo scalo sarà tre volte più alto di quello provocato dal crollo del Morandi». Al presidente dei porti di Genova e Savona tocca fare i conti. Paolo Signorini mette in fila i problemi che dal mare sino agli interporti dell’entroterra, il sistema logistico ligure sarà costretto ad affrontare. «Un anno e mezzo fa abbiamo calcolato un danno di 500 milioni». Significa che questa volta si può arrivare a 1 miliardo e mezzo. Per questo, nel corso del forum Tv del MediTelegraph-Il Secolo XIX, il presidente della Regione Giovanni Toti spiegava la necessità e l’urgenza di firmare una prima «richiesta di riconoscimento danni da 450 milioni causati dal maltempo di questi giorni», giusto poche ore prima di partire per un sopralluogo alla piattaforma Maersk di Vado, gestita dal colosso danese e da Cosco (Cina). Il nuovo terminal container del ponente rischia di iniziare l’operatività azzoppato dalle arterie strozzate da frane e chiusure. Genova e Savona si ritrovano così unite dall’emergenza: Vado nonostante i problemi sulla Savona-Torino e sulla A26, «verrà comunque inaugurata il 12 dicembre» annuncia il governatore. Su Genova invece le certezze sono ridotte ai minimi.

Fuga verso il Nord
Il rischio è raddoppiato. Le banchine liguri possono perdere fette di mercato che faticosamente gli operatori stavano conquistando e sono vicine anche a lasciare sul terreno container e operatori che scelgono altri scali per evitare di rimanere paralizzati sui piazzali dei terminal. «C’è una società svizzera che fa affari con la Cina sulla Via della Seta. Attualmente quel traffico passa per l’80% da Rotterdam, ma con il titolare dell’azienda avevamo cominciato a progettare un aumento dei volumi su Genova, portando altri 15 mila contenitori nel capoluogo. Adesso c’è il rischio che questa operazione salti».

L’esempio raccontato da Augusto Cosulich, primo cliente del porto di Genova e rappresentante del colosso cinese Cosco, spiega bene il terrore degli operatori privati di fronte all’isolamento della Liguria. «In teoria c’è 1 milione di container che Genova potrebbe rubare a Rotterdam» dice ancora Cosulich, ma senza infrastrutture l’ipotesi rimane sulla carta. Non solo: «Il danno alla nostra produttività è enorme: quello che prima facevamo in 24 ora viene completato in 48 ore – spiega Sandro De Caro, il presidente ligure di Trasportounito, l’associazione degli autotrasportatori - Chiederemo indennizzi immediati e auspichiamo l’apertura dei porti anche durante la notte». Sono misure d’emergenza, mentre il traffico se ne va. Anche quello pregiato: «C’è un pericolo relativo al trasporto eccezionale: attualmente ci sono restrizioni, abbiamo chiesto la disponibilità ad Autostrade a passare anche di notte, ma non c’è stata risposta. È merce che rischia di andare in altri porti, in quelli del Nord Europa soprattutto», spiega ancora De Caro. Infine il colpo di grazia. Cosulich è netto: gli armatori, visto il caos viabilità, potrebbero scappare verso altri porti. «Le grandi alleanze decidono in pochi giorni. In questa situazione è uno scenario possibile e sarebbe drammatico per Liguria. E tutto questo alla vigilia dell’apertura del terminal di Vado: non so cosa potremo raccontare ai cinesi, sono estremamente imbarazzato».

La Svizzera è il punto di riferimento dei porti liguri e l’asse Nord-Sud è fatta soprattutto dal trasporto su gomma. Per questo oltre alla “solidarietà” ai colleghi, gli autotrasportatori svizzeri sono «fortemente preoccupati per la fragilità di un sistema infrastrutturale che minaccia di compromettere, o quantomeno, di condizionare in modo drammatico l’efficienza dei collegamenti, con ripercussioni che inevitabilmente saranno avvertite nel tempo anche da sistema logistico ed economico Svizzero». È l’analisi di Adriano Sala, presidente di Astag, l’associazione svizzera dell’autotrasporto: poche ore prima del crollo logistico della Liguria, gli operatori locali e quelli genovesi, avevano rinsaldato il patto sulle merci al convegno “Un mare di Svizzera”. A Lugano si è discusso di come integrare il sistema ferroviario locale (costato 24 miliardi di euro) con quello italiano. La Germania – raccontavano gli spedizionieri di Lugano – è più indietro dell’Italia. Poche ore dopo, il crollo infrastrutturale della Liguria ha vanificato un’intesa che pareva promettere bene. «Il binario è la via che vogliamo accelerare. Ho sentito anche Mercitalia e bisogna acquistare nuovi treni: il pubblico può fare la sua parte, incentivando il trasporto sui binari». Genova prova a ripartire dal treno.

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