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La Via della Seta? In Europa sale sul treno / FOCUS

Genova - Nei giorni scorsi il lancio ufficiale del servizio intermodale Rijeka land sea express, dopo due mesi di sperimentazione. Il servizio collega il porto del Pireo via feeder a quello di Fiume. Da qui i container vengono trasbordati sui servizi ferroviari della compagnia Ocean rail logistics

Genova - A piccoli passi, ma progressivamente, si estende la rete di distribuzione cinese in Europa, aprendo alla Nuova via della seta percorsi non sempre prevedibili, ma frutto di scelte concrete, dettate dal mercato. «Nei giorni scorsi, nel porto croato di Fiume (Rijeka) si è svolto un piccolo evento, ma importante per noi: è stato ufficialmente aperto un nuovo gateway per l’Europa centrale», spiega Marco Donati, general manager di Cosco shipping line Italy, l’agenzia (joint venture fra Cosco e la società italiana Fratelli Cosulich) che rappresenta la compagnia cinese Cosco in Italia, Croazia, Montenegro, Algeria e Tunisia.
L’evento a cui si riferisce il manager è il lancio ufficiale del servizio intermodale Rijeka land sea express, dopo due mesi di sperimentazione. Il servizio collega il porto del Pireo via feeder a quello di Fiume. Da qui i container vengono trasbordati sui servizi ferroviari della compagnia Ocean rail logistics, controllata al 100 per cento da Cosco, e si dirigono verso paesi dell’Europa centro-orientale come Ungheria, Serbia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria.

«Finora - spiega Donati - i container dal Pireo arrivavano in questi paesi soltanto via treno. Adesso possono farlo anche attraverso il porto di Fiume». La differenza per chi deve scegliere è che, anche in questa breve Via della seta balcanica come su quella più ampia fra Far East e Europa, il passaggio via treno è più rapido e quello via nave più economico. Il porto del Pireo è diventato il principale hub di smistamento per gli scambi cinesi in Europa. Lo scorso anno ha sfiorato i 5 milioni di teu. E l’11 novembre, a conferma della sua strategicità, lo scalo attende la visita del presidente cinese, Xi Jinping.
«In proiezione - continua Donati - il Pireo vuole raggiungere i 6 milioni di teu. Poi da lì sarà difficile crescere senza nuove infrastrutture, il terminal sarà pieno». Il riferimento implicito è alle richieste della compagnia cinese al governo greco, che nei giorni scorsi ha approvato un progetto di Cosco (che detiene il 67 per cento dell’Autorità portuale del Pireo) da 600 milioni di euro per realizzare un terminal crociere, un centro commerciale, un terminal per automobili nuove. Ma ha congelato un altro progetto di Cosco da 300 milioni di euro per la realizzazione di una banchina per i container, che avrebbe portato la capacità dello scalo a 10 milioni di teu.

Per quanto riguarda il nuovo servizio feeder e intermodale con Fiume, la cerimonia di inaugurazione dello scorso 21 ottobre si è svolta all’Adriatic gate container terminal, il terminal del gruppo filippino Ictsi dove arrivano navi e treni del Rijeka land sea express. Erano presenti il ministro delle Infrastrutture croato, Oleg Butković, e il presidente di Cosco Europe, Sun Jun, Il servizio consiste di un servizio feeder settimanale regolare, il Piraeus-Rijeka express service (Prs), e delle connessioni ferroviarie di dieci treni blocco alla settimana di Ocean rail verso Budapest e Belgrado. Il feeder Pireo-Fiume, effettuato con nave da 600 teu, si aggiunge a quelli che dal porto greco raggiungono Venezia (nave da 1.600 teu) e Napoli (nave da 1.400 teu). I tre feeder si connettono in Grecia con i quattro servizi settimanali transoceanici che collegano il Pireo con il Far East. A Fiume è poi in ballo la costruzione di un nuovo terminal da 1 milione di teu, che sarà pronto nel 2020 e alla cui gestione si è detta interessata l’Autorità portuale di Ningbo.

«E’ facile - dice Donati - che se Ningbo prenderà la concessione, cominceremo a utilizzare questo terminal». «Il rapporto fra Cosco e Fiume - continua il general manager genovese - è frutto anche di decisioni politiche, che l’Italia non pensa a prendere. La politica deve aiutare questi grandi investimenti. La sensazione è che negli anni in Italia passino governi e ministri, ma nessuno capisca che la logistica è un investimento importante. E non parlo soltanto per Cosco. Non so quanti sottosegretari o ministri italiani siano andati a parlare a Marsiglia o a Copenaghen con altre compagnie europee per spingerle a investire in Italia. E’ un peccato, perché con soldi freschi si realizzano strutture e lavoro».

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