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Pitto: «Così Genova ha rialzato la testa dopo la tragedia del Morandi»

Genova - «Le statistiche di traffico - spiega Alessandro Pitto, presidente di Spediporto - ci trasmettono un buono stato di salute del porto. Nel mese di luglio di quest’anno abbiamo registrato un nuovo record nella movimentazione di contenitori».

Genova - «Le statistiche di traffico - spiega Alessandro Pitto, presidente di Spediporto - ci trasmettono un buono stato di salute del porto. Nel mese di luglio di quest’anno abbiamo registrato un nuovo record nella movimentazione di contenitori: questo dato deve gratificare la città e tutta la comunità portuale per gli sforzi compiuti sino ad oggi affinché la competitività del porto non venisse meno e, allo stesso tempo, deve servire da stimolo per continuare il lavoro volto a incrementare e consolidare questa crescita».

Cosa serve per migliorare i collegamenti tra porto e retroporto?
«L’elenco è lungo: al porto e alla città di Genova servono tutte le opere infrastrutturali di cui si è parlato negli ultimi anni, alcune delle quali sono in fase di realizzazione più o meno avanzata, altre di progettazione, altre ancora oggetto di infinite ed estenuanti discussioni. Terzo valico, nodo ferroviario di Genova, nodo di San Benigno, raddoppio della Genova-Ventimiglia, e, non ultima la Gronda: sono tutte opere fondamentali e ormai non più rinviabili».

La circolazione delle merci, nell’ultimo anno, ha dovuto fare i conti con il crollo di Ponte Morandi. Cosa è cambiato per gli operatori portuali?
«Il dato più importante e significativo è che per la merce non è cambiato nulla. Questo, ovviamente, non può che essere il frutto di un importante sforzo organizzativo messo in campo da operatori e istituzioni, che i numeri appena citati ci riconoscono».

Ci sono stati benefici nella movimentazione delle merci dovuti a un sempre più spinto sviluppo informatico? Se sì, quali?
«Nel settore della logistica e dei trasporti la digitalizzazione dei processi rappresenta una tendenza ormai inarrestabile. Il porto di Genova ha investito da anni in questo settore, anche grazie al prezioso supporto, in termini di risorse economiche e di idee, delle categorie degli utenti. Ora la digitalizzazione riguarda non solo i processi operativi di base, ma viene richiesta a tutti i livelli della catena del valore. La vera sfida consisterà nel fornire alla merce nuovi servizi a valore aggiunto basati sulla mole di big data che oggi sono a disposizione».

Quale è, guardando gli altri porti italiani, il grado di sviluppo della logistica che ruota attorno al porto di Genova?
«Il porto di Genova – prosegue il numero uno degli spedizionieri genovesi - rappresenta la realtà portuale più importante in Italia, in ragione dei suoi volumi, della varietà di traffici di merci e persone gestiti, del grado di complessità delle sfide che quotidianamente affronta. La logistica moderna ci propone tuttavia nuove sfide e ci richiede di mettere a punto nuovi e più sofisticati servizi alla merce sui quali occorrerà ragionare anche in merito agli spazi ove questi possano essere realizzati. Spediporto, sempre con l’obiettivo di migliorare l’offerta logistica del nostro porto, ha aperto da tempo una riflessione sul futuro della Valpolcevera quale sede di una zona logistica semplificata, che potrebbe contribuire al rilancio di tessuti urbani degradati e allo stesso tempo fornire nuovo impulso alla competitività del porto. Su questo tema abbiamo lanciato diverse occasioni di confronto con le istituzioni, gli operatori logistici e la cittadinanza stessa perché riteniamo esistano spazi importanti che oggi sono sottoutilizzati o abbandonati a se stessi che potrebbero essere utilmente riconvertiti ad attività logistiche come ad esempio quella dell’ex Mira Lanza. La Valpolcevera, inoltre, è una delle aree più critiche di tutta la città di Genova: il tasso di disoccupazione arriva al 9%, la scolarizzazione al 44%, il reddito è di 19.463 euro (Pil) inferiore al 75% della media Pil dell’Ue. Tra i primi cinque quartieri del capoluogo ligure con i più alti livelli di disagio sociale, inoltre, quattro appartengono proprio a questa valle».

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