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Porti, l’indice Unctad ridimensiona la Cina / FOCUS

Genova - L’Italia ha quattro scali in Top 100 ed è fra i cinque Paesi con più presenze in questa classifica.

Genova - Il dominio mondiale dei porti cinesi esce fortemente ridimensionato, anche se non messo in discussione, dalla classifica dell’Unctad pubblicata a metà agosto. All’Italia e più in generale al Mediterraneo e all’Europa, invece, viene riconosciuto un ruolo maggiore nella portualità internazionale.

La Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (questo il significato dell’acronimo Unctad) ha elaborato un indice che non tiene conto soltanto del dato grezzo dei teu movimentati, ma considera anche la connettività di uno scalo con il resto del mondo. Insomma, il ruolo che svolge a livello globale e non soltanto regionale. E’ interessante paragonare le prime cento posizioni di questa classifica della connettività (Plsci, Port liner shipping connectivity index), che riguarda circa 900 porti, con la Top 100 che pochi giorni prima aveva pubblicato il giornale “Lloyd’s List”, basata unicamente sul numero di teu movimentati. Il primo dato che salta all’occhio è che il numero di porti cinesi cala da 7 (classifica Lloyd’s List) a 4 (classifica Unctad) nei primi dieci posti e da 22 (L.L.) a 11 (Unctad) nei primi 100. Migliora invece il ranking dell’Italia: da 0 a 2 porti (Genova e Gioia Tauro) nella Top 50 e da 2 a 4 (si aggiungono La Spezia e Trieste) nella Top 100. I principali porti europei (Rotterdam e Anversa), che nella classifica grezza del numero di teu sono progressivamente scivolati oltre il decimo posto negli ultimi anni, nella classifica Unctad sono invece saldamente nella Top 10, con Anversa (sesto) che supera addirittura Rotterdam (settimo).

Il Plsci, o indice della connettività (che è un’evoluzione dell’ormai tradizionale Lsci, indice attribuito dal’Unctad ai Paesi e non ai singoli porti), dà valore non soltanto ai teu movimentati, ma anche a una serie di altri fattori. I principali sono il numero di toccate nave programmate alla settimana, la capacità annuale (in teu) disponibile, la capacità totale offerta dal porto, il numero di servizi di linea regolari da e verso il porto, il numero di compagnie portacontainer che offrono servizi da e verso il porto. Ma vengono tenuti in conto anche la capacità media in teu delle navi che toccano lo scalo, le navi di massima capacità che può accogliere, il numero di altri porti collegati direttamente con servizi di linea.

«La produttività di un porto per container - afferma Shamika N. Sirimanne, direttore per tecnologia e logistica di Unctad - è un fattore critico che può determinare i costi di trasporto e, per estensione, la competitività commerciale. Porti container efficienti e ben connessi che siano forniti - aggiunge - di servizi marittimi frequenti e diretti sono fondamentali per minimizzare i costi del commercio e favorire lo sviluppo sostenibile». Il confronto fra le due classifiche (L.L. e Plsci) non propone una rivoluzione, ma offre l’immagine di un mondo portuale più equilibrato, in cui aree come il Mediterraneo giocano un loro importante ruolo. Le nazioni maggiori, cioè con la presenza del maggior numero di porti nelle due classifiche, restano i due giganti del commercio mondiale, Cina e Stati Uniti. E ai primi due posti ci sono in entrambi i casi Shanghai e Singapore. Ma a seguire le cose cambiano. La Cina vede dimezzare da 22 a 11 il suo peso nella Top 100, mentre gli Stati Uniti calano da 9 (L.L., di cui 5 nella Top 50 e 2 nella Top 20) a 7 (Unctad, di cui soltanto 1 nella Top 50 e nessuno nella Top 20). Per quanto riguarda gli altri Paesi più presenti, al terzo posto in entrambe le classifiche c’è il Giappone (5 porti in entrambe).
Nella classifica L.L., seguono con 3 porti Emirati Arabi Uniti, Corea del Sud, Taiwan (che la Cina considera politicamente un proprio territorio, ma di cui non si può non tenere in conto il diverso sistema economico che vi governa), Spagna e Regno Unito. Molto più ricca la classifica basata sull’indice Plsci, testimonianza di una maggiore “biodiversità” portuale rispetto a quello che appare se si considerano soltanto le movimentazioni di container. In questo caso, la Turchia affianca il Giappone con 5 porti, seguono Italia e Arabia Saudita con 4, mentre la lista dei Paesi con 3 porti presenti si allunga: Corea del Sud, Taiwan, Germania, Spagna, Francia, Regno Unito e addirittura il Vietnam, di cui viene implicitamente evidenziato il ruolo emergente nell’economia del Far East. Altre considerazioni emergono notando i porti di paesi presenti in una classifica e non nell’altra. In quella di Unctad, ad esempio, ci sono porti e paesi assenti in quella di L.L.: Aarhus (Danimarca), Goteborg (Svezia), Haifa e Ashdod (Israele), Beirut (Libano), a conferma del ruolo importante di Europa e Mediterraneo, ma anche Caucedo (Repubblica Dominicana), forse per effetto dell’apertura del nuovo canale di Panama.

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