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Rossi: «Stop alle moltiplicazioni di progetti, il controllo torni a Roma» / INTERVISTA

Genova - «Le critiche ad Assoporti? Diceva Bauman che dietro la critica al sistema gli uomini spesso nascondono le proprie debolezze ed i propri fallimenti. Ecco: non vorrei fossimo in questo caso».

Genova - Grandi investimenti, nuovi terminal, progetti in attesa di via libera. Ma anche indagini della magistratura, malumori dentro l’associazione, Autorità che minacciano l’uscita. «E’ un momento di grande fibrillazione per tutto il sistema portuale e logistico – dice Daniele Rossi, presidente di Assoporti - La logistica portuale è un settore che risente meno di altri della stagnazione economica di questo periodo e quindi attrae l’attenzione sia degli operatori industriali che dei grandi investitori internazionali. Ma i porti italiani stanno svolgendo bene il loro ruolo. Servono il mercato nazionale, sbarcano e imbarcano quasi 500 milioni di tonnellate di merci all’anno. Certo: dobbiamo servire meglio anche il mercato europeo. Trieste riesce a farlo utilizzando la ferrovia in modo efficace. Per Genova e il suo porto, dopo il dramma del Morandi, occorre migliorare la connettività con mercati più ampi. Infrastrutture come il Terzo valico e la Gronda sono opere indispensabili e decisive, insieme ad un retroporto che favorisca l’inoltro delle merci. Ma da soli i porti non ce la fanno. E’ necessario migliorare e potenziare il ruolo delle ferrovie per realizzare un efficiente sistema intermodale. Le infrastrutture devono essere la risposta al mercato, ma devono essere ottimizzate in funzione delle reali esigenze. Per quanto riguarda i servizi digitali, è urgente colmare il ritardo accumulato in questi anni: il sistema informativo integrato della logistica deve essere realizzato al più presto e soddisfare le esigenze di tutti gli operatori del settore».

Nei prossimi mesi saranno operativi due nuovi terminal container, a Vado Ligure e Genova. Altri progetti sono allo studio in diversi porti. Esiste un problema di sovracapacità?
«In una realtà portuale come quella italiana costituita da tanti porti di dimensioni rilevanti è inevitabile che ci sia una moltiplicazione di progetti, ma dobbiamo evitare macroscopiche duplicazioni dando piena attuazione alla legge di riforma della portualità che aveva proprio questo scopo. Dobbiamo riportare il controllo al centro : deve essere il ministero delle infrastrutture e dei trasporti, tramite la Conferenza dei Presidenti delle Autorità portuali, a coordinare investimenti e programmi. Detto questo, auspichiamo la partenza a breve della Piattaforma di Vado a Savona e di Calata Bettolo a Genova, purché siano sostenute da collegamenti ferroviari e stradali efficienti».

I porti del Sud hanno sofferto più di tutti, in questi anni.
«Non possiamo che guardare con soddisfazione alla soluzione individuata per Gioia Tauro: si è trovato un operatore serio con capacità e voglia di investire. Ora dobbiamo pretendere che i programmi siano rispettati. Finalmente siamo di fronte ad un’ottima opportunità anche per il rilancio del porto di Taranto, grazie all’impegno del presidente Prete, con la sottoscrizione della concessione al gruppo turco Yilport che garantirà la ripresa dei traffici container in quel porto. È la dimostrazione che il sud ha buone potenzialità, ma anche in questo caso i porti da soli non ce la possono fare, servono strade e ferrovie, cioè sistemi logistici integrati e per questo l’intervento pubblico è necessario».

Il settore passeggeri è fra i più ricchi e in crescita. Ma ci sono problemi, a partire da Venezia.
«Siamo leader in Europa nel trasporto passeggeri ed in particolare nelle crociere, merito dei nostri porti ma soprattutto sono le bellezze culturali, artistiche, paesaggistiche del nostro paese che ci rendono attrattivi. Le problematiche di Venezia vanno affrontate avendo riguardo al rispetto di una città meravigliosa e delicata, ma anche sapendo che le crociere portano occupazione e ricchezza per i territori. Bene ha fatto il presidente Musolino a convocare una iniziativa con tutti i maggiori porti e città del Mediterraneo che vengono scalati da milioni di crocieristi per condividere le problematiche che ne derivano».

Le divisioni dentro lo shipping non risparmiano Assoporti: teme un esodo di associati, dopo le critiche alla nuova governance?
«Il mondo dello shipping è in fibrillazione perché tutto il settore della logistica vive una fase di nervosismo tipica dei momenti di grande cambiamento. È un settore che sta cambiando troppo velocemente e rischiamo di perderne il controllo. Nuove rotte, gigantismo navale, armatori che si prendono i terminal, banchine automatizzate che richiederanno troppo velocemente nuove professionalità. Forse sarebbe il caso di fare una riflessione sociale e politica sul tema, va bene la velocità, ma non troppa! Questo porta incertezza e nuove sfide ed inevitabilmente divisioni. La risposta di Assoporti alle critiche, troppo spesso futili, è stato l’impegno a dotarsi di un modello di governance moderno e aperto al contributo delle migliori professionalità sul mercato. Diceva Bauman che dietro la critica al sistema gli uomini spesso nascondono le proprie debolezze ed i propri fallimenti. Ecco: non vorrei fossimo in questo caso».

C’è un problema di rapporti anche con il ministero, sia sul fronte politico che su quello più tecnico con le direzioni?
«L’indirizzo politico, la condivisione, il sostegno, sono indispensabili per rendere efficace l’azione quotidiana delle autorità portuali. Dobbiamo recuperare il senso della fiducia e della alleanza fra istituzioni ed organi dello Stato».

Qualcuno insiste: serve trasformare le Adsp in società per azioni.
«C’è molta confusione. Se parliamo di società per azioni private che gestiscono i porti non sono d’accordo. Se invece, come sembra, parliamo di Spa pubbliche, allora non vedo dove sia la grande differenza rispetto ad oggi. Il problema non sono le sigle, ma la eccessiva burocrazia del codice appalti, la eccessiva complessità delle leggi ambientali, l’impossibilità di gestire efficacemente le risorse umane. E poi a dirla tutta, quando mi siedo al tavolo delle trattative con i grandi operatori internazionali, cinesi o altro che siano, preferisco avere l’autorevolezza della pubblica autorità».

Chiederete la convocazione del tavolo dei presidenti al Mit?
«La Conferenza dei presidenti è lo strumento che la legge mette a disposizione del ministro per discutere ed implementare la politica portuale del Paese. I temi sul tavolo sono tanti ed una convocazione a breve della conferenza dei presidenti sarebbe opportuna».

Diversi presidenti sono sotto inchiesta o hanno subito perquisizioni: i porti italiani rischiano di non avere più governance.
«La governance dei porti è stabile ed in buone mani. In tutte le vicende che hanno segnato negativamente le Autorità portuali negli ultimi mesi non c’è un solo caso di malversazione o corruzione che sia stato addebitato ad un presidente. Sino a prova contraria i vertici dei porti italiani hanno dimostrato onestà e professionalità. Non c’è alcuna competizione o conflitto con le Capitanerie, entrambi abbiamo ruoli importanti e difficili e solo sostenendoci reciprocamente potremmo rendere un buon servizio al Paese». —

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