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«Genova-Cina il legame sarà sempre più stretto» / INTERVISTA

Genova - «L’interesse per il porto cinese è duplice. Da un lato i due porti sono già collegati da servizi marittimi e l’obiettivo diretto è aumentare ulteriormente questi scambi».

Genova - Tre mesi dopo la visita del presidente cinese Xi Jinping in Italia, con la firma di accordi che riguardavano anche i porti di Genova e Trieste, il porto di Genova ha firmato un gemellaggio con quello di Shenzhen. Sono tappe di uno stesso percorso?

«C’è un filo rosso - spiega il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mar Ligure occidentale, Paolo Signorini - che lega questi due passaggi e che rientra in un lavoro fatto negli ultimi due anni. E’ un lavoro che spiega appunto perché adesso si moltiplicano le richieste di collaborazione. Nei prossimi mesi e anni vedremo i frutti concreti di questo lavoro».

Perché proprio Shenzhen?

«L’interesse per il porto cinese è duplice. Da un lato i due porti sono già collegati da servizi marittimi e l’obiettivo diretto è aumentare ulteriormente questi scambi. Dall’altro entrambi sono porti gateway di aree industriali molto sviluppate: noi della pianura padana, Shenzhen del Guangdong. In questo senso, l’obiettivo è moltiplicare le occasioni di investimento per le imprese, non soltanto per quelle portuali».

Quali saranno i prossimi passi?

«Vogliamo organizzare una visita del cluster genovese in Cina, con pochi incontri mirati e utili in siti portuali e logistici ben selezionati, che siano di interesse per le imprese sia terminalistiche sia manifatturiere».

Lo sviluppo di traffici via mare produrrà anche flussi di merce via terra. Pensa che sarà possibile convogliare queste merci soprattutto su ferrovia?

«Quando si parla di traffico ferroviario nei porti di Genova bisogna essere attenti. Il sistema portuale è al servizio del settore manifatturiero italiano, soprattutto quello di due regioni, in un bacino di utenza che è distribuito per la maggior parte su un’area di 150-180 chilometri. Il peso del trasporto su camion rimarrà significativo. E’ vero che accanto a questo traffico viene portata avanti una strategia per il trasporto ferroviario, con il Terzo valico e i valichi delle Alpi che permetteranno di aggredire il mercato d’Oltralpe. Ma per Genova in questo momento sono importanti gli investimenti per l’ultimo miglio, che daranno respiro all’attività portuale. Non è un caso che con l’avvicinarsi del raddoppio del binario del porto di Pra’, che verrà completato nei prossimi mesi, partano nuovi servizi via treno. Se dai soddisfazione alle aspettative degli operatori, poi questi rispondono. Quando ci sarà il Terzo valico, ci sarà un ulteriore scatto nell’utilizzo del treno dal porto».

Si è parlato di un possibile accordo dei porti di Genova con Rotterdam sull’innovazione, ma lei ha spiegato che è prematuro. Qual è il vostro impegno sulle nuove tecnologie?

«Questo accordo è un’ipotesi a cui lavoriamo, ma non in tempi brevi. Abbiamo contatti in corso con realtà di quello scalo. Stiamo cercando di dare sostanza all’articolo 6 del decreto Genova, che riguarda l’accesso dei veicoli. Stiamo portando avanti anche il progetto E-Bridge con l’Unione europea. In quella sede esprimeremo i nostri bisogni. Quando avremo portato avanti questi progetti e acquisito nuove conoscenze, ciò ci permetterà di discutere di alleanze con Rotterdam».

A che punto è lo sviluppo infrastrutturale del porto?

«Genova ha vissuto un momento difficile e ha avuto il merito in questa fase di aver guardato in faccia tutte le sfide che gli si ponevano, con modestia e umiltà, per diventare più competitiva all’interno dell’Unione europea. Fra gli obiettivi principali, quello della diga foranea genovese è in fase di progettazione, ma puntiamo anche a spostare e rafforzare quelle di Savona e Vado Ligure. C’è poi l’ampliamento delle banchine, a dicembre partirà quella nuova di Vado, abbiamo dato in concessione Bettolo a Msc e prosegue l’attività del gruppo di Singapore Psa a Pra’. Dopo il nuovo molo per Bettolo e Sech realizzeremo la riqualificazione del parco Fuori muro e l’ultimo miglio della ferrovia a Vado».

La rappresentanza di Genova nel governo si è indebolita con le dimissioni del viceministro Edoardo Rixi?

«Continuo a pensare che Rixi sia molto presente. Nel ministero era fondamentale e il suo intervento si è sentito anche dopo le dimissioni, ad esempio con l’unificazione dei progetti del Terzo valico e del nodo genovese, a cui lui aveva lavorato. Rixi è giovane e sarà sempre di più un punto di forza dell’economia e della portualità ligure».

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