SERVICES

Da Golia del football a gigante dello shipping / INTERVISTA

Napoli - Laureato alla Federico II di Napoli in Economia e Commercio, un breve passato da ufficiale dell’esercito, ex giocatore di football americano, alto circa due metri e per questo soprannominato “Golia” o il “gigante buono”, Alessandro Panaro è sposato da 15 anni con Sabina dalla quale ha avuto tre figlie

Napoli - Laureato alla Federico II di Napoli in Economia e Commercio, un breve passato da ufficiale dell’esercito, ex giocatore di football americano, alto circa due metri e per questo soprannominato “Golia” o il “gigante buono”, sposato da 15 anni con Sabina dalla quale ha avuto tre figlie, Alessandro Panaro è responsabile dell’area di Ricerca marittima e di economia mediterranea di Srm (Centro studi collegato a Intesa San Paolo). È considerato uno dei massimi esperti internazionali del settore ma non per questo si atteggia. Ama il mare e quindi la sua economia, una passione ereditata dal padre così come l’amore per il calcio e la squadra del Napoli.

Sempre disponibile, socievole ma riservato, innamorato del suo lavoro e per questo severo prima con se stesso e poi con i suoi collaboratori, crede molto nella collaborazione e nel fare gruppo, formula applicata con i suoi di Srm ma anche con gli altri.

La cosa del suo lavoro che più la esalta?
«Poter viaggiare in tutto il mondo per conoscere e imparare cose nuove dai personaggi del settore marittimo e analizzare le realtà portuali dei Paesi esteri; indubbiamente lavorare a stretto contatto con il mare è una cosa che faccio con grande passione e impeto professionale».

Quando è approdato a Srm?
«Sono in Srm praticamente da quando è nata l’associazione, e cioè dal 2003 ma in realtà lavoro in Intesa Sanpaolo (uno dei fondatori di Srm) dal 1994».

Economia e ricerca sono sempre state le sue passioni o da piccolo sognava di fare altro?
«La banca, fin da piccolo, è stata la mia grande passione. Sono figlio d’arte poiché mio padre ha lavorato per il Banco di Napoli (che oggi è Intesa-Sanpaolo) per 36 anni. Alle scuole superiori avevo voti altissimi in tutte le materie tecnico-finanziarie».

Per il suo lavoro lei si muove moltissimo visitando tutti i porti, quale l’ha impressionata di più?
«Il porto di Anversa per la sua grande efficienza e rapidità nella movimentazione e nello smistamento dei container; il porto di Shanghai perché mi ha impressionato vedere questa immensa distesa di contenitori sui piazzali e questo enorme numero di navi attraccate».

Un confronto tra i porti europei e quelli asiatici.
«I porti del Nord-Europa sono molto votati all’intermodalità e puntano all’efficienza e rapidità di imbarco e sbarco delle merci. Quelli asiatici puntano sugli enormi volumi movimentati e sulle Free Zone. È riduttiva la risposta che meriterebbe un’analisi profonda ma fornisce un’idea sui fattori di competitività dei porti».

Dove stanno andando i traffici mondiali?
«Ogni anno crescono. Di poco ma crescono; le dinamiche andrebbero analizzate area per area, tuttavia non si ridurrà la forte dipendenza dal trasporto marittimo dei sistemi produttivi mondiali. La Cina è sempre dominante ma il Mediterraneo sta recuperando centralità».

Come vede il futuro della portualità italiana?
«La portualità italiana sta avendo andamenti disomogenei, vi sono alcune realtà che stanno registrando buoni dati; molti porti escono da difficili periodi di commissariamento, altri purtroppo hanno fatto fatica a decollare e grazie ai Presidenti stanno cercando nuove dimensioni e nuovi investimenti. Dovremo saper cogliere le opportunità come la Bri (Belt & Road), il gigantismo navale, lo shortsea in crescita, il Gnl, un export che va a buoni ritmi e le Zes che potranno accrescere l’appetibilità delle aree industriali. Vedo un buon futuro perché sono portato a pensare sempre positivo».

In questo contesto come si colloca la portualità europea?
«L’Europa ha sempre avuto sistemi portuali in competizione tra loro, poca coesione. Se si pensa che ancora è acceso il dibattito sui container che sbarcano a Rotterdam ma diretti in Italia e sull’uniformità delle procedure doganali e dei controlli in porto… questo la dice lunga. Ormai ho abbandonato l’idea di una politica portuale europea coesa; i porti sono sul mercato e devono offrire efficienza ed efficacia altrimenti sono tagliati fuori dalle dinamiche economiche».

Come è articolata la sua giornata?
«Sono una persona semplice, la mattina mi reco al lavoro, parlo e mi coordino con il mio team di ricercatori e affronto giornate intense perché (fortunatamente) abbiamo tanto da fare. Dopo il lavoro ho carichi ben definiti poiché dò una mano all’organizzazione familiare a fare servizi ordinari, spesso mi reco a vedere gli allenamenti delle mie ragazze che sono delle vere campionesse di volley ed è un piacere guardarle mentre giocano. La sera una chiacchierata a cena con la mia famiglia, un po’ di TV e finisce la giornata. Questo quando non sono in giro per il mondo altrimenti cambia tutto».

Lei è sposato e ha tre figlie femmine: come si sente contornato da donne?
«Le ragazze sono molto affezionate al papà. Mi piace essere presente ai loro momenti importanti come per esempio partite di pallavolo decisive, saggi, esami scolastici, rappresentazioni ecc... loro apprezzano molto e mi ricambiano con grande entusiasmo, andando benissimo a scuola. Con mia moglie c’è molta intesa e collaborazione in tutta la gestione della casa e della famiglia: il legame è splendido e solido».

Lei è anche uno sportivo, ha praticato uno sport duro come il football americano. Oggi riesce a dedicare tempo ai suoi hobby?
«Il football l’ho praticato per sette anni a livello competitivo. Si tratta di uno sport durissimo ma molto educativo e formativo, è stato un bel momento della mia vita che ricorderò sempre. Ho ancora tantissimi amici cui sono molto unito, con cui mi sento e mi vedo. Hobby? ho davvero pochissimo tempo per me stesso».

Sfegatato tifoso del Napoli.
«Lei pensi che mio padre da piccolo mi portava alle partite del Napoli al San Paolo solo quando la squadra giocava contro squadre deboli; faceva questo per paura che io avessi potuto tifare per altri. Io sono la Maradona Generation quindi ho goduto del periodo in cui avevamo il miglior giocatore di tutti i tempi. Speriamo di vincere almeno un altro scudetto; ci siamo andati vicini con Sarri, vediamo con Ancelotti cosa succede».

Lei è alto quasi due metri, l’altezza le crea qualche problema?
«Certo, nei cinema o a teatro le persone che mi capitano dietro protestano. Poi ho un po’ di problemi nel trovare scarpe, camicie e cravatte. Tuttavia, per lo sport e per la vita è un vantaggio. Non me ne sono mai fatto un problema. Sono sempre stato alto, fin da ragazzo. Nella mia squadra mi chiamavano Golia, come il gigante leggendario».

A scuola i suoi compagni avevano soggezione oppure la sfottevano?
«Altezza e stazza non mi hanno mai fatto avere problemi di bullismo... Ero per tutti un gigante buono. Me lo dicono ancora in tanti ora che sono adulto».

Quali sono per lei le persone più importanti della vita?
«Semplice: le mie figlie e mia moglie. Non sarei nessuno senza i loro sorrisi, i loro sguardi i loro abbracci ogni giorno».

Lei ha perduto suo padre da poco, cosa rappresentava per lei e qual era il vostro rapporto?
«Papà era un punto di riferimento per me, un amico oltre che padre. Mi mancano le chiacchierate con lui, le partite viste insieme, i pranzi domenicali. Mi dispiace abbia sofferto tanto. La mia vita è costellata dai suoi buoni consigli, suggerimenti, baci e carezze affettuose. Un grande uomo e senza di lui mi sento una quercia senza radici».

Che valore ha per lei l’amicizia?
«Immenso, ho tantissimi amici. Gli “amici del cuore” però sono un’altra categoria, sono quelli che quando ne hai bisogno ci sono sempre».

Le qualità che più apprezza in una persona.
«Mi piacciono le persone socievoli, quelle che sanno sorridere e non si arrendono davanti alle difficoltà; mi piacciono le persone sportive (nella mentalità), non egoiste, non egocentriche e sempre pronte a darti una mano se serve. E inoltre stimo le persone che puntano sempre a migliorarsi sia professionalmente sia nella vita di tutti i giorni».

Lei come si definirebbe e quali qualità si riconosce?
«Se intendiamo qualità professionali sono un uomo di networking a cui piace molto conoscere nuove persone e motivare il mio team coinvolgendolo in tutti i problemi e le soddisfazioni dell’Ufficio. Se intendiamo familiari le mie figlie dicono che sono il miglior papà del mondo…devo dire altro?».

Come occupa il suo tempo libero?
«Ne ho poco. Sono una persona cui piace stare con gli amici e ho le mie serie TV preferite (come Walking Dead) che seguo con passione. Cammino molto e mi piace fare lunghe passeggiate per la mia città».

Dove preferisce andare in vacanza?
«Mare, tutta la vita mare. In genere in Italia. Spesso ho visitato capitali europee ma il mare ogni anno non deve mai mancare».

So che lei apprezza la buona cucina mediterranea, quali sono i suoi chef preferiti e i suoi piatti?
«Niente ristoranti di lusso o chef stellati , per me la Trattoria Nennella sui quartieri spagnoli di Napoli è il top, lo chef Mariano mi tratta come uno di famiglia e cucina divinamente. Spaghetti alle vongole, linguine agli scampi, parmigiana di melenzane e buon pesce cucinato in tutti i modi sono tra i miei piatti preferiti».

Se non facesse l’economista, esperto di traffici marittimi e di porti, oggi cosa vorrebbe fare?
«Ero ufficiale dell’Esercito, con il grado di tenente, probabilmente avrei intrapreso la carriera militare che pure mi ha dato belle soddisfazioni».

Lei è razionale o un po’ sognatore?
«Più razionale, la fortuna non mi ha mai dato una mano. Devo faticare per raggiungere risultati senza sperare che il fato mi faccia regali. Sogni ne faccio solo di notte quando dormo».

Il primo regalo che ha fatto a sua moglie?
«Un pupazzo di pelouche, era un bel panda e ne andava matta. Lo abbiamo ancora a casa».

Con le sue tre figlie è severo o tende a viziarle?
«Sono protettivo e in generale le accontento sempre, ma con la scuola non transigo. Voglio risultati».

Quale futuro vede per loro, in Italia o all’estero?
«All’estero. Devo dire che il nostro Paese da un po’ di anni non offre molte opportunità per i giovani. Sono disposto a cambiare idea se gli scenari economici e occupazionali dovessero mutare».

È geloso delle sue donne?
«Non me ne danno motivo, ho piena fiducia in loro».

Se potesse salvare tre personaggi italiani famosi chi salverebbe?
«Salvare è un termine complicato. Diciamo che rivedrei volentieri in attività Diego Maradona (per me è napoletano quindi italiano) e mi fermo qui».

Chiudiamo tornando al suo lavoro: quale futuro vede per l’armamento italiano?
«Gli armatori sono un settore di eccellenza e stanno contribuendo alla ripresa del Paese poiché sostengono l’export e portano le nostre merci in tutto il mondo. Siamo primi nello Short Sea Shipping nel Mediterraneo e nel Mar Nero. Se riuscissimo a trovare un po’ di coesione e mettere in campo politiche di sviluppo un po’ più incisive la spinta all’economia potrebbe essere ancora maggiore». Bianca d’Antonio

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››