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«La Culmv non è un supermercato e non si divide» / INTERVISTA

Genova - Non vogliamo andare in guerra, anzi stiamo facendo di tutto per trovare un accordo perché ci diano quello che ci spetta persino per legge. Ma se qualcuno mette in discussione l’unicità della Compagnia vuole un conflitto e allora ci troverà pronti». Parola di Antonio Benvenuti, console Culmv

Genova - Non vogliamo andare in guerra, anzi stiamo facendo di tutto per trovare un accordo perché ci diano quello che ci spetta persino per legge. Ma se qualcuno mette in discussione l’unicità della Compagnia vuole un conflitto e allora ci troverà pronti». Antonio Benvenuti, console dei camalli genovesi, risponde a muso duro «alle provocazioni di Becce che peraltro sono vecchie. È dal 1987 che fanno queste proposte, ma sono sempre state respinte perché mirano a dividere la Compagnia. Becce ha fatto un altro tentavo 10 anni fa: è rimasto indietro…».

In che senso?
«Intanto non siamo mica lavoratori di un supermercato. Se Becce non ha capito che la nostra caratteristica è la flessibilità, allora non ha compreso la questione».

Bocciato il modello Coop quindi…
«Sono modelli respinti già all’epoca di D’Alessandro e la natura della Culmv è rimasta sempre la stessa: unica concentrazione del lavoro temporaneo. Loro vogliono dividere in tante cooperative la Compagnia, per favorire l’autoproduzione e la deregolamentazione del lavoro. A Genova però non funziona così».

L’agenzia sul modello- Trieste funzionerebbe?
«Ma la situazione lì era diversa: c’erano diverse imprese di appalto e l’Authority che ora gestisce l’agenzia, ha messo ordine nel caos. È un processo inverso rispetto a quello che vuole fare Becce».

Ma allora come si arriva al risanamento della Culmv?
«Guardi è semplice: noi vogliamo arrivare al pareggio. Il bilancio va approvato entro fine mese. Per compiere il percorso stiamo trattando con i terminalisti genovesi per l’adeguamento tariffario e aspettiamo l’indennizzo dall’Authority sulla formazione e sul reimpiego degli inabili, ma manca il via libera dall’avvocatura di Stato. È tutto scritto nel piano di efficientamento. Poi c’è un’indennità riconosciuta dal decreto Genova per i danni che abbiamo subito dal crollo del Morandi, perché il porto ha sofferto e quindi anche noi. Stiamo trattando. Assiterminal ammette di occuparsi di questioni nazionali e così non mi spiego l’affondo su Genova».

Becce propone un modello diverso…
«Appunto. E cosa c’entra? Qui parliamo di tariffa e lui vuole i manager. Peraltro, vista l’uscita che ha fatto, non credo lo chiameremo per questo ruolo: non ha capito bene la nostra funzione».

A proposito di tariffa: Spinelli ha detto che se tutti pagassero 240 euro, i vostri problemi sarebbero risolti.
«Perché si aggiustino i conti, la tariffa minima deve essere di 232 euro. Se la pagassero tutti, oltre ai soldi della formazione che ci spettano per legge, saremmo a posto. E Spinelli dice la verità».

Confindustria dice però che le tariffe più basse le avete contrattate voi con i terminalisti…
«Non è vero: sono frutto solo dell’operatività. A seconda dei turni e degli uomini, la tariffa si abbassa. Ed ecco perché adesso chiediamo di nuovo ai terminalisti l’adeguamento della tariffa ai valori stabiliti».

Rischiate davvero di sparire?
«Certo che no! Siamo in trattativa per chiudere il bilancio e applicare il piano, parliamo con tutti, e produciamo formazione continua. Le pare che siamo prossimi alla fine?».

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