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«Agenzia o modello Coop per salvare la Culmv» / INTERVISTA

Genova - È più animato dalla ricerca di una soluzione definitiva che dalla volontà di guerra. Ma Luca Becce, appena rieletto presidente dei terminalisti italiani, sa che la medicina che propone alla Culmv è amarissima: «Sulla Compagnia non si può andare avanti così»

Genova - È più animato dalla ricerca di una soluzione definitiva che dalla volontà di guerra. Ma Luca Becce, appena rieletto presidente dei terminalisti italiani, sa che la medicina che propone alla Culmv è amarissima: «Sono al secondo e ultimo mandato in Assiterminal, mi sento più libero - spiega al Secolo XIX/TheMeditelegraph -. Sulla Compagnia non si può andare avanti così». La ricetta per risolvere il problema passa «da un modello: quello della Coop, dove i manager dei supermercati non sono eletti». Oppure dall’agenzia del lavoro «che è una soluzione possibile». Nel mezzo Becce mena fendenti a tutti. «La mancanza di unità dei terminalisti è un problema: ognuno di loro ha un contratto diverso con la Culmv, anche se si tratta di un monopolista per legge».

Come il servizio rimorchio, ma anche lì ci sono differenze di tariffe…
«È diverso. Anche a Livorno ci sono differenze di tariffa, ma l’agenzia lo fa in base all’utilizzo: significa rispettare il senso della legge che impone equità di condizioni. A Genova invece governano altre logiche…»

Quali?
«Quelle per cui a tutti sta bene questa situazione che adesso rischia di esplodere».

Quindi Spinelli ha ragione: tutti dovrebbero pagare la stessa tariffa...
«Non servirebbe a niente: la Culmv perde a prescindere dalla quantità di lavoro e di fatturato. E poi i terminalisti devono smetterla di andare in ordine sparso, privilegiando i propri interessi immediati».

E perché?
«Perché rischiano che il problema non si risolva mai. E così facendo innescano meccanismi di paralisi. Nel 2013 abbiamo avuto l’apice di questa divisione e l’allora presidente del porto Luigi Merlo ha utilizzato questa divisione per tenere tutto fermo. Il suo secondo mandato si è chiuso senza alcuna soluzione sul tema lavoro e concessioni».

La vertenza sulla Compagnia Unica si risolve solo con l’unità dei terminalisti?
«No, anche se ritengo sia essenziale. C’è un evidente problema di gestione. Le perdite infatti prescindono dal numero di giornate lavorate e dagli avviamenti ».

Colpa del console Benvenuti?
«Ho grande rispetto per Antonio. Non è un problema di capacità personali. Bisogna però separare la gestione dalle cariche elettive: chi è eletto non riesce anche a fare le riforme. Lo dimostra la storia politica del nostro Paese».

Ha un modello in testa?
«Penso alle Coop. I soci eleggono il presidente, ma poi a dirigere i supermercati ci sono i direttori e i capi reparto. Quei ruoli mica si definiscono con le elezioni. E poi basta con la storia dell’autonomia dei lavoratori della compagnia dalle strutture organizzative dei terminal: serve più integrazione».

Lei ha proposto tempo fa l’agenzia del lavoro come soluzione. È sempre della stessa idea?
«L’agenzia è una soluzione prevista dalla legge, ma ce ne sono altre. Quella della gestione separata mi sembra efficace, a prescindere dalla forma societaria. Basta rifare lo statuto e dare le delega a un manager».

La mette giù semplice…
«Se non lo faranno, la Culmv rischia di morire…Lo dico anche ai lavoratori: volete davvero continuare a far parte di questo balletto in cui ogni anno il console deve andare con il cappello in mano a chiedere i soldi per ripianare il bilancio? Io credo sul serio alla dignità dei lavoratori».

Nella pantomima del balletto ci siete anche voi terminalisti…
«Mi assumo le mie responsabilità e per questo che chiedo unità alla categoria. Assiterminal si occupa però delle questioni nazionali: se i terminalisti genovesi vorranno il nostro supporto, noi ci saremo. Altrimenti ne prenderò atto, ma ho il diritto di esprimere la mia opinione ».

E il ruolo dell’Authority in questa sua riforma?
«È quello di governo del processo. Sono pagati per questo e hanno le competenze. Non possono sempre approfittare delle divisioni dei terminalisti per non fare nulla».

Ma come pensa di arrivare al modello coop?
«Se istituzioni, Regione e Authority, contando sull’unità degli operatori, chiedessero una legge speciale per Genova, si potrebbero avere i soldi per lo scivolo degli inabili, generando un organico interamente abile al lavoro. In cambio la Culmv dovrebbe però garantire di accettare il nuovo modello di gestione».

I terminalisti genovesi dovrebbero pagare per ripianare il bilancio della Culmv? «Francamente: continuare a pagare senza una prospettiva non ha senso. A cosa serve? L’anno prossimo saremo di nuovo punto e a capo. Quando con il massimo della capacità lavorativa, perdi quattro milioni di euro, non puoi più andare avanti facendo finta di niente».

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