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Genova-Savona, il porto avrà il suo digital twin / IL CASO

Genova - La presidente del “competence center” Start 4.0, Paola Girdinio, dice che sarà «un varco virtuale mai visto in Italia, un modello tridimensionale del varco che riprodurrà in 3D l’infrastruttura e che una rete di sensori aggiornerà con i movimenti di navi, container, mezzi, persone, condizioni meteo».

Genova - Il futuro dei porti di Genova e Savona ha deciso di affacciarsi sul lungomare di Vado Ligure dove il colosso danese Maersk e i cinesi della Cosco sono agli ultimi ritocchi della loro nuova piattaforma container, inaugurazione prevista il 12 dicembre, e dove nel 2020 dovrebbe sorgere anche il prototipo del “digital twin”, il gemello digitale dello scalo. La presidente del “competence center” Start 4.0, Paola Girdinio, dice che sarà «un varco virtuale mai visto in Italia, un modello tridimensionale del varco che riprodurrà in 3D l’infrastruttura e che una rete di sensori aggiornerà con i movimenti di navi, container, mezzi, persone, condizioni meteo e con ogni altra informazione utile». Il gemello digitale del porto sarà il primo atto del “centro di competenza” Start 4.0, la nuova struttura di ricerca pubblico-privata, co-finanziata dal governo, che sta nascendo in Liguria attorno al tema della sicurezza delle infrastrutture e che mette insieme aziende del territorio, l’Università di Genova, l’Istituto italiano di tecnologia e, nel ruolo di coordinatore, il Cnr.

Il primo porto d’Europa, Rotterdam, sta costruendo qualcosa di simile, un porto virtuale che grazie al costante afflusso di dati raccolti dai sensori e masticati dagli algoritmi sappia prevedere, per esempio, il tempo di navigazione di una nave date le condizioni meteo e il suo preciso orario di accosto. L’Autorità portuale di Genova e Savona vuole cominciare con Vado per poi, se l’esperimento avrà successo, allargarsi a tutti i suoi terminal. Il gemello digitale avrà la forma di un videogame, un mondo virtuale che i tecnici del porto avranno a disposizione su computer e palmari. Sarà il Rina, uno dei partner del “centro di competenza”, a dirigerne la creazione. Da qualche anno il Rina è impegnato già in progetti simili.

Il Registro navale oggi è un gruppo con 3.700 dipendenti, 440 milioni di fatturato, 51 milioni di utili e una crescente attività tecnologica. Giovanni Gambaro è il responsabile del settore “innovazione digitale”, un gruppo di una ventina di informatici e ingegneri informartici con il compito di realizzare gemelli digitali di stabilimenti industriali o di navi. Uno dei loro prodotti è Cube, che Gambaro illustra con la riproduzione in 3D, sullo schermo del suo computer, di un impianto petrolchimico. «È l’impianto di un nostro cliente, ricostruito con la tecnica dell’aero-fotogrammetria, una sequenza di immagini riprese da un drone». Su Cube l’azienda Smart-Track, nata nei laboratori dell’Università di Genova, ha creato un’applicazione che permette ai lavoratori dell’impianto, in caso di pericolo, di individuare in fretta le vie di fuga.
Un’altra versione della tecnologia del Rina permette di monitorare altri tipi di infrastrutture. Sullo schermo di Gambaro scorrono immagini di moderni mulini a vento: «Questa è la riproduzione fedele di un impianto eolico, per un nostro cliente. I dati raccolti dai sensori e la loro analisi gli consentono di decidere, a una data forza del vento, quante turbine azionare, o di prevedere i guasti». Un altro strumento ancora, Optimum, ricostruisce l’interno di una nave. «Su ogni nave bene equipaggiata ci sono sensori che rilevano accelerazioni, vibrazioni, potenza del motore. Caratteristiche che possono variare in presenza di guasti. Nel simulatore, invece, non variano mai. Il confronto tra il simulatore e la realtà, ci dice che qualcosa sulla nave non va, e aiuta a individuare i problemi, prima che sia troppo tardi».

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