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«Gli armatori non rispettano i patti? La protesta li inseguirà dappertutto» / INTERVISTA

Genova - Il segretario generale dell’International Workers’ Federation Padraig “Paddy” Crumlin a Genova. «Lo sciopero dei portuali italiani il 23 maggio riguarderà i lavoratori di ogni parte del mondo».

Genova - «C’è un accordo internazionale, e questo accordo dice che rizzaggio e derizzaggio sono lavori dei portuali, non dei marittimi. Se ci sono armatori che sfruttano i propri lavoratori, che fanno concorrenza sleale, che non rispettano questo accordo, noi aspetteremo questi stessi armatori nei loro porti». Padraig “Paddy” Crumlin arriva in Italia con lo Stato maggiore dell’International Workers’ Federation (la federazione internazionale che riunisce sindacati di portuali, marittimi, camionisti e personale aereo di quasi 150 Paesi diversi) in vista dello sciopero dei portuali del 23 maggio per dire che di fronte a uno shipping sempre più multinazionale, con le mani su navi, porti e retroporti in ogni angolo del mondo, chi lavora in banchina deve rispondere con una rete di solidarietà altrettanto internazionale perché, sintentizza Davide Traverso, segretario regionale ligure della Fit Cisl, «in questo contesto il solo sindacato nazionale avrà difficoltà».

Australiano, leader dell’Itf dal 2010, Crumlin è ricevuto nella Sala Chiamata della Compagnia Unica dal console Antonio Benvenuti, insieme a Livia Spera, Acting Secretary General dell’Etf (la federazione europea dei trasporti), il rappresentante italiano dell’Itf Francesco Di Fiore, e i numeri uno nazionali e regionali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, che sono tornati sulle motivazioni per cui i portuali incroceranno le braccia la prossima settimana: non c’è solo lo stallo della trattativa per il rinnovo del contratto, ma la preoccupazione verso un mondo che cambia, nel quale il lavoro portuale rischia di essere sempre più schiacciato: «All’ultima trattativa - dice Benvenuti -: l’armatore è arrivato, ha chiesto uno sconto del 30% sulla nostra manodopera, in alternativa ha messo sul tavolo l’autoproduzione». Crumlin scuote la testa: «Ogni pezzo di merce che arriva in porto deve essere gestito dai portuali. Questo vale a Genova come a Los Angeles, San Francisco, Tokyo, Hong Kong o il Regno Unito. Il messaggio che dobbiamo dare è uno solo: i portuali fanno i portuali, i marittimi fanno i marittimi. Gli armatori devono capire che siamo un’unica grande famiglia internazionale, e che il nostro lavoro, che ha radici storiche antiche, deve essere rispettato. Altrimenti, li aspettiamo». L’avanzata delle multinazionali dello shipping è trainata dalle regole dell’economia: in Italia si sciopera anche per l’atteggiamento di governi ed enti di controllo locali (Autorità di sistema in primis) considerati rispettivamente assenti e passivi di fronte a questo fenomeno.

Prova ne è, spiega Marco Odone, segretario generale della Uiltrasporti, l’atteggiamento ondivago delle Adsp di fronte all’istituzione dell’organico porti: « Politici e autorità hanno l’obbligo di far rispettare la legge - commenta Crumlin - e chi è preposto a controllare, deve adempiere a questi controlli. Quindi, a livello nazionale, è necessario chiedere nel quadro della legge la giusta protezione per tutti i portuali». Ma anche di fronte alla legge, spiega Natale Colombo, della segreteria nazionale Filt Cgil «spesso le Adsp ne danno un’interpretazione a seconda delle necessità, in un momento di grande forza delle lobby armatoriali». Più facile vigilare nei grandi porti dove i gruppi di lavoratori possono coalizzarsi, rispetto alla maggioranza degli scali italiani, dove ci sono realtà più piccole, esposte e frammentate: «Per questo siamo qui - dice Crumlin -. Per fare pressione sugli armatori, per far sì che ogni singola nave che entri in Italia possa aderire all’accordo Itf, e attaccheremo a livello internazionale chi non rispetta questi accordi».

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