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Naufragio Norman Atlantic, presente in aula solo l’armatore Visentini

Bari - Alla prima seduta dell’udienza preliminare del processo per il naufragio della motonave era presente nell’aula bunker del tribunale di Bitonto, in provincia di Bari, Carlo Visentini, armatore, uno degli imputati principali.

Bari - «La società ha perso ben quattro autobus nell’incendio. Riteniamo che i danni si sarebbero potuti contenere, senza voler con ciò sindacare l’attività utile e tempestiva delle autorità italiane. Probabilmente, anche a causa delle avverse condizioni meteo, i soccorsi hanno subito un rallentamento significativo. Ovviamente questo è un giudizio di tipo prognostico, ex post. Al di là delle perdite umane gravissime, anche i danni materiali e le perdite patrimoniali si sarebbero potute contenere». Lo ha detto, parlando con i giornalisti, l’avvocato Antonio Marino, del foro di Roma, a margine del processo per il naufragio della motonave Norman Atlantic del 27 dicembre 2014, di cui ieri è iniziata l’udienza preliminare nell’aula bunker del tribunale di Bitonto, in provincia di Bari. Il legale rappresenta la KappaTur, società di Istanbul che opera nel trasporto passeggeri tra Turchia e Italia. «È facile parlare a distanza di tempo, certo è che le condizioni complessive non erano facili», ha aggiunto rispondendo a una domanda circa i soccorsi. «Era un mare molto forte, ai limiti della praticabilità quella notte. Ovviamente il processo serve a questo, a stabilire se la macchina dei soccorsi ha funzionato e, ancora prima, se la macchina dell’intervento a bordo della nave ha funzionato che è l’aspetto ancora più interessante ai fini processuali». Se ci fossero troppi mezzi a bordo «lo accerterà il processo».

Alla prima seduta dell’udienza preliminare del processo per il naufragio della motonave era presente nell’aula bunker del tribunale di Bitonto, in provincia di Bari, Carlo Visentini, armatore, uno degli imputati principali. Nel disastro morirono dodici persone, di altre diciannove non sono mai stati trovati i cadaveri. Sono contestati, a vario titolo, i reati di cooperazione colposa in naufragio, omicidio colposo e lesioni colpose plurime, oltre a numerose violazioni sulla sicurezza e al codice della navigazione.
Visentini, rappresentante legale della società, era l’unico imputato presente nell’aula bunker del tribunale di Bitonto. La prossima udienza è stata fissata al 21 maggio quando il giudice per le udienze preliminari Francesco Agnino dovrà decidere sulle richieste di costituzione di parte civile.

«Questo è il peggior disastro marittimo dopo la Moby Prince e la Costa Concordia. È stata ricostruita una parte della verità ma con molte zone d’ombra. Le spinte per non farci fare il processo ci sono». È il commento dell’avvocato Massimiliano Gabrielli, che rappresenta 35 passeggeri greci e albanesi che hanno chiesto di costituirsi parte civile nell’udienza preliminare iniziata questa mattina sul naufragio Norman Atlantic. «Sono passati quattro anni dal naufragio e a distanza di quasi un anno e mezzo dalla fine dell’incidente probatorio, quindi della perizia, la nave è rimasta sequestrata come doveva, come è stato per la Concordia che è rimasta sequestrata dentro il mare fino alla fine degli accertamenti» ma poi, dice il legale - «è stato disposto incredibilmente il dissequestro a una settimana dall’inizio del processo penale, la nave adesso sarà portata via e rottamata, fatta sparire velocemente impedendo ogni ulteriore accertamento». «Questo processo - continua il legale - mette in discussione un sistema di trasporto a mare, del traghetti per trasporto auto e passeggeri, perché noi sosteniamo che siano indifendibili da certi incendi e questo un supplemento di perizia l’avrebbe potuto dimostrare».
L’avvocato ricorda che «a bordo c’erano troppi mezzi, come ha già accertato la perizia, il traghetto era stato caricato all’inverosimile, è partito con mare in tempesta, le operazioni di rizzaggio sono state eseguite in modo approssimativo e soprattutto, ai fini di lucro, sono stati sistematicamente caricati tir frigorifero in misura nettamente superiore alla disponibilità delle prese della nave. Questo è all’origine dell’incendio, perché è stata consentita la navigazione con dei tir con motore a scoppio in moto».

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