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«Caos Ici? In Italia manca la politica portuale»

Genova - La sentenza della Cassazione relativa all’applicazione dell’Ici su aree scoperte in concessione al terminal Psa di Pra’, ha un valore e una gravità che vanno ben oltre il caso specifico, pure rilevante per la sua consistenza economica. È la convinzione Consiglio direttivo di Assiterminal

Genova - La sentenza della Cassazione relativa all’applicazione dell’Ici su aree scoperte in concessione al terminal Psa di Pra’, ha un valore e una gravità che vanno ben oltre il caso specifico, pure rilevante per la sua consistenza economica.

È la convinzione del Consiglio direttivo di Assiterminal, che torna sull’ordinanza della Corte Suprema depositata in cancelleria alla fine della scorsa settimana: in quella sentenza «viene plasticamente rappresentata l’assenza di una politica per la portualità in grado di dare regole certe, omogenee su tutto il territorio nazionale, a chi decide di investire in quel settore, i terminalisti portuali in primis. È una regola fondamentale della economia in tutto il mondo quella che vuole che la competizione economica, la concorrenza tra imprese, sia giocata con parità di condizioni tra i concorrenti. Ma è una regola che non vale per i porti di questo Paese, perché molti governi passati e presenti non hanno saputo, prima ancora che voluto, sconfiggere i localismi che hanno fatto sì che ciascun porto facesse repubblica a sé, applicando le stesse norme interpretandole sino a farle diventare del tutto diverse, addirittura contrastanti, da realtà a realtà».

Per l’associazione dei terminalisti italiani, non è ovviamente solo questione di norme secondarie, i due casi più macro riguardano le norme che regolano i regimi concessori e i criteri per la definizione dei canoni, o che influenzano l’organizzazione del lavoro; insomma regole fondamentali per disciplinare la corretta competizione.

«Si fa un gran parlare di semplificazione legislativa e di certezza delle norme - dice il direttore generale di Assiterminal, Luigi Robba - e non si riesce a operare per definire un perimetro certo alla iniziativa dell’Autorità di regolazione dei trasporti, rischiando di generare un ulteriore fattore di competenza e di complicazione sulle responsabilità delle istituzioni cui è preposta la titolarità sull’utilizzo del demanio e sulle concessioni. Due anni fa è stata varata una riforma della governance della portualità che avrebbe dovuto dare un approccio omogeneo alle politiche per lo sviluppo infrastrutturale e portuale. Quella riforma è inattuata nei suoi obiettivi e strumenti. La riduzione delle Autorità portuali con la creazione delle Autorità di sistema non ha avuto alcun effetto sulla armonizzazione delle norme di cui sopra. Anzi, siamo al paradosso che in molti casi nella stessa Adsp convivono regole contraddittorie nei due ambiti portuali aggregati».

«Il tavolo nazionale di coordinamento dei presidenti di Adsp - concludono da Assiterminal - che avrebbe dovuto avere una funzione fondamentale nell’indirizzo degli investimenti infrastrutturali, non risulta stia operando. Quello che non ci siamo mai fatti mancare sono convegni, annunci, propaganda, discussioni teoriche ed esercitazioni giuridiche. Con questo patrimonio e armamentario si pensa che la portualità italiana sia in grado di affrontare il futuro?».

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