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«Banchine, l’Ici va pagata». Stangata sul terminal di Genova Pra’

Genova - Il Psa Terminal di Pra’ dovrà pagare l’Ici-Imu sulle aree scoperte, relative agli anni che vanno dal 2002 al 2006, per una cifra stimabile intorno ai due milioni di euro. Lo dice la Cassazione.

Genova - Il Psa Terminal di Pra’ dovrà pagare l’Ici-Imu sulle aree scoperte, relative agli anni che vanno dal 2002 al 2006, per una cifra stimabile intorno ai due milioni di euro. Questi in sintesi gli effetti dell’ordinanza della Corte di Cassazione depositata il 12 aprile, che ribaltando quattro sentenze delle Commissioni tributarie del 2014, dà ragione al Comune di Genova, che dall’amministrazione Pericu in avanti ha aperto un contenzioso con i terminalisti dello scalo ligure per poter incassare l’imposta sugli immobili, non solo relativa alle aree coperte (su cui non c’è vertenza) ma anche ai piazzali.

Una vittoria per il Comune, difeso dall’avvocato Sara Armella, ma anche l’ennesimo capitolo di una vicenda che, di sentenza in sentenza, si fa sempre più controversa. Nelle nove pagine dell’ordinanza, i giudici guidati dal presidente Domenico Chindemi fanno sostanzialmente emergere il principio secondo cui «le aree scoperte di un terminal portuale, destinate all’esercizio di un’attività imprenditoriale, come nella specie, e produttive di reddito, costituiscono unità immobiliari ai fini Ici».

Per il momento né il Psa Terminal (al tempo dei fatti contestati si chiamava Vte, ma la società è la stessa) commenta l’ordinanza, né l’associazione dei terminalisti (Assiterminal), anche se dall’ambiente portuale trapela una certa «meraviglia» per questa ordinanza (che nell’ambito della Cassazione, è un atto assimilabile alla sentenza, cambia nei fatti il percorso con cui si arriva alle conclusioni) alla luce della Finanziaria 2018, che chiarisce come banchine e terminal, proprio se funzionali a operazioni e servizi portuali, dovranno essere accatastati in modo da non essere soggetti al pagamento dell’Imu, ma solo a partire dal 2020.

«Sono conflitti che abbiamo ereditato dalle precedenti amministrazioni - dice l’assessore al Bilancio del Comune di Genova, Pietro Piciocchi -. Sono contento per il fatto che non dobbiamo effettuare rimborsi a favore di nessuno, ma va anche detto che queste sentenze sono frutto di un’enorme confusione normativa in materia, che sappiamo essere non applicata in maniera univoca in tutta Italia. Quello delle banchine non è l’unico caso: proprio per questo in Consiglio abbiamo approvato due settimane fa, per superare l’impasse almeno a livello locale, un regolamento sulle liti fiscali pendenti».

In effetti, nei mesi scorsi la Cassazione aveva già ribaltato le sentenze della Commissione tributaria regionale a sfavore del Consorzio Bettolo (titolare di concessione peraltro solo dallo scorso giugno), mentre a Venezia, ma presso la Commissione tributaria, il terminal passeggeri ha ottenuto sentenza favorevole al non pagamento dell’Imu sulle aree scoperte. Va detto che nel 2015 fu la stessa Cassazione ad accogliere invece il ricorso di due terminalisti triestini (Grandi Molini e Terminal Frutta) contro il pagamento dell’Ici-Imu sulle aree scoperte, confermando in quel caso i due gradi di giudizio nelle sentenze precedenti, e risalendo fino al 2012 si può ricordare un giudizio dello stesso segno a favore del Terminal Darsena Toscana. Il risultato finale però è che a Genova l’Ici-Imu arretrata deve essere pagata dai terminalisti, negli altri porti no.

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