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Via della Seta, gli Usa all’Italia: «Attenzione, l’accordo è poco chiaro»

Houston - Dagli Usa arriva un nuovo forte monito all’Italia sull’intesa commerciale che il nostro Paese si appresta a firmare con la Cina.

Houston - Dagli Usa arriva un nuovo forte monito all’Italia sull’intesa commerciale che il nostro Paese si appresta a firmare con la Cina. A parlare è il segretario di Stato, Mike Pompeo, che, senza mezzi termini, definisce l’accordo «opaco» ed esorta l’Italia «a fare attenzione» prima di firmare atti che, oltre a non essere economicamente sostenibili, potrebbero risultare contrari al «rispetto della sovranità e dello Stato di diritto». Pompeo - a Houston, in Texas, per partecipare alla conferenza economica Ceraweek - affida le sue preoccupazioni all’Agi attraverso un portavoce: «Gli Stati Uniti esortano l’Italia a vagliare con attenzione gli accordi sugli scambi, sull’investimento e sugli aiuti commerciali per essere certi che siano economicamente sostenibili, operabili in base ai principi dell’apertura e dell’equità del libero mercato, nel rispetto della sovranità e delle leggi». Già nei giorni scorsi Washington aveva manifestato il suo malumore per la partecipazione italiana alla Belt and Road Initiative (Bri), il progetto cinese di una Via della Seta contemporanea tra Europa, Africa e Asia con una rete di collegamenti infrastrutturali, marittimi, terrestri. Si tratta di un ambizioso investimento di almeno 900 miliardi di dollari che rischia di mettere Pechino in una posizione di forte egemonia nel Vecchio Continente. Il premier, Giuseppe Conte, ha annunciato nei giorni scorsi che, in occasione della visita a Roma del presidente cinese, Xi Jinping, in programma tra il 22 e il 24 marzo, sarà firmato un Memorandum of understanding fra Italia e Cina.

«Ci preoccupano l’opacità e la sostenibilità della Belt and Road Initiative», avverte il capo del dipartimento di Stato Usa, ammettendo che il nodo è geopolitico e strategico. «Anche nelle economie sviluppate - spiega all’Agi - gli investimenti diretti statali possono essere caratterizzati da corruzione e non mettere al primo posto lo sviluppo economico generale. Non bisogna ignorare che il vero nodo che la Bri presenta nella sua attuale forma poco chiara e asimmetrica è il fatto che il progetto comprenda set di standard e principi differenti», insiste il capo della diplomazia americana. In ballo ci sono gli equilibri internazionali, malgrado le rassicurazioni di Palazzo Chigi sul fatto che nessuna regola commerciale ed economica verrà intaccata dall’accordo quadro con Pechino. Pompeo riconosce all’Italia il diritto di realizzare infrastrutture di alta qualità migliorando le connessioni con altri Paesi. Ma avverte che «questo processo può avvenire solo mantenendo la propria sovranità. Solo a queste condizioni - conclude - le alleanze con altri Stati posso giocare un ruolo positivo per realizzare i propri obiettivi economici e garantire uno sviluppo sostenibile».

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