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Concessioni nei porti, i terminal mettono sotto accusa la maxi-proroga

Genova - Dopo Assoporti, anche i terminalisti italiani chiedono un intervento legislativo del governo per chiarire il controverso passaggio della legge di Bilancio.

Genova - Dopo Assoporti, anche i terminalisti italiani chiedono un intervento legislativo del governo per chiarire il passaggio della legge di Bilancio (precisamente il comma 682 dell’unico maxi-articolo che compone la norma) che, prolungando le concessioni demaniali marittime di 15 anni, rischia di bloccare le banchine italiane.

Proprio la Regione Liguria il mese scorso è uscita con una circolare nella quale viene esplicitato che la proroga scatta in automatico, indipendentemente che si tratti «di attività turistico ricreative» o di «servizi pubblici, servizi e attività portuali e produttive», seppure contestualmente «non possono essere rilasciate concessioni né ampliamenti su aree al momento libere»: con il rischio di bloccare alcuni investimenti importanti (riqualificazione Henneqbique a Genova, Waterfront alla Spezia).

«Così com’è, si tratta di una norma iniqua e irrazionale, che dubito sia stata scritta da un demanialista - spiega Luigi Robba, direttore di Assiterminal -. Il comma 682 non è chiaro, e si presta a interpretazioni, come abbiamo visto nel caso della Liguria, e rischia di prestare il fianco a qualche leguleio, a qualche avvocaticchio in cerca di cause facili. Eppure basterebbe risalire fino al comma 678 dello stesso articolo, per capire che la legge non fa riferimento ai terminal portuali. Il comma 682, nello specifico, rimanda all’articolo 1 del decreto convertito con la legge 494 del 1993, che elenca su quali beni demaniali può essere rilasciata una concessione dello Stato. Il ministero dei Trasporti potrebbe inserire una norma intepretativa nella quale, ad esempio, si aggiunge il riferimento all’articolo 7 di quello stesso decreto, che in sostanza stabilisce come gli enti portuali (oggi Autorità di sistema portuale) possano disciplinare le concessioni in modo differente nei territori delle proprie circoscrizioni».

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