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L’ortofrutta in Italia vale almeno 14 miliardi / FOCUS

Genova - Settore sempre più strategico. I primi dieci paesi verso cui si esporta l’ortofrutta italiana sono europei.

Genova - Il 2018 si è chiuso con un aumento dell’1,5% della produzione agricola italiana e del 2,0% del suo valore aggiunto, secondo gli ultimi dati dell’istituto nazionale di Statistica.

A un calo nella prima metà dell’anno è seguita una ripresa dal terzo trimestre. Il fatturato del settore ortofrutticolo è attestato a circa 14 miliardi di euro. Alcuni settori come gli agrumi e l’olio hanno però risentito delle gelate, ad esempio la produzione olivicola in Puglia e parte della Calabria. E così, come aveva già sottolineato Confagricoltura, alcuni comparti, come le produzioni olivicole e quelle agrumicole hanno avuto una battuta d’arresto, particolarmente incisiva per l’olio (-36,9%).

Le esportazioni di prodotti freschi e trasformati, secondo i dati di Confagricoltrua, sono state di 8,3 miliardi, con un lieve aumento rispetto al 2017. Il solo fresco, ossia frutta e ortaggi, rappresenta una quota di 5,2 miliardi di euro. Pur avendo subito un calo, continua a essere il primo prodotto di esportazione nell’agroalimentare italiano, anche maggiore del vino.

Le esportazioni italiane sono dirette soprattutto verso l’Europa, per la natura della produzione deperibile, che si rivolge a un mercato di prossimità, in un raggio fino a 2 mila chilometri. I primi dieci paesi verso cui si esporta l’ortofrutta italiana sono europei. I dati del 2017 mostrano aumenti verso Spagna (+12%), Polonia (+11) e Francia (+9). In calo invece il Regno Unito (-6), quasi a anticipare la Brexit.

Il 30 per cento delle esportazioni è diretto verso la Germania. Per questo c’è un forte interesse degli operatori italiani per la fiera Fruit Logistica di Berlino. Ogni anno, in questa occasione, Confagricoltura organizza un evento all’ambasciata italiana a Berlino, un momento di riflessione per fare il punto sulle dinamiche del settore. Alla fiera, circa un quarto dei 2.700 espositori sono italiani.

Secondo Confagricoltura c’è una forte preoccupazione da parte dei produttori di ortaggi italiani per l’evoluzione della Brexit, perché non si sa ancora come sarà gestita, se ci saranno nuove regole, dazi o nuovi protocolli. Inoltre permane la preoccupazione di Confagricoltura per il peggioramento della ragione di scambio: i costi sostenuti dagli agricoltori sono aumentati del 4,4% in termini di prezzi, mentre i prezzi dei prodotti agricoli sono aumentati solo dell’1,4% in complesso. Non riparte decisamente neanche l’occupazione, che registra solo un modesto +0,2%, anche se più significativo è l’aumento dei lavoratori dipendenti su base annua. Insomma il 2018 si chiude con un bilancio che, in attesa comunque dei dati definitivi, per i produttori è positivo, ma con l’evidenza di una situazione particolarmente difficile per alcuni comparti con alcuni segnali negativi, come la preoccupante divaricazione dei prezzi costi-ricavi, che ha inciso negativamente sul fronte della competitività delle imprese.

Dal canto suo Fruitimprese ha acceso lo scorso anno il campanello d’allarme per l’aumento delle importazioni. Il presidente Marco Salvi ha spiegato che negli ultimi 18 anni l’Italia ha perso volumi importanti di prodotto esportato, mentre ha accresciuto le importazioni in maniera esponenziale. L’import è cresciuto in valore del 142,5%, con un aumento di 1 milione di tonnellate di prodotti in più. L’import di agrumi è cresciuto in valore del 214%, quello di legumi e ortaggi del 114,5%. Si tratta di prodotti in diretta concorrenza coi nostri, provenienti da Paesi nostri competitori sui mercati internazionali. Nello stesso periodo l’Italia ha esportato quasi 100 mila tonnellate in meno di legumi e ortaggi e ha perso 73 mila tonnellate di frutta fresca.

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