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«Liguria, alla Regione autostrade e ferrovie»

Genova - La Liguria vuole sfruttare la scia dell’autonomia. E ha fatto i compiti per inserirsi nella corsa aperta da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Con una proposta leggera rispetto alle grandi regioni del Nord ma mirata su nodi cruciali del territorio

Genova - La Liguria vuole sfruttare la scia dell’autonomia. E ha fatto i compiti per inserirsi nella corsa aperta da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Con una proposta leggera rispetto alle grandi regioni del Nord (le richieste riguardano cinque materie concorrenti, contro le 23 del Veneto e della Lombardia e le 15 dell’ Emilia Romagna) ma mirata su nodi cruciali del territorio: primo fra tutti, la gestione diretta delle concessioni autostradali (senza nazionalizzazioni). E poi i porti, la sanità e la gestione dell’ambiente. Con una delibera nell’ultima sessione di giunta, Giovanni Toti ha approvato il documento di sintesi a cui hanno lavorato per mesi i “saggi” della vicepresidente Sonia Viale, il comitato scientifico di cui fanno parte tra gli altri il professore di diritto Lorenzo Cuocolo e l’assessore comunale al bilancio di Genova, Pietro Piciocchi.

La sintesi è stata mandata ai capigruppo di tutti i partiti del consiglio regionale e al Consiglio delle autonomie locali (Cal) che dovranno esprimersi sul testo, così come le parti sociali (sindacati e associazioni imprenditoriali). Una volta incassati i pareri, la Regione spera prima del 15 febbraio, si potrà approvare il documento per il negoziato con il governo ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione.


INFRASTRUTTURE E PORTI
Il documento elaborato dai tecnici e dalla vicepresidente della Regione è un elenco di richieste di “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”, motivate dalle peculiarità territoriali e storiche della Regione. Una novità del documento è che è scomparsa la richiesta di trattenere in Liguria l’Iva portuale, bandiera (un anno fa) dell’oggi viceministro Edoardo Rixi. Ma è sulle reti di trasporto la vera partita dell’autonomia ligure: viene chiesto il trasferimento alla Regione delle infrastrutture autostradali (per i tratti liguri) e delle competenze di programmazione, progettazione e regolazione. Di fatto,sarebbe la realizzazione del piano di Toti sulle autostrade liguri, senza scontri con i concessionari. Con la conseguenza di poter definire tariffe e introitare i canoni. Allo stesso modo, viene chiesto il trasferimento delle infrastrutture ferroviarie al demanio regionale. Anche per i porti, la richiesta è di trasferire alla competenza regionale tutti i demani portuali e anche la regolamentazione dell’assetto del sistema portuale e del sistema di governance. L’obiettivo è arrivare ad una sola Authority regionale «con una radicale riforma degli assetti gestionali» per renderla più simile ai porti del Nord Europa.


AMBIENTE E DEMANIO
Il primo punto,
anche il più corposo, riguarda le tematiche ambientali, sotto le quali sono state messe anche richieste del settore urbanistico e abitativo. Si parte dall’organizzazione e gestione del servizio idrico e del ciclo dei rifiuti e si arriva alle bonifiche di siti “di interesse regionale” su cui poter legiferare in autonomia. Importante anche il punto relativo alla competenza regionale su tutti i procedimenti di valutazione ambientale (Via e Vas) relativi a progetti localizzati in Liguria. In particolare si riferisce a porti, porticcioli, terminal marittimi, parcheggi interrati. Viste le numerose emergenze e i disastri ambientali accumulati in Liguria negli ultimi anni, anche il punto relativo alla “determinazione e riconoscimento del danno ambientale” ha una ricaduta non da poco.

C’è poi la richiesta di trasferimento dei beni del demanio marittimo alla Regione (con relativi canoni); la potestà legislativa esclusiva in ambito di alloggi delle case popolari ma anche sulla determinazione del contributo di costruzione o dei limiti di densità edilizia, altezza degli edifici, standard urbanistici. Non poteva mancare un punto relativo alla caccia, viste le innumerevoli impugnative al Tar delle varie modifiche alla legge regionale: la Regione ora vuole poter definire i livelli minimi di tutela ambientale e i regolamenti.


SANITÀ, CULTURA E SCUOLA
La sanità è già una materia su cui le regioni dicono la loro, ma la Liguria vuole un’autonomia reale e non con i pesanti vincoli di spesa e gestione dello Stato. Chiede quindi di potersi gestire il governo dell’offerta pubblica e privata, l’assistenza territoriale, i percorsi assistenziali e soprattutto “il sistema tariffario di rimborso degli erogatori pubblici e privati e la compartecipazione alla spesa degli assistiti”.

La Regione punta al coordinamento della valorizzazione dei beni culturali in Liguria «sia di proprietà pubblica che privata». Una mossa che consentirebbe, secondo i saggi, un incremento di servizi aggiuntivi e di accessibilità ai vari siti, con la formazione di “sistemi museali regionali e cittadini”. Per la scuola, la Liguria chiede piena autonomia sul diritto allo studio con un fondo pluriennale, senza arrivare a farsi carico di tutto il personale scolastico come vogliono invece Lombardia e Veneto. E la potestà esclusiva sulla programmazione degli Istituti tecnici superiori. Per le politiche del lavoro, la Regione punta a gestire in autonomia i fondi dei programmi nazionali (Garanzia Giovani, Pon Inclusione, assegno di ricollocazione) e il fondo nazionale per i disabili.

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