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«Livorno al via con la logistica integrata» / INTERVISTA

Gargiulo: «Lo scalo toscano vuole investire in strutture per la maturazione e il confezionamento».

IL PORTO di Livorno ha una lunga tradizione nel settore dei traffici refrigerati e ortofrutticoli. Oggi, uscito dalla fase di trasformazione che ha visto il passaggio dalle navi stiva ai container reefer, sono tre le strutture che accolgono questo tipo di traffici: il Terminal darsena Toscana (Tdt) con le sue prese per lo stoccaggio dei container refrigerati; il Livorno reefer terminal (Lrt), nato nel 2011 per accogliere navi stiva ma oggi orientato soprattutto verso l’entroterra; e l’interporto Vespucci, che ospita 10 mila metri quadrati di magazzini refrigerati. Quando arriva un container reefer, prima passa nel piazzale di banchina attrezzato con oltre centro plugin elettrici, poi viene smistato o verso le strutture vicine, ossia appunto Lrt e Vespucci, oppure direttamente verso i mercati di destinazione del Centro e del Nord Italia. Non è quindi occasionale la presenza a Berlino dell’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale, che riunisce i porti di Livorno e Piombino.

«Dal 6 all’8 febbraio - spiega Gabriele Gargiulo, dirigente dell’ufficio promozione e studi dell’Authority - saremo a Berlino, come negli anni passati. Il 7 febbraio alle 11 organizzeremo con Tdt-Gip un workshop nello stand del padiglione 25, assieme a compagnie di navigazione, spedizionieri e Lrt. L’interesse per questo settore è forte. Saremo presenti per dialogare con altri operatori, affiancando il nostro marketing istituzionale al marketing commerciale degli operatori portuali toscani».

Come è cambiato il settore?

«Negli anni Novanta l’ortofrutta viaggiava sulle navi stiva, per le quali c’erano banchine dedicate. I grandi gruppi si erano distribuiti nei porti del Tirreno, con Dole a Livorno, Chiquita a Genova, Delmonte a Savona e Bonita a Salerno. Poi si è passati dalle navi tradizionali ai container. In stiva oggi arriva poca merce, che a Livorno raggiunge il Reefer terminal, soprattutto proveniente dal Sud America. Il magazzino del terminal è vicino alla banchina pubblica».

Quali sono i tipi di prodotti che passano per il porto di Livorno?

«Prevalentemente banane, ma anche ananas e frutta stagionale, come pere mele e uva dal Sud America. La stagione da febbraio a maggio è quella con il volume maggiore. Le destinazioni sono l’Italia, prevalentemente Nord Est e Centro, e qualcosa va anche in Europa. E’ tutto traffico di importazione, mentre le esportazioni italiane viaggiano via terra».

Che programmi ha il porto nel settore refrigerato?

«Verranno costruiti nuovi magazzini presso l’interporto, destinati ai prodotti congelati (-18 gradi). In un primo momento si costruiranno circa 3 o 4 mila metri quadrati, poi sarà possibile ampliarli. L’obiettivo è aggiungere all’utilizzo dei magazzini anche la logistica integrata con attività come il confezionamento o come la maturazione delle banane. Il problema è essere competitivi sui costi e poi prendere contatti con eventuali clienti. A Berlino ci sono incontri per conoscere l’evoluzione del traffico della frutta e delle tecniche d’immagazzinamento».

A Livorno esiste già qualche attività di questo tipo?

«Per il momento abbiamo lo stoccaggio di frutta e altre merci deperibili. Se il progetto andrà avanti, verranno realizzati magazzini per la maturazione e impianti per il confezionamento. A Livorno c’è possibilità di ampliamento grazie agli spazi disponibili. Gli operatori hanno già aree in concessione per ampliare l’attività, ma se non basterà valuteremo di attrezzare anche altre zone del porto e dell’interporto».

Qual è la partecipazione dell’Authority nell’interporto Vespucci?

«Oggi siamo al 10%, ma c’è il progetto di superare il 30% nei prossimi mesi. Consideriamo il Vespucci un vero retroporto e così lo vendiamo alle fiere insieme alle banchine».

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