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Il porto di Genova ora punta sulla Zes

Genova - Per il momento, a Genova è prevista la Zona logistica speciale, così come scritto sul decreto Genova, per quale però mancano i decreti attuativi. Ma la comunità portuale è alla ricerca gli strumenti per rendere più appetibile lo scalo ligure

Genova - Per il momento, a Genova è prevista la Zona logistica speciale, così come scritto sul decreto Genova, per quale però mancano i decreti attuativi. Ma la comunità portuale è alla ricerca gli strumenti per rendere più appetibile lo scalo ligure, a seguito del disastro del Ponte Morandi ma anche della conferma da parte del governo dei lavori sul Terzo valico.

La Zls - il cui obiettivo riguarda in sostanza una semplificazione amministrativa, e già ottenerne i decreti attuativi sarebbe un successo - potrebbe essere un primo passo, come spiegato al convegno sulle Zone speciali organizzato ieri a Genova da Spediporto, l’associazione degli spedizionieri genovesi, che hanno chiesto insieme alle istituzioni locali, Confindustria, Assagenti e Alce un’azione di lobby nei confronti di governo e Unione europea.

Secondo l’avvocato fiscalista Sara Armella, tecnicamente il porto oggi ha i margini per poter chiedere anche la Zona economica speciale, e l’Italia avrebbe potuto contrattarla: le Zone speciali, secondo una definizione che si è diffusa con la globalizzazione, sono aree in cui le imprese godono di particolari vantaggi che possono essere fiscali, doganali, amministrativi o infrastrutturali. La Zes prospettata da Armella - e dall’ex presidente degli spedizionieri, Roberta Oliaro - sarebbe un passo ulteriore a favore dell’economia e della portualità genovese, con vantaggio anche di tipo fiscale e la possibilità per le imprese di accedere al credito d’imposta. La catastrofe del ponte Morandi infatti ha avuto un bilancio immediato e pesante. Nelle settimane successive la città e il territorio che le gravita intorno hanno subito anche conseguenze economiche negative, rendendo la situazione di Genova un’emergenza che può essere riconosciuta anche dal diritto comunitario, permettendo deroghe alla rigida normativa sugli aiuti di Stato. Spiega Oliaro: «L’articolo 107 del Trattato dell’Unione europea prevede una deroga alle norme sugli aiuti di Stato in caso di calamità e eventi straordinari che portino una penalizzazione socio-economica a un territorio. In questo caso è possibile istituire Zes, che in Italia finora sono ammesse soltanto per i porti meridionali. Crediamo che la tragedia del ponte Morandi e i danni che ha portato a Genova e a tutto il Nord-Ovest siano un presupposto per chiedere questa deroga».

FREE TRADE ZONE E IL RUOLO DI INVITALIA

Non solo: lo studio legale genovese Maresca & Partners sta provando in queste settimane a tracciare una cornice - discussa con le istituzioni locali e con Invitalia - per la creazione di una Free Trade Zone, una zona economica nella quale premiare le aziende (insediate e di futuro insediamento) che creano occupazione e movimento di traffico sulla città: il ruolo proposto alla società pubblica sarebbe proprio quello di gestire il meccanismo di incentivo alle aziende (di tipo fiscale o contributivo: ad esempio, taglio delle tasse a zero per cinque anni). Una ricetta choc, con un quadro normativo tutto da costruire.

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