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«Così la Puglia torna il ponte tra Europa e via Egnazia» / INTERVISTA

Patroni Griffi: forte crescita dall’asse stradale Grecia-Oriente

I porti di Bari e Brindisi si candidano come terminale privilegiato delle merci che arrivano in Italia e in Unione europea da Oriente. In particolare della merce che arriva per quella che viene chiamata la Via Egnazia, l’asse stradale fra Alessandropoli e Igoumenitsa - ultimo miglio, attraverso la Grecia, della più ampia rete che la Cina vuole costruire fra Europa e Estremo Oriente, la Nuova via della Seta.

Dalla riforma portuale del 2016 i porti di Bari e Brindisi sono uniti nella governance sotto l’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale, presieduta da Ugo Patroni Griffi.

Quali sono gli obiettivi dell’Authority?

«Riteniamo che l’Adsp debba assecondare il traffico per cui gli scali mostrano maggiore vocazione. In base agli scenari che abbiamo studiato, sappiamo che nei terminal dell’Adriatico meridionale possono crescere gli scambi di merce con i Balcani e con i Paesi cosiddetti Mena (Medio Oriente e Africa Settentrionale). Queste merci hanno come primo punto di approdo in Unione europea gli scali di Bari e di Brindisi. Inoltre l’analisi statistica mostra che c’è una crescita a due cifre dei traffici di rotabili puri, semirimorchi anche non accompagnati».

Da dove passano questi traffici?

«Le prospettive maggiori di traffico sono quelle attraverso i nostri porti di riferimento, come per esempio Igoumenitsa, nodo dell’autostrada Egnazia che parte da Alessandropoli. Nel prossimo decennio il traffico su questa rotta avverrà in progressione geometrica. Quell’autostrada non serve soltanto la Grecia, ma raccoglie anche la merce che arriva dalla Bulgaria e via terra dalla Turchia. A questo va aggiunto l’intensificarsi del nuovo traffico che arriva dalla Turchia per via marittima, con un ritmo di crescita del 30% annuo. In più gli operatori turchi stanno lavorando all’ipotesi di collaborazione con altri vettori sulle direttrici intermodali. Per esempio le navi arrivano dalla Turchia a Patrasso, dove i rotabili proseguono per Bari con le navi di Grimaldi. Abbiamo fatto anche accordi di collaborazione con i porti del Tirreno meridionale sui corridoi trans-appenninici per far proseguire le merci verso Spagna, Francia, Marocco».

Che cosa prevedono questi accordi?

«Oggi i corridoi sono attraversati dal traffico via gomma, ma in futuro la merce passerà anche su treno, con il completamento della linea ferroviaria Bari-Napoli. Inoltre siamo interessati al corridoio adriatico, soprattutto da quando sarà completato l’adeguamento delle gallerie ferroviarie per i carichi più alti. Il completamento è stato annunciato per il prossimo 3 dicembre».

Qual è l’immagine internazionale dei porti dell’Adriatico meridionale?

«Al recente Logitrans abbiamo constato che Bari e Brindisi sono sulle mappe di tutti gli operatori intermodali. Ad esempio, Un Ro-ro, recentemente acquisita dalla danese Dfds, promuove linee per l’Italia meridionale, sia per il cargo di destinazione finale sia per quello in transito verso Spagna o Portogallo. Poi ci sono i servizi ferroviari verso l’Italia settentrionale, ma anche verso l’Europa, dalla Germania al Regno Unito, offerti da imprese come Hupac, Mercitalia, Cts, che sono già operative».

Che investimenti prevede l’Authority?

«C’è molta attesa per le Zone economiche speciali, che possono attirare gli investimenti delle imprese di logistica e che potranno ospitare anche zone doganali intercluse. Abbiamo chiesto al ministero di fare una zona doganale interclusa nel retroporto di Brindisi, dove c’è un’ampia disponibilità di aree. Poi stiamo investendo sulle manutenzioni, perché la priorità è tenere in efficienza l’esistente, e sull’infrastruttura tecnologica. Abbiamo un Port Community System, “Gaia”, che è aggiornato allo stato dell’arte. Stiamo sperimentando l’integrazione con il sistema telematico doganale. Siamo user case per l’introduzione della rete telefonica 5G. Riteniamo che la digitalizzazione dei processi amministrativi renda competitivo un porto».

E per le infrastrutture fisiche?

«A Bari abbiamo districato il groviglio amministrativo che frenava l’avvio della colmata Marisabella, 300 mila metri quadrati che verranno utilizzati per i rotabili, in modo che non si intreccino con le attività del porto industriale. Investiamo nell’infrastruttura croceristica a Brindisi. Per il 2019 abbiamo complessivamente opere per 60 milioni di euro già cantierizzabili per le infrastrutture dei cinque porti dell’Autorità di sistema e per i dragaggi che porteranno in fondali di Bari a 13 metri».

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