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Genova, il porto sigla la pace a pranzo / IL RETROSCENA

Genova - Giura, chi c’era, che il menu è stato leggero: un po’ di rossetti e un primo. Poco vino e una distensione che in fondo era quello si auguravano i commensali. Il pranzo della pace di Natale tra i terminalisti genovesi è andato fin troppo liscio

Genova - Giura, chi c’era, che il menu è stato leggero: un po’ di rossetti e un primo. Poco vino e una distensione che in fondo era quello si auguravano i commensali.

Il pranzo della pace di Natale tra i terminalisti genovesi è andato fin troppo liscio: tutti d’accordo su tutto. L’organizzatore della “colazione di lavoro” è stato Roberto Spinelli. Il ruolo in Confindustria come rappresentante della categoria, ha spinto l’operatore genovese a cercare di trovare una soluzione alla continua litigiosità che rischia di portare il porto ad una paralisi. Con lui, in un noto ristorante della Foce, hanno pranzato Ignazio Messina, Gilberto Danesi e Maurizio Anselmo del Terminal San Giorgio. C’era quindi tutta Sampierdarena, tranne uno: «Il convitato di pietra» l’ha definito un commensale. Giulio Schenone, numero uno del Sech che ha disertato l’incontro. «Per questo è stato più facile trovare un’intesa» spiega con sarcasmo uno dei quattro operatori che erano al pranzo. E così il patto, verbale, è stato firmato: «Abbiamo trovato una nuova unità di intenti». In fondo gli operatori, che dal punto di vista commerciale si fanno la guerra, si sono invece trovati d’accordo sui nodi da sciogliere. In cima alla lista c’è la Culmv. È un argomento ciclico: gli operatori continuano a dire che non hanno intenzione di partecipare al salvataggio dei camalli. I conti però adesso, a quanto si sono detti i terminalisti, sono diventati più difficili: «Non vediamo un percorso di risanamento e ora ci sentiamo anche un po’ presi in giro» hanno detto, più o meno, alcuni operatori. Così il patto punta a trovare una posizione comune per superare l’emergenza lavoro in banchina, o almeno così l’avvertono i terminalisti.

Il “patto dei rossetti” ha previsto un passaggio anche sull’Autorità portuale. Su questo fronte i problemi sono due: la lentezza con cui vengono affrontati i problemi di Genova e la disparità delle condizioni tra le banchine del capoluogo e quelle di Savona. È una vecchia questione «ma non vuol dire che non sia risolta» spiega un operatore: «Abbiamo mandato ormai un anno fa una lettera in cui chiedevamo di uniformare le condizioni anche sulle concessioni, tra i due porti che sono all’interno della stessa Autorità, ma non è successo nulla». Il quadro complessivo di Genova è poi aggravato dal crollo del ponte e, tra una portata e l’altra, i quattro hanno parlato anche di come affrontare le difficoltà logistiche. Senza però farsi la guerra, fatta salva la concorrenza commerciale: i quattro, racconta chi ha visto la scena, sono usciti sorridenti dal locale. Segno che l’intesa c’è stata, che la stagione delle lotte intestine, anche giudiziarie, potrebbe essere finita, ma a dirla tutta rimane una preoccupazione, così sintetizzata: «Speriamo che la pace duri anche dopo il dessert».

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