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Botta (Spediporto): «Per Genova il momento critico arriverà a gennaio»

Genova - Class action contro Autostrade: le imprese associate ne parleranno in assemblea il prossimo 13 novembre, in un hotel del centro. «Ci rivolgeremo alle nostre 300 aziende con grande onestà e trasparenza. È giusto che sappiano, per esempio, che non basterà affidarci il mandato di intraprendere questa causa.

Genova - I dati di ottobre, ufficialmente, non sono ancora disponibili. Ma per Giampaolo Botta - che dal 14 agosto accumula senza sosta numeri, statistiche, segnalazioni – ipotizzare una calo «fra il 5 e il 6%» dell’attività delle aziende associate a Spediporto non è difficile. «Purtroppo il trend è questo, e mi viene da dire che siamo ancora nell’àmbito di una flessione accettabile. Credo che il peggio arriverà a gennaio, forse qualche settimana prima. Fino ad oggi le aziende hanno cercato di assorbire i maggiori costi per non spaventare la clientela. Hanno aspettato le decisioni del governo utilizzando fondi propri. Ma è chiaro che una situazione del genere non può durare all’infinito».

Per Botta, direttore generale dell’associazione spedizionieri genovesi, sta per finire un’altra domenica passata a studiare vie d’uscita per una categoria tra le più colpite dal crollo del Morandi. Trecento aziende iscritte, «e non tutti sono spedizionieri. Con noi abbiamo trasportatori, corrieri, magazzini. Mappare le difficoltà, gli extra-costi, le esigenze di tutti è stata un’impresa enorme». Ed è stato proprio il capitolo dei costi straordinari sostenuti dalle imprese, quello più difficile da scrivere. «Abbiamo calcolato che in media sono stati superiori ai 180.000 euro ad azienda», dice Botta. Ma nel freddo calcolo delle statistiche c’è chi rischia più di altri, come quell’associato che «chiuderà l’anno con extra-costi di 2 milioni di euro», o il piccolo spedizioniere chiamato a «un sacrificio vicino ai 400.000 euro». «Senza girarci intorno: per queste aziende la prospettiva è di non farcela».

È anche per fare fronte a situazioni così “al limite” che Spediporto ha annunciato una class action contro Autostrade («ma non escludiamo di estenderla ad altri soggetti, se saranno giudicati responsabili in fase processuale»). Le imprese associate ne parleranno in assemblea il prossimo 13 novembre, in un hotel del centro. «Ci rivolgeremo alle nostre 300 aziende con grande onestà e trasparenza. È giusto che sappiano, per esempio, che non basterà affidarci il mandato di intraprendere questa causa. Serviranno prove, documenti, tutto ciò che sarà preteso dovrà essere dimostrato». Portare a termine con successo una class action, in Italia, non è semplice. «Sarà la volontà a fare la differenza – sorride Botta – e a noi la tenacia non manca. Spero, anzi, che altri ci seguano su questa strada. Ma anche se non dovesse succedere, posso garantire che saremo la zanzara sul collo di Autostrade: ci saremo sempre, a ogni costo».

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Non solo class action
«Faremo la nostra parte anche nei processi civili e penali che accompagneranno questa tragedia», garantisce Botta. Che conferma lo scetticismo della comunità portuale, e non solo sui tempi della ricostruzione: «Siamo molto preoccupati, non vediamo soluzioni all’orizzonte. La merce ad alto valore, come l’alimentare ma in generale quella che viaggia a temperatura controllata, sta già soffrendo tantissimo. E per noi è la merce più pregiata. Non solo. Fra poco il porto vecchio funzionerà per 25 giorni a senso unico alternato. Poi c’è la questione del varco doganale di San Benigno, che al momento è l’unico attivo. Quello di ponente, promesso dal governo, altro non è che un segno su una cartina». Una situazione che, oltre a creare caos in città, rischia di compromettere anche la sicurezza in porto. «Perché succede sempre più spesso – racconta Botta – che i camionisti, esasperati, scendano dai mezzi e si incamminino a piedi verso la dogana. Una cosa molto, molto pericolosa».

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