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Uniport: «Anarchia Authority, Toninelli deve intervenire»

Livorno - Di Majo replica: «Rispettato il parere dei Lavori Pubblici. Presto rivedremo le funzioni del Prp».

Livorno - «Le Autorità portuali applicano regole in contraddizione fra loro o si comportano in maniera scorretta, ma il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, non vigila su questi comportamenti»: a lanciare il sasso è Federico Barbera, storico terminalista di Livorno, da anni alla guida dell’associazione di categoria Fise-Uniport.

«Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, controlla - chiede Barbera - le direttive dei singoli porti? E’ possibile che le Autorità di sistema portuale a Livorno e Civitavecchia prendano decisioni contrastanti? Il ministero vigila o prevale l’arbitrio?». Una richiesta che è diventata formale con una lettera scritta inviata da Fise-Uniport alla Direzione trasporto marittimo del ministero dei Trasporti. «Abbiamo chiesto al ministero dei Trasporti - afferma Barbera - di acquisire dettagli su quanto sta accadendo e di intervenire per favorire omogeneità di regole a livello nazionale, piena concorrenza, investimenti e sviluppo di nuovi traffici».

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una recente direttiva dell’Autorità di sistema portale del mar Tirreno centro-settentrionale che impone alle compagnie di linea portacontainer di utilizzare un unico terminal nel porto di Civitavecchia, il Roma container terminal (Rtc), controllato da Msc. Questa decisione toglierebbe un importante traffico di frutta a un’altra impresa, che opera su banchina pubblica come articolo 16, la Cfft, e che secondo Barbera rischia adesso di dover mettere una ventina di lavoratori in cassa integrazione.

L’Authority di Civitavecchia, presieduta da Francesco di Majo, replica che il provvedimento «è stato assunto a seguito di una lunga e complessa istruttoria, comprensiva di un parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici» e che comunque favorirà il trasferimento dei reefer anche al magazzino della frutta. E aggiunge di aver «avviato un percorso di rivisitazione della distribuzione delle funzioni del Prp» che verrà presentato dopo l’estate.

Ma secondo Uniport (associazione che all’interno di Fise rappresenta le imprese portuali che svolgono operazioni di imbarco e sbarco, spostamento delle merci, attività accessorie alla navigazione, terminal operator e servizi portuali) quello di Civitavecchia non è l’unico caso di mancata vigilanza da parte del ministero. Sotto la lente di Uniport c’è anche il caso di Livorno dove si registrerebbe una «situazione di commistione di ruoli autorizzativi, gestionali e di controllo che non ha riscontri in altre realtà e dove, addirittura, l’intero sistema ispettivo dell’Ulp (ufficio lavoro portuale) è stato smantellato. Fra l’altro l’Ulp è sotto l’egida, ad interim, del segretario generale dell’Autorità di sistema, l’ennesima anomalia del porto di Livorno». No comment da Palazzo Rosciano e dal ministero.

La questione più complessa è quella di Civitavecchia. «Alcuni anni fa - ricorda Barbera - Msc portò le proprie navi a Livorno e chiese di poter utilizzare un terminal diverso da quello dedicato ai container. Ci fu una lunga discussione, durante la quale Uniport appoggiò la posizione di Msc. Alla fine la compagnia ottenne l’autorizzazione di scegliere un terminal diverso. Adesso a Civitavecchia la stessa Msc ha chiesto un provvedimento di segno opposto, imponendo ai container reefer della compagnia Maersk di lasciare il terminal frutta per utilizzare l’Rtc. Il decreto entrerà in vigore il 15 settembre e, se non viene ritirato, venti persone rischiano la cassa integrazione. Il terminal frutta dà lavoro a 60 persone e ha investito cinque milioni di euro per l’acquisto di due gru».

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