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Nuova Diga, Genova tratta con Cccc

Genova - Il sostegno all’enorme investimento per la Diga foranea (un miliardo di euro), in cambio della possibilità di entrare nella gestione di alcune attività del porto o intorno al porto: si costruisce su questo schema la trattativa aperta dall’Autorità di sistema portuale di Genova-Savona

Genova - Il sostegno all’enorme investimento per la Diga foranea (un miliardo di euro), in cambio della possibilità di entrare nella gestione di alcune attività del porto o intorno al porto: si costruisce su questo schema la trattativa aperta dal presidente dell’Autorità di sistema portuale di Genova-Savona, Paolo Emilio Signorini, con la China Communications Construction Company, gruppo quotato a Hong Kong tra i principali in Cina nella costruzione e gestione di infrastrutture: è una delle strade che Palazzo San Giorgio sta sondando per dare concretezza e orizzonte al gigantesca opera che sola potrebbe dare vero respiro allo scalo ligure.

«In questo momento - spiega Signorini - non si è ancora entrati nel dettaglio delle cifre, e questo perché, pure essendo molto interessato, prima il gruppo chiede di definire con esattezza un chiaro percorso tecnico-amministrativo». I cinesi in effetti ne hanno motivo: si tratta dello stesso gruppo che era entrato in affari con il porto di Venezia per la realizzazione del porto d’altura fuori dalla Laguna veneta, progetto in seguito accantonato con la fine dell’Autorità portuale e l’uscita di scena dell’ex presidente Paolo Costa.

L’interesse di Cccc, aggiunge Signorini, non è limitato alle solo banchine portuali - dove il puzzle delle concessioni, comprese le quote di Cosco a Vado Ligure, non sembra lasciare spazio per grandi operazioni - ma a tutto quello che è il sistema Genova-Savona, fatto anche di ferrovie, retroporti e vie di comunicazione.

Nei rapporti con la Cina, conclude Signorini, il dialogo «operativo» con Cccc in questo momento pare il più percorribile di quello «istituzionale. Nei mesi scorsi abbiamo anche inviato il progetto della Diga al governo cinese, nell’articolazione della Commissione nazionale per lo Sviluppo e le riforme e nel quadro della European Connectivity Platform. Ma sinora i progetti selezionati riguardano tutte infrastrutture nell’Est Europa, e non credo Pechino cambierà il suo orientamento».

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