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Culmv 4.0: i camalli non saranno robot / IL COMMENTO

Genova - Risanamento e riequilibrio finanziario, modernizzazione, rilancio e sviluppo. Nasce a Genova la Culmv 4.0, ma ribaltando il concetto ricorrente: protagonista della nuova rivoluzione industriale, infatti, non sarà l’automazione che esclude ed emargina, ma l’uomo

Genova - Risanamento e riequilibrio finanziario, modernizzazione, rilancio e sviluppo. Nasce a Genova la Culmv 4.0, ma ribaltando il concetto ricorrente: protagonista della nuova rivoluzione industriale, infatti, non sarà l’automazione che esclude ed emargina, ma l’uomo. È al lavoratore che i portuali genovesi riconsegnano protagonismo all’interno del ciclo produttivo. Mettendo in sicurezza i mille soci dello storico movimento operaio che affonda le radici nel Medioevo, le loro famiglie e una larga fetta di città che vive grazie al business delle banchine.

Nella foresta tintinnante dell’inconcludente mediocrità sociale, la Compagnia Unica rivisita se stessa, si cura piaghe e medica ferite, sterza verso il futuro, cambia pelle e statuto. Stabilisce e scolpisce soprattutto diritti e doveri indispensabili per cavarsi dal perenne consociativismo corporativo che troppo spesso regola convenienze ed equilibri di potere all’interno del porto di Genova.

I camalli fanno di necessità virtù? Probabile. Rischiavano davvero di finire all’angolo, impossibilitati a coniugare aumento delle prestazioni con il pareggio di bilancio. E sarebbe saltato il banco, con la prospettiva di pesanti conflitti sociali. Per questo la svolta è sicuramente epocale, lo è per lo shipping, per una città che si alimenta grazie alla buona oscillazione dei traffici globali e che aveva da tempo individuato proprio nella Culmv l’anello sul punto di saltare all’interno della catena logistica.

La grande riforma interna votata con un plebiscito venerdì scorso dai soci di San Benigno, irrompe con la forza di un inedito segnale di speranza. E gratifica anche gli imprenditori e i terminalisti più illuminati, che hanno accompagnato il faticoso percorso della Culmv.

Tecnicamente i portuali genovesi accettano di farsi guidare finanziariamente da un direttore esterno, contribuiscono con soldi propri alla messa in sicurezza dell’azienda-Culmv, si impongono efficienza, specializzazione e formazione. Puntano a una drastica riduzione dei costi e al riequilibrio patrimoniale. Ma i pilastri del piano di rifondazione sono soprattutto sociali: per mantenere autogestione e autonomia, la Culmv si attrezza per misurarsi con il mercato globale, le sfide industriali, le pressioni dei terminalisti e degli armatori, le frequenti variazioni operative e normative.

Una vittoria per il console Antonio Benvenuti e i suoi collaboratori, che tra tempeste e agguati hanno creduto e inseguito tenacemente l’autoriforma. Accordando fiducia e credibilità ai due professionisti – Lelio Fornabaio e Alessandro Marenco – incaricati di preparare il piano di rilancio. Un primo e forse fondamentale traguardo per il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Signorini, che ha scommesso forte sulla necessità di blindare il mondo del lavoro. Come base per lo sviluppo e la conquista di nuovi business. L’uomo al centro del mercato, senza alibi e senza pudori: anche questa è una svolta.

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