SERVICES

Toti accelera sull’autonomia dei porti: «Necessaria per rafforzare la Liguria»

Genova - Oggi via al gruppo di lavoro: «A settembre il documento definitivo, per il governo è una priorità». Il piano della Regione: due Authority trasformate in Spa pubbliche e soldi dal gettito fiscale.

Genova - La garanzia politica c’è, o almeno gliel’ha garantita ancora ieri il ministro Erika Stefani che ha in mano il dossier dell’autonomia.

Così il governatore ligure Giovanni Toti si sta attrezzando e oggi in giunta comincerà il percorso che consentirà ai porti della Regione di gestirsi nella governance e finanziariamente: «Con il provvedimento istituiamo il gruppo di lavoro – dice scandendo i tempi – A settembre poi ci sarà il documento definitivo. Conto comunque di chiudere la trattativa anche prima della fine dell’anno». Un’accelerazione che Toti spiega con la disponibilità del governo: «Per loro è una priorità, come ha spiegato il ministro. E a noi va benissimo: siamo pronti». Lo schema della trattativa è definito: il documento di settembre a cui si comincerà a lavorare da oggi, poggia su due pilastri: «Il primo, più facile, è la governance. L’altro è l’autonomia finanziaria, capitolo più impegnativo». Il primo passaggio sarà con il ministero dei Trasporti e la richiesta è chiara: un’unica Authority per i tre porti, Genova Savona e la Spezia. «Ci siamo già confrontati con operatori e sindacati che però hanno sollevato alcune eccezioni – dice Toti – I sistemi non sono uniformi, soprattutto sul fronte del lavoro in banchina e quindi l’unione dei porti liguri sarebbe più difficile del previsto. Io ci credo, ma non intendo impiccarmi sulla questione. Alla fine se sono due porti gestiti comunque in autonomia, me ne posso fare una ragione…».

Perché il sistema funzioni però «bisogna cambiare la natura giuridica delle Autorità portuali: servono Spa pubbliche che consentano di snellire la catena decisionale e adeguarle ai tempi del mercato. Bisogna poi eliminare l’assurda norma che vieta ai sindaci di sedere nei board dei porti. La parte più spinosa è quella finanziaria: «È noto che generiamo 8 miliardi di imposte. Difficile pensare che tutti possano rimanere in Liguria a nostra disposizione. Chiediamo però che una parte resti qui per finanziare le infrastrutture che daranno ulteriore impulso allo scalo: bastano alcune centinaia di milioni di euro che ci consentirebbero di realizzare la nuova diga, fare i dragaggi e portare a termine tutte le opere per continuare a crescere». Se il rapporto con il governo sul fronte autonomia è buono («C’è Edoardo Rixi al Mit e mi pare che la pensi come noi»), sulla politica economica Toti punge: «Il paese cresce poco, tra i più bassi in Europa e non credo che il decreto dignità sia la strada per creare più ricchezza e più occupazione. Di buone intenzioni è lastricata la via dell’infermo. Così non si creano nuovi posti di lavoro, ma disoccupati».

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››