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Roma: «Malta apra i suoi porti ai migranti». Ma l’isola non risponde

Roma - «Malta non può evitare di assumersi una responsabilità che è prima di tutto umanitaria. Ha avuto una richiesta ufficiale da Frontex, sufficiente per l’apertura del porto», tuona il ministro Toninelli.

Malta - Oltre duecento migranti su una nave diretta al versante della speranza nel Mediterraneo, mentre il ministro dell’Interno Salvini risponde che «non possiamo prenderne uno di più» e invoca provocatoriamente l’intervento del «signorino Macron». Con il governo maltese che, sordo alle richieste di quello italiano affinché «apra i porti», si tira fuori e fa da sponda in un triangolo con Spagna e Francia in allerta. La vicenda della Lifeline è finora il déja-vu del caso dell’Aquarius, la nave di un’altra ong che è approdata qualche giorno fa a Valencia. Ma stavolta il capolinea del viaggio dei circa 239 migranti a bordo potrebbe essere un porto italiano. Non sarà comunque un’accoglienza facile. Matteo Salvini e il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, che parlano di «nave fuorilegge», hanno ribadito il sequestro dell’imbarcazione se dovesse approdare in Italia. Un’ipotesi, quest’ultima, che con il passare delle ore sembra sempre più probabile. Nonostante la capitaneria di porto italiana abbia chiesto ufficialmente a Malta di far attraccare la Lifeline, il governo isolano non sembra essere disposto ad ascoltare e in un primo momento ha anche negato alcun contatto con Roma.

«Malta non può evitare di assumersi una responsabilità che è prima di tutto umanitaria. Ha avuto una richiesta ufficiale da Frontex, sufficiente per l’apertura del porto - tuona Toninelli. «Malta non ha coordinato le operazioni di soccorso, né siamo l’autorità competente a farlo», replica il portavoce del governo maltese. Con molta probabilità la nave Dattilo della Guardia Costiera - già diretta verso la nave - la scorterà fino ad un porto italiano. E anche se l’odissea per gli oltre duecento migranti potrebbe avere un esito nelle prossime ore, la bufera di polemiche non accenna schiarite. Al centro della questione resterebbe la legittimità dell’operato della Lifeline, dal punto di vista del governo italiano. «Stiamo lavorando seguendo le leggi internazionali», chiarisce Axel Steier, portavoce della Ong, il quale certifica che la nave è olandese mostrando una conferma di registrazione che lo indica.

«La gente ha avuto coperte, cibo e assistenza medica dai nostri medici e infermieri - spiega - . Non abbiamo feriti gravi. Speriamo che la situazione si risolva presto». Fino alla fine non è escluso però che la Lifeline, così come è successo per la Aquarius, possa virare per le coste iberiche: il ministero degli Esteri spagnolo è in contatto con Malta, Italia e Francia sulla vicenda. E anche oggi Salvini non ha risparmiato parole pesanti nei confronti del primo ministro d’Oltralpe, definendolo «un signorino educato che eccede in champagne. Lui a Ventimiglia schiera la polizia non rompa le scatole all’Italia. Ci dia il numero di telefono della sua capitaneria di porto e i prossimi 10 barconi vanno a Marsiglia». Stessi toni dall’altro vicepremier, Luigi Di Maio: «Il presidente francese prima ha sempre parlato di rapporti di buon vicinato quando i governi italiani stavano zitti e adesso comincia ad attaccare a giorni alterni. La vera lebbra è l’ipocrisia europea, di alcuni stati che respingono i migranti a Ventimiglia e poi ci fanno la morale su come gestirli». Intanto il presidente del Consiglio Conte sente il premier libico Al Sarraj: una telefonata nella quale, tra gli altri dossier, si affronta il tema dell’immigrazione clandestina. Conte e Serraj «si sono trovati d’accordo sull’importanza di trovare soluzioni globali al problema che tengano in considerazione le sue dimensioni di sicurezza, economiche e umanitarie». Il tutto alla luce dell’incontro europeo di Bruxelles previsto domenica prossima sul tema dei migranti: un invito «aperto a tutti» ed allargato a 16 paesi. A dimostrazione che l’impegno sul problema internazionale degli sbarchi e dei salvataggi in mare è una delle urgenze e richiede il coinvolgimento di tutti. Gli ultimi naufragi al largo della Libia hanno portato il bilancio delle vittime lungo la rotta del Mediterraneo centrale ad oltre mille nel 2018, un numero «scioccante» per l’Unhcr.

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