SERVICES

Campostano: «Il porto di Savona? Un’eccellenza nazionale»

Savona - «Qui l’unico intervento portuale, finanziato e cantierato, di dimensioni attrattive».

Savona - Il 2017 è stato un anno positivo per lo sviluppo dei traffici nel porto di Savona? «Pur non essendo ancora disponibili i dati definitivi – spiega Ettore Campostano, presidente di Isomar, l’associazione degli agenti marittimi e spedizionieri di Savona e Imperia - è possibile affermare che il 2017 abbia finalmente invertito il trend negativo degli ultimi anni, registrando un generale incremento: una crescita non elevata ma comunque apprezzabile, nonostante alcune disomogeneità e contraddizioni».

Quali sono, invece, le prospettive per il 2018?

«Alla luce dei dati finora acquisiti, le prospettive sui traffici per il 2018 sono ad oggi positive, anche in ragione del prossimo completamento della piattaforma Maersk. Ricordo che lo scalo di Savona-Vado Ligure è un caso di best-practice riconosciuto a livello nazionale ed internazionale, essendo l’unico porto italiano a poter disporre di un intervento, finanziato e cantierato, di dimensioni attrattive per la comunità mercantile globale. L’organismo Savona-Vado ha dimostrato come il mantenimento di un buon livello di dialogo tra tutte le componenti del porto consenta di affrontare positivamente le difficoltà - intrinseche e congiunturali - dei traffici marittimi, garantendo sempre un buon livello di assorbimento della forza lavoro e l’equilibrio nella distribuzione delle risorse».

Quale è lo stato di salute degli operatori savonesi?

«Gli operatori savonesi hanno resistito con tenacia al decennio di crisi che ha profondamente segnato e ridimensionato lo scenario produttivo nazionale e mondiale; la globalizzazione ha inoltre aperto le frontiere a competitor non sempre operanti nella piena trasparenza. Tuttavia, non è nel dna degli imprenditori savonesi cedere alla rassegnazione: noi continuiamo a credere, con la testardaggine che ci contraddistingue, che la funzione sociale ed economica del porto e dei suoi operatori virtuosi resti insostituibile, irrinunciabile e strategica per il territorio».

Crede che l’unione tra le ex Authority di Genova e Savona un un’unica Autorità di sistema portuale sia stato un provvedimento utile?

«A destare preoccupazioni non è tanto la riforma quanto la sua concreta attuazione: abbiamo da subito segnalato i potenziali rischi che avrebbe comportato un’applicazione della riforma dogmatica e lontana dalle esigenze di operatività dei porti. Tuttavia, diversamente da altre realtà, il nostro approccio, in armonia con l’intera comunità portuale savonese, è stato critico ma pragmatico e collaborativo. Oggi, a distanza di oltre un anno dall’istituzione dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, ci troviamo, purtroppo, a riscontrare che la sintesi tra le due macchine amministrative talvolta non è efficace, provocando in qualche caso un rallentamento sensibile – se non un blocco - dell’operatività quotidiana, con una conseguente diminuzione dei fattori di competitività del nostro scalo. Per ottenere risposte e autorizzazioni a semplici richieste o comunicazioni inerenti problematiche gestorie, che in passato avevano esiti pressoché immediati, riscontriamo oggi complessità e confusioni di competenze: la centralizzazione e l’allungamento della catena burocratica rendono difficili operazioni che hanno bisogno, invece, di risposte pronte e precise».

Quali sono i principali problemi che lo scalo deve risolvere?

«Lo scalo deve recuperare quell’efficienza e quella qualità operativa su cui il sistema portuale savonese ha costruito negli anni la propria forza. Occorre che l’ufficio Territoriale dell’Autorità portuale disponga di una piena capacità e di autonomia decisionale sugli atti amministrativi locali, cioè quelle semplici autorizzazioni che hanno a che fare con la funzionalità concreta e quotidiana del porto: le autorizzazioni operative, gli atti a corredo di iter amministrativi già avviati e le manutenzioni spicciole. Savona ha delle peculiarità morfologiche ed infrastrutturali che hanno indotto peculiari scelte operative. Ricordo – tra tutte – l’ordinanza che regola gli accosti sia su banchina pubblica che su banchine in concessione, favorendo così una eccellente occupazione e la saturazione dei fattori produttivi dello scalo, altrimenti di difficile realizzazione. Nel pieno rispetto della riforma, occorre quindi valorizzare e non penalizzare lo scalo savonese che è – e resta – il quinto scalo italiano in termini di traffico e gettito tributario».

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››