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Genova, fronte comune in porto: «Giù le mani dal Terzo valico» / IL CASO

Genova - «Per quanto ci riguarda - è il primo commento di Alessandro Pitto, presidente degli spedizionieri genovesi - confermiamo la nostra posizione di sostegno alla realizzazione delle infrastrutture come gronda e Terzo valico».

Genova - «A Genova c’è un uso privatistico da parte dei terminalisti del porto che è pubblico. Ci sono concessioni date a costi risibili e aree occupate da container vuoti in un porto che ha bisogno di spazi. Tutto questo va superato, ci vuole un nuovo equilibrio tra porto e città». E ancora: «Il Terzo valico ci sarà solo tra anni, costerà sei miliardi di euro e accorcerà di soli 45 minuti il trasporto di merci. Il vero nodo su cui si deve intervenire sono i 12 giorni di attesa delle merci in giacenza nei porti, quando nei porti del Nord Europa ne attendono solo sei».

Era il 16 febbraio quando Luigi Di Maio, intervistato dal Secolo XIX, irrompeva nella campagna elettorale genovese con un violento attacco alla portualità locale, e in particolare modo al “club” dei terminalisti. Adesso che Di Maio dalla consultazione elettorale è uscito vincente, il mondo legato all’economia marittima si chiede quanto fosse autentica la sua volontà di attaccare il porto e il collegamento ferroviario veloce con la Pianura Padana e quanto, invece, in quell’intervista abbia pesato il fattore-slogan.

«Per quanto ci riguarda - è il primo commento di Alessandro Pitto, presidente degli spedizionieri genovesi - confermiamo la nostra posizione di sostegno alla realizzazione delle infrastrutture come gronda e Terzo valico. Si tratta di opere che hanno un respiro che va al di là della durata di una singola legislatura. Le code di camion di questi giorni causate dal maltempo non fanno che confermarne questa necessità. Auspichiamo che ci sia una grande responsabilità in chi sarà chiamato a governare e grande apertura nel discutere con gli operatori economici delle necessità del porto e della città, che negli scorsi anni sono già stati penalizzati da troppa inazione». «Le dichiarazioni fatte in campagna elettorale dal Movimento 5 stelle su opere infrastrutturali, quasi totalmente finanziate e realizzate, e sulla produttività dei nostri porti ci preoccupano nella misura in cui il mondo della logistica non è stato compreso e forse approfondito - spiega Alberto Banchero, presidente degli agenti marittimi -. Ma quello che oggi ci allarma maggiormente è lo stallo politico da cui potremmo non uscire in breve tempo. Abbiamo bisogno di interventi e di decisioni, soprattutto dal punto di vista di sburocratizzazione delle pratiche amministrative, perché i tempi dell’economia, dei mercati e dell’impresa hanno bisogno di un dinamismo diverso rispetto a quelli della politica e una paralisi potrebbe essere letale».

La parola d’ordine sulle banchine sembra essere “prudenza”. Perché, al di là delle dichiarazioni ufficiali, la convinzione degli imprenditori è che gli intenti bellicosi del Movimento 5 Stelle difficilmente potranno avere ripercussioni sui traffici di un porto che continua a crescere a velocità superiore rispetto ai concorrenti. Secondo la classifica dei 15 maggiori scali europei per container stilata da PortEconomics, quello genovese ha avuto lo scorso anno il secondo maggior tasso di crescita dei volumi movimentati, con un +14,8% di teu. Ottima anche la performance complessiva degli ultimi dieci anni (+42,2%, il quinto miglior risultato continentale).

Di questi dati, e di Terzo valico, il sindaco Marco Bucci, con il governatore Giovanni Toti e il presidente del porto Paolo Signorini, parleranno il prossimo 14 marzo a Lugano, di fronte alla comunità politica e imprenditoriale svizzera. Con quale spirito, dopo l’esito elettorale, si saprà probabilmente nei prossimi giorni.

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