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Bucci: «Investimenti stranieri? Genova la città ideale» / INTERVISTA

Genova - «Mi piace molto l’idea di essere il porto di Milano: è lì che dobbiamo investire».

Genova - Una città consapevole delle proprie potenzialità, in grado di accogliere e valorizzare gli investimenti stranieri, ma senza subirli. Questo a parere del sindaco Marco Bucci è il profilo ideale per riportare Genova a una dimensione internazionale.

Come incentivare e come gestire gli investimenti sul territorio che arrivano dall’estero?
«Per entrambe le cose Genova e la Liguria hanno una combinazione di tre elementi fondamentali. Il primo è l’alta qualità di vita che il nostro territorio può offrire. Il secondo è il personale, non solo per la formazione dell’Università ma anche per la peculiarità delle professioni presenti, alcune quasi esclusivamente a Genova, come l’avvocato marittimista. Si tratta appunto di categorie specificamente legate al mare, che noi abbiamo necessità di difendere e promuovere: e qui le anticipo che il Comune ha in progetto la creazione di una Maritime Business Community per organizzare le professioni e le capacità del mare, presto daremo dettagli maggiori. Arriviamo al terzo punto, il costo della vita: a Genova è il 15% più basso rispetto a Milano, il 30% in meno rispetto a Parigi, il 60% in meno rispetto alla Germania».

Porto e investitori cinesi: ottima opportunità per la città e il Paese, ma come garantire permanenza e convivenza con gli operatori locali?

«Siamo su due piani diversi: io penso che l’arrivo di capitali a Genova sia un fatto positivo, e positivo deve essere il nostro atteggiamento. Di fronte a un’operazione come quella della Belt and Road, o fai la guerra, o cerchi una negoziazione vincente per entrambe le parti: win-win. Mettiamoci nei panni dei cinesi: hanno individuato il Pireo come miglior punto del Mediterraneo, investendoci sopra massicciamente. Poi si è scoperto che da quel porto è difficile raggiungere il centro dell’Europa, perché manca l’infrastruttura. L’area di Savona e Genova è invece alla base del corridoio per Rotterdam, e lo sarà di più con il Terzo valico. Ecco, non dobbiamo sentirci né meglio, né peggio dei nostri interlocutori. Mettiamoci sullo stesso piano: negoziamo la nostra tecnologia, la capacità di gestire business e relazioni con la loro capacità di investimento».

Genova e Milano: come rafforzare il legame tra imprese lombarde e porto di Genova?

«Devo dire che mi piace molto l’idea di Genova intesa come porto di Milano. Noi dobbiamo andare alla conquista di quella merce che oggi arriva da e parte per l’area lombarda passando dal porto di Rotterdam, e da lì realizzare progressivamente la crescita del nostro sistema portuale. Nel 2017 Genova ha chiuso a circa 2,7 milioni di teu. Credo che nel 2018 potremo raggiungere i tre milioni. Dico anche che questo diventerà un porto da cinque milioni una volta che saranno ultimate le grandi infrastrutture della città: il nodo ferroviario, Lungomare Canepa a sei corsie, il nodo di San Benigno, e in porto i binari a banchina da 650 metri».

La Svizzera guarda a Genova, sia sul fronte delle infrastrutture, sia su quello del sistema città: allo stato attuale cosa può offrire il territorio?

«Ci sono stati e sono in corso molti contatti, ad esempio con le Ferrovie svizzere e il Comune di Lugano, con cui abbiamo un rapporto favoloso e con cui stiamo pensando a un gemellaggio. Lo sa che da qualunque punto della Svizzera, Genova è il porto più vicino? Per questo stiamo avviando un dialogo per valorizzare le opportunità che arriveranno dal corridoio ferroviario».

Intanto il porto di Rotterdam viene a Milano a presentarsi agli operatori…

«Certo, e se Rotterdam viene a Milano noi andremo a Rotterdam! Per questo le iniziative con la Svizzera, per questo l’idea della Maritime Business Community. Intanto, a giugno per la Festa della Repubblica saremo di nuovo a San Francisco, per stringere i legami con quella città. Perché Genova ha davvero tante carte da giocare».

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