SERVICES

Signorini: «Grande interesse dei big mondiali sul porto di Genova» / COLLOQUIO

Genova - Genova è al centro di una rivoluzione mondiale che è appena agli inizi. «È un ciclone che si muove con tempi medio-lunghi» spiega Paolo Emilio Signorini, da un anno esatto alla guida degli scali del capoluogo ligure e di Savona.

Genova - Genova è al centro di una rivoluzione mondiale che è appena agli inizi. «È un ciclone che si muove con tempi medio-lunghi» spiega Paolo Emilio Signorini, da un anno esatto alla guida degli scali del capoluogo ligure e di Savona. Gli occhi dei grandi si sono posati sul porto della Lanterna e «c’è grande interesse: sono gruppi di dimensioni globali che hanno dimostrato interesse forte per le nostre banchine. Sono queste opportunità che hanno guidato le missioni in Asia, con la consapevolezza che Genova sta diventando centrale sul mercato globale. Ma non arriva tutto subito». Ecco la rivoluzione lenta che potrebbe proiettare il capoluogo ai vertici della portualità. «Il record di traffico di quest’anno è certo merito di tutto il cluster genovese, ma è la prospettiva futura che vorrei ci guidasse nel nostro lavoro: non è un caso che il vice premier cinese venga in visita a Genova. E quando sbarca, non è una coincidenza che voglia vedere il porto. Però non sarà tutto e subito. Le logiche di investimenti di questi grandissimi gruppi mondiali, si poggiano sulle certezze che dobbiamo garantire loro».

La geografia del porto potrebbe così cambiare radicalmente e la rivoluzione sbarcare sulle banchine. “Estote parati” dice Signorini ai suoi: «Mentre cerchiamo di agganciare i grandi player, dobbiamo compiere tutto quello che è necessario per facilitare l’operazione». Significa che è necessario completare le opere del piano triennale: «Quando parlo con i manager che guidano i grandi gruppi armatoriali e terminalistici, mi chiedono se potranno contare su tempi certi per la realizzazione della nuova diga; mi interrogano su quando saranno disponibili i binari nella zona del terminal di Bettolo; vogliono sapere con certezza quando completeremo il piano» . Questo è il livello concreto delle domande dei potenziali investitori. Poi c’è quello culturale: «Perché sono anche interessati a conoscere il livello di litigiosità che potrebbero trovare sul territorio – dice Signorini – Mi spiego: se ogni atto della pubblica amministrazione suscita un vespaio tra gli attuali operatori, l’investitore estero si spaventa. Viene così convinto che non ci sia il clima giusto per sbarcare a Genova. Qui non si tratta di legittime rimostranze a provvedimenti che si vogliono avversare: è più un clima da guerra continua. E lo voglio dire chiaramente: così non ci sono stati e non ci saranno vincitori». Il capitolo sulle concessioni è solo uno dei tanti nel libro della litigiosità genovese: «Su questo abbiamo lavorato molto, dobbiamo fornire un quadro concessorio chiaro. E’ fondamentale per ottenere gli investimenti dei privati, di quelli che già ci sono e di quelli che potrebbero arrivare». Il terreno perché arrivino i grandi player va preparato anche sulle infrastrutture immateriali: «Abbiamo un vantaggio: siamo stati i primi a sviluppare e utilizzare il Port community system. Per gli operatori c’è stato un vantaggio immediato e dobbiamo proseguire su questa strada. Intendo spronare l’Authority su questi temi, chiederò ai privati sforzi maggiori. Perché dobbiamo diventare un porto 2.0, in grado di stare sul mercato e accelerare la rivoluzione».

L’orizzonte del porto non è solo ad Est. «Sono stato in Svizzera recentemente. C’è grande interesse per i porti liguri e per Genova in particolare» racconta Signorini. «Lì sono stati fatti tanti investimenti per togliere i camion dalle strade e incentivare l’utilizzo della ferrovia merci. Ora che gli incentivi stanno progressivamente calando, gli operatori cercano i volumi per rendere quegli asset sostenibili economicamente». Significa che Genova è l’interlocutore naturale e che forse potrebbe non essere più la vittima dello strapotere del Nord che “ruba” ogni anno 600 mila teu agli scali liguri, ma potrebbe diventare alleata degli svizzeri per aumentare il traffico. E anche questa sarebbe una rivoluzione.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››