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D’Agostino, richiamo all’unità dei porti

Roma - La relazione del presidente dell’associazione. «Dobbiamo definire dove il sistema può andare». «Oggi più che mai necessario fare squadra». Monti: «Non cambio idea».

Roma - «Siamo in fase di chiusura di un percorso governativo, dobbiamo vedere quello che è successo in questi anni ma vogliamo soprattutto definire le linee di sviluppo e le strategie future della portualità italiana, abbiamo tutte le carte in regola per farlo». A dirlo è Zeno D’Agostino, presidente di Assoporti, l’associazione che riunisce le Autorità portuali di sistema italiane, in occasione dell’assemblea programmatica pubblica dell’associazione che si è svolta ieri a Roma, la prima dopo la riforma della governance dei porti dello scorso anno. «Mai come oggi dobbiamo fare squadra, saluteremo un ministro, una struttura che ci ha aiutato, e non abbiamo molte idee di quello che ci aspetta nel futuro - ha continuato D’Agostino – ma dobbiamo essere in grado di definire dove dobbiamo andare, a prescindere dagli interlocutori politici che avremo nei prossimi mesi». La portualità, ha poi ricordato il presidente di Assoporti, «non è un problema settoriale», lo sviluppo dei porti, della logistica e della manifattura a questi correlati: «È un problema del Paese. Incrociamo dinamiche globali, trattiamo con player di dimensioni spaventose e se non siamo capaci di saperli affrontare diventa un problema per Trieste, Palermo, Napoli e tutti noi».

Una portualità che deve fare i conti con una Cina sempre più capitalista, un’America sempre più protezionista e un’Europa dove l’Italia deve provare a contare di più, specie a livello Espo, l’organizzazione europea delle Autorità portuali.I presidenti dei porti (tutti, meno i due siciliani) hanno così trattato i grandi temi strategici legati alla portualità, calandoli verso il finale ad alcune problematiche delle banchine italiane: dai finanziamenti europei alle reti Ten-t e la necessità di recuperare il traffico con il Nord Africa, passando per la questione del lavoro e le tematiche legate alla Via della Seta (trattate dal numero uno dei porti di Genova e di Savona, Paolo Emilio Signorini, che ha rilevato la necessità di cominciare a trattare il tema dell’automazione). Diverse le allusioni (D’Agostino, ma anche i presidenti dei porti di Venezia, Napoli e lo stesso ministro dei Trasporti, Graziano Delrio) a Pasqualino Monti, che sul Secolo XIX- The MediTelegraph aveva dichiarato nei giorni scorsi che non sarebbe intervenuto all’assemblea, contestandone l’impostazione (hanno parlato tutti i presidenti, cinque minuti ciascuno su un grande tema).

«Confermo la mia posizione - ha detto Monti alla fine dell’incontro di ieri - Ho anche condiviso alcuni temi di D’Agostino a inizio assemblea, ma avrei voluto continuare ad ascoltare il mio presidente parlare dei temi contingenti dei porti italiani, e non i presidenti che lo hanno eletto sui massimi sistemi». «Abbiamo un ministro dei Trasporti che ha rivolto grande attenzione alla portualità, che ha realizzato una riforma attesa da vent’anni. - ha aggiunto Monti - Ma rimarcare che manca ancora qualcosa, non è lesa maestà. Del resto, è lo stesso Delrio che in assemblea ha in sostanza detto che le leggi non sono statiche, ma in movimento, si modificano. E quindi è necessario parlare di cosa ancora non va a partire dai dragaggi, alla pianificazione, ai problemi specifici dei porti del Mezzogiorno: ad esempio non ho sentito parlare nemmeno una volta dei porti siciliani».

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