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«Assiterminal, possibile ritorno a Confindustria» / INTERVISTA

Genova - «Penso sia arrivato il momento di guardare più al merito che alle tattiche». Così domani Luca Becce, presidente Assiterminal, associazione dei terminalisti italiani, proporrà al consiglio di rimanere in Confindustria, ritirando la disdetta presentata a dicembre 2016 ed esecutiva da gennaio 2018

Genova - «Penso sia arrivato il momento di guardare più al merito che alle tattiche». Così domani Luca Becce, presidente Assiterminal, associazione dei terminalisti italiani, proporrà al consiglio di rimanere in Confindustria, ritirando la disdetta presentata a dicembre 2016 ed esecutiva da gennaio 2018.

Niente virata su Confcommercio?

«L’attenzione prestata da Confindustria, in ultimo col lavoro insieme al governo per provare a eliminare la distorsione del pagamento Ici/Imu sulle aree in concessione, dimostra che non siamo più percepiti solo come imprese di servizi, ma anche come categoria produttiva, con la logistica non più scissa dall’industria: è il superamento di un motivo di incomunicabilità che per alcuni versi risale sino al contratto Porti del 2000. Con Confcommercio abbiamo dialogato per due anni, su proposta di alcuni nostri associati, anche con incontri ai massimi livelli, chiedendo di esprimersi proprio su questi e altri temi, ma non ci furono ritorni».

Quanti sono i terminalisti in Italia?

«Circa 100, di cui 63 nostri associati: le aziende rimanenti sono per la gran parte iscritte ad Assologistica, un nucleo più ridotto a Fise. Con Assologistica lavoriamo per un patto federativo, per essere in sintonia su alcuni grandi temi».

Assologistica è in Confindustria ed è rientrata in Confetra, dove ci siete anche voi. Perché non fare un’unica associazione?

«Mi piacerebbe tantissimo, se ne è discusso per molti anni. Un primo passo credo sia proprio avere un’unica voce sui punti più importanti per il terminalismo portuale».

Ma prima il ritorno a Confindustria.

«Un momento: deciderà il consiglio, che è sovrano. Questa è solo l’opinione che porterà Luca Becce - presidente pro-tempore - alla luce della confusione che c’è nel “cluster”: la diaspora di Confitarma, la nascita di Alis e Confalis... Io credo dobbiamo passare dal tatticismo al merito: il caso Ici/Imu è paradigmatico. Per diversi nostri associati, il rischio è che salti il banco».

Dunque il merito: quali sono i punti concreti su cui vorrebbe lavorare con questo assetto federato?

«Il fronte ferroviario, dove proprio quest’anno si è acquisito che in Italia non mancano banchine, ma collegamenti; un regolamento omogeneo sulle concessioni, perché non è possibile che da 24 anni ogni porto abbia regole proprie con storture di mercato oltre il lecito; evitando però che l’Autorità dei Trasporti abbia competenza su rilascio e ritiro delle concessioni, già in capo ministero e Autorità di sistema, col rischio di conflitti tra istituzioni; infine il lavoro, dove vorremmo rispettate le linee individuate nell’Avviso comune siglato con l’ultimo contratto nazionale. Sulle questioni genovesi, mi lasci dire che ci sono gli spazi per raggiungere un accordo generale. Abbiamo i due anni di proroga alla Culmv, e un impresa articolo 16 che sta morendo. Credo si possa arrivare a conferire a un eventuale 16 attività tipiche di appalto di segmento del ciclo operativo, in un opportuno quadro di garanzie. Ma certo bisognerebbe superare il dogma dell’inscindibilità, capendo che in questo non c’è volontà di danneggiare di nessuno».

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