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«Non chiudo la porta a chi investe» / INTERVISTA

Genova - «La verità? È che questo porto va “scantato”». Paolo Emilio Signorini ha cambiato un po’ di arredamento della stanza del presidente a Palazzo San Giorgio: ha alleggerito l’ambiente, togliendo il grande tavolo di legno pesante

Genova - «La verità? È che questo porto va “scantato”». Paolo Emilio Signorini ha cambiato un po’ di arredamento della stanza del presidente a Palazzo San Giorgio: ha alleggerito l’ambiente, togliendo il grande tavolo di legno pesante. Lo stesso vorrebbe fare con lo scalo genovese: sfrondarlo della «caciara di alcuni operatori». Soprattutto ora, con i nodi, ancora irrisolti e potenzialmente paralizzanti, di Ente Bacini e Terminal Rinfuse. «Il bilancio è per me comunque molto positivo».

Però gli ultimi due comitati di gestione non sono andati così bene: Spinelli rinviato per due volte e su Ente Bacini c’è già uno sciopero…

«Ma sono due livelli diversi: il bilancio in meno di 10 mesi dall’inizio della presidenza è positivo: la fusione è ormai avviata e siamo gli unici ad aver completato tutte le pratiche: bilancio, piano triennale e pianta organica».

Assumerete nuovo personale?

«Mancano 27 unità. Partiremo da subito con alcuni bandi e inseriremo due figure dirigenziali di peso. Ci sarà anche un po’ di ricambio generazionale. Ma anche sulle opere siamo avanti».

In che senso?

«Il nodo oscuro degli ultimi 10 anni è che qui gli investimenti sono rimasti fermi. Noi stiamo sbloccando 300 milioni di euro di lavori. Sul fronte delle concessioni abbiamo approvato le linee guida per Bettolo e annuncio anche che ad ottobre daremo finalmente la concessione al consorzio».

Ma la pratica per Ente Bacini rischia di rimanere ferma al palo. C’è stato anche uno sciopero...

«Voglio chiarire che l’Authority ha fatto quello che gli imprenditori e i lavoratori hanno chiesto quando sono arrivato: sbloccare il bando dei bacini. Gli uffici hanno lavorato bene e adesso andiamo avanti. Intendo trovare l’intesa con tutti, ma faremo le procedure di assegnazione: il percorso è chiaro».

Per i sindacati c’è un problema sull’occupazione...

«Spero di risolverlo subito come chiedono i sindacati. L’Authority però non può inserire quella clausola di garanzia sociale senza adeguate verifiche. Ha invece tutti gli strumenti per trovare una soluzione positiva».
Trova strumentale la protesta?

«Più che altro eccessiva. Sono però molto più preoccupato per i lavoratori del Terminal Rinfuse e per la Pietro Chiesa».

E ora come intende procedere?

«Due operatori di peso, Msc e Spinelli hanno deciso di investire. Ora scoppiano di traffico e soprattutto Spinelli ha bisogno di spazio anche solo come deposito dei container:è giusto chiudere la porta in faccia agli investitori? Io credo di no!Però bisogna seguire le regole».

È per seguire le regole che avete posticipato tutto?

«Certo: dobbiamo verificare che ci siano le condizioni per concedere l’autorizzazione. Lo voglio fare in fretta, proprio per l’urgenza manifestata dagli operatori che hanno traffico e lavoro e non sanno come fare. Non è detto che non possa procedere diversamente per accelerare la soluzione».
Sul tavolo del board è arrivata anche una lettera “minacciosa” di Pir, il grande escluso da Msc e Spinelli nell’acquisizione del Terminal. Quanto ha influito questa nelle vostre decisioni?

«Guardi io spero molto semplicemente che gli operatori non cedano alla tentazione di buttarla in caciara. Non posso impedirlo ma alla lunga è un sistema che si ritorce proprio contro di loro».

Nell’ultima intervista al Secolo XIX/The MediTelegraph lei auspicava un periodo di pace, ci prepariamo invece ad un agosto caldo...

«Non credo. Io spero sempre che ci sia più traffico in porto e che arrivi per tutti. Per questo dico che questo porto va scantato: togliamo l’ingessatura dei veti incrociati».

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